Drone contro drone

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di Maurizio Molinari –

L’attacco dal cielo contro gli impianti petroliferi di Aramco in Arabia Saudita rivela come, senza proclami ma con un’intensità crescente, è in pieno svolgimento in Medio Oriente la prima guerra dei droni. Sin dalla Guerra Fredda il Medio Oriente si è affermato come palestra di armamenti e tattiche: durante la guerra del Kippur si svolse sul Golan la più imponente sfida di carri armati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale con i T62 russi dei siriani contrapposti agli Sherman americani degli israeliani; nel 1970 sui cieli di Suez i Phantom 4 venduti dal Pentagono a Israele duellarono con i Mig-21 sovietici; nel 1974 nel kibbutz di Maalot un commando palestinese fece strage di bambini inaugurando il terrorismo più efferato; nel 1983 in Libano gli Hezbollah introdussero gli attentati con i camion-bomba per demolire gli obiettivi avversari; nel 2010 il virus Stuxnet, realizzato da Israele e Stati Uniti, colpì le centrifughe nucleari iraniani nel primo blitz di guerra cyber.

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Maurizio Molinari

I droni come strumento d’attacco si affacciano nell’estate 2018: in luglio un aereo iraniano senza pilota, armato di esplosivi, viola le difese israeliane e penetra per 10 km sui cieli della Valle del Giordano prima di essere abbattuto da un elicottero; in agosto i ribelli houti filo-iraniani lanciano droni armati sui palazzi reali sauditi che riescono a fermarli con un intenso fuoco delle batterie antiaeree.

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L’attacco agli impianti petroliferi di Aramco in Arabia Saudita

Da allora ad oggi questa tipologia di attacchi non ha fatto che aumentare, su entrambi i fronti. Dalle basi nel Nord dello Yemen gli houthi hanno bersagliato città, luoghi santi, aeroporti civili, basi militari ed ora anche impianti petroliferi sauditi causando poche vittime ma ingenti danni e soprattutto dimostrando di poter violare a piacimento la sovranità del regno wahabita, nazione leader del mondo sunnita.

Dalle basi nel Sud della Siria unità Hezbollah e milizie sciite hanno tentato a più riprese di lanciare simili attacchi contro Israele, con droni sempre più sofisticati e meglio armati. Israele finora è riuscita a difendersi in maniera più efficace dell’Arabia Saudita ma numero e intensità degli attacchi sono in aumento, svelando la decisione del generale iraniano Qassem Suleimani, capo della Forza Al Quds a cui rispondono le milizie sciite in Medio Oriente, di far leva sui droni in maniera strategica.

Undated MoD handout photo of an RAF Reaper UAV drone. David Cameron faces a legal challenge over the decision to target Islamic State (IS) terrorists in Syria despite Parliament refusing approval for air strikes. PRESS ASSOCIATION Photo. Issue date: Thursday September 24, 2015. The Prime Minister revealed earlier this month that an RAF drone had killed two Britons in an attack near the city of Raqqa, describing the action as an "act of self defence". The Green Party's Caroline Lucas MP and Baroness Jones have joined forces with human rights charity Reprieve to take the first step towards a judicial review. See PA story POLITICS Isis. Photo credit should read: Cpl Steve Bain ABIPP/PA Wire NOTE TO EDITORS: This handout photo may only be used in for editorial reporting purposes for the contemporaneous illustration of events, things or the people in the image or facts mentioned in the caption. Reuse of the picture may require further permission from the copyright holder.

A confermare tale scelta di Teheran c’è quanto avviene nel Golfo Persico dove sono le unità dei Guardiani della rivoluzione – a cui anche la Forza Al Quds appartiene – a gestire i droni per coordinare le operazioni contro le petroliere straniere. Ed anche per duellare con gli Stati Uniti, come dimostra il drone che gli hanno abbattuto. A tutto ciò dobbiamo aggiungere quanto sta avvenendo lungo i confini fra Siria e Iraq perché le milizie sciite vi hanno costruito una base operativa da dove lanciare droni (e forse missili) contro Israele, che a sua volta avrebbe posizionato propri droni nelle limitrofe aree curde per bersagliare gli avversari.

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Ciò che ne esce è un Medio Oriente teatro di una guerra di droni innescata dall’Iran attraverso le sue milizie sciite libanesi, irachene e yemenite per mettere sotto pressione i propri avversari – Arabia Saudita, Israele e Stati Uniti – al fine di cambiare a proprio favore l’equilibrio strategico regionale.

Sul fronte opposto Washington, Gerusalemme e Riad hanno però il vantaggio tecnologico, ovvero la possibilità di usare droni avveniristici a fini di intelligence in maniera talmente sofisticata da far sentire sotto assedio la Repubblica islamica dell’Iran e i propri alleati.

Ma non è tutto perché ad usare i droni sono anche il Cremlino per sostenere le proprie operazioni in Siria, la Turchia di Erdogan per braccare i guerriglieri curdi oltrefrontiera, Hamas da Gaza per minacciare le comunità del Negev, l’Egitto per stanare i jihadisti nel Sinai, gli Emirati per sostenere l’offensiva del generale Haftar contro Tripoli e una mezza dozzina di Paesi – inclusi alcuni europei – per ostacolare le cellule di Isis e monitorare ogni sorta di traffici illeciti attraverso le dune del Sahel. Questo è il ritratto dei cieli con cui confinano Nato e Ue

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Maurizio Molinari

Maurizio Molinari

Giornalista