Dov’è finita l’apologia del fascismo?

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di Giuseppe Crimaldi*

Tira una bruttissima aria. In questi ultimi mesi, ma soprattutto in queste ultime settimane, abbiamo assistito a una girandola di eventi che meriterebbero, ciascuno in proprio, una approfondita riflessione. Provo ad unire questo fascio di fiori avvelenati in un unico mazzolino, poiché sono convinto che alla fine il leit motiv, quel rumore di fondo cupo e sordo che avvertiamo ormai da tempo anche in Italia, abbia un unico comun denominatore.

Che cosa c’è dietro le offese e gli insulti razzisti alla senatrice Liliana Segre, se non un rigurgito della peggiore feccia umana, la stessa che partorì i progetti di morte del Terzo Reich? Che cosa spinge un semisconosciuto signore che si definisce “chef” e che ha contratti in televisione, il cui unico e chiaro pensiero è l’odio verso Israele ed il suo popolo definito “abominevole”? Ed ancora: che cosa ci indicano quei saluti romani a Predappio, sulla tomba dell’uomo che trascinò l’Italia alla rovina? Qui da noi, in Italia, mancano ormai solo le profanazioni nei cimiteri ebraici (abominio che si ripete con agghiacciante costanza in Francia, come in molti altri paesi europei), e poi potremo dire di essere fritti. La misura è colma.

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(Foto Ansa)

Che cosa c’è dietro tutto ciò? Il ritorno di un incubo chiamato estremismo. O fascismo, in questo caso. E allora chiediamoci: chi o cosa è responsabile di questo ritorno alla peggiore delle notti di questa nazione? Chi ha sdoganato quelli di Casapound e di Forza Nuova, facendoli assurgere addirittura a soggetti politici qualificati? I giovani (e meno giovani, ma quelli che mi preoccupano di più sono i giovani) di questi due “movimenti politici” sono gli stessi che si esaltano dietro le insegne di labari, croci runiche, camicie brune e nere, lettere “U” che diventano “V”, e di tutti gli altri simbolacci di un regime liberticida e autoritario. Ignoranti, incapaci di digerire le lezioni della Storia, è vero. Ma non basta. Non possiamo continuare a liquidare tutte queste oscenità relegandole a un fenomenuccio di nicchia, perché così non è.

legge_FianoUno dei canali di sfogo di questa paccottiglia di teppisti travestiti da “movimentatori” resta ovviamente – ça va sans dire – l’odio verso gli ebrei.

Qualche mese fa ero a Napoli, a due passi dalla Prefettura e in compagnia di un amico, un ufficiale dei carabinieri, quando la nostra attenzione venne attratta da urla scomposte provenienti da una vicina chiesa in cui era appena terminato un funerale. “Onore al camerata…”, urlò un tale tutto di nero vestito che faceva da Masaniello-capopopolo: e tutti giù a fare il saluto fascista sul sagrato della chiesa. In pubblico. Senza nemmeno arrossire. “Ma com’è possibile? E voi che fate?”, domandai all’ufficiale dell’Arma. Colsi nello sguardo il suo sincero imbarazzo, che valeva più di mille parole. E allora tutto questo comincia ad impressionarmi. E mi chiedo se in Italia esista ancora la capacità e la forza di indignarsi e reagire. Senza paura.

Esiste ancora il codice penale in Italia? Certo che sì. E allora cerchiamo di capire perché chi si raduna, organizza e inscena manifestazioni dall’inequivocabile sapore nazi-fascista deve finire in galera, possibilmente restandoci per un po’: senza se e senza ma. In breve: la cosiddetta “legge Scelba” e la più recente “legge Mancino” (parte della quale ha da poco trovato una nuova collocazione all’interno del codice penale, negli articoli 604-bis e 604-ter) prevedono e puniscono la “riorganizzazione del partito fascista”.

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E tanto dovrebbe bastare. Voglio ricordare anche che una sentenza del 27 novembre 2018 del Tribunale di Milano (la numero 13843, giudice Varanelli) si segnala per una netta presa di posizione in ordine alla concreta possibilità di punire – sulla base del diritto vigente e nel rispetto dei principi costituzionali – alcune manifestazioni caratteristiche del disciolto partito fascista (saluto romano, “chiamata del presente”, eccetera); quella stessa sentenza si caratterizza inoltre per il pregevole tentativo di “sistematizzare” una materia complessa e stratificata, oltre che gravida di significati politici e presidiata da garanzie di livello costituzionale (l’art. 21, certo, ma anche la XII disposizione transitoria e finale). E dunque? Che altro serve alle Questure e ai nuclei operativi dell’Arma per procedere?
Il tempo, in questi casi, non aiuta. Ed anzi si trasforma in un nemico subdolo e implacabile. Tollerare ulteriori comportamenti fuorilegge equivale a diventarne complici. Qualcuno ci pensi.

*Presidente nazionale Federazione Italia Israele

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Giuseppe Crimaldi

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Giuseppe Crimaldi, giornalista