E’ caccia all’uomo
nella Torino antisemita

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“Crepa sporca ebrea”

di Massimo Massenzio e Massimiliano Nerozzi –

Un uomo che entra nell’androne con le buste della spesa, una donna che si infila in ascensore, un ragazzo che si dirige a passo svelto verso il portone. Partono dalle immagini sgranate riprese dalle telecamere di via Monferrato le indagini della polizia sulle scritte antisemite e gli slogan nazisti comparsi nelle ultime settimane sui muri e sui campanelli di tre palazzi torinesi. Tre episodi in 16 giorni, più un quarto avvenuto a Mondovì, che hanno fatto crescere l’allarme per un preoccupante clima di odio in Piemonte culminato domenica mattina con il ritrovamento di una stella di David e la scritta «Jude» sulla porta di casa di Marcello Segre. La Procura ha aperto un nuovo fascicolo per minacce aggravate dall’odio razziale e gli inquirenti stanno valutando tutte le ipotesi investigative, ma finora non sono emersi collegamenti evidenti fra i diversi casi.

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Nelle ultime 24 ore gli agenti della squadra tecnologica della Digos, coordinati dal dirigente Carlo Ambra, hanno acquisito i filmati dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona di via Susa, anche se nessun occhio elettronico punta direttamente verso la casa del presidente di Piemonte Cuore. Per il momento al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Emilio Gatti, restano i cento volti che gli investigatori sono riusciti a isolare sbobinando i filmati registrati in via Monferrato.

Nel palazzo, con doppio accesso da corso Casale, è presente una telecamera interna che ha ripreso le persone che hanno varcato l’ingresso fra le 18.30 del 26 gennaio e le 10 del mattino successivo. In quell’arco orario qualcuno è salito al terzo piano e ha scritto sul muro «Crepa sporca ebrea».

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Una minaccia rivolta a Maria Bigliani, pensionata di 65 anni, figlia di Ines Ghiron, ebrea e staffetta partigiana nel Partito d’Azione durante la Resistenza. Maria è un’ex dipendente comunale, non ha mai frequentato assiduamente la Sinagoga e non è certo un personaggio particolarmente in vista della comunità ebraica torinese. L’autore (o gli autori) di quelle scritte sapeva dove abitava e ha vergato la sua minaccia accanto al campanello dove non compare il suo cognome. È quindi ipotizzabile che il responsabile conoscesse la donna e non è da escludere neppure che l’episodio possa essere collegato a banali attriti nati all’interno della palazzina. Una conferma potrebbe arrivare dagli interrogatori dei condomini che in questi giorni vengono chiamati in Questura per dare un nome a quelle «ombre» — non troppo definite — immortalate dagli occhi elettronici.

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Perizia calligrafica Sembrano decisamente più complicate le indagini sullo slogan nazista «Sieg heil, rauss guth» incollato sul citofono di una pensionata di 71 anni, figlia di un partigiano della Sap Grandi Motori, in via Bava, a Vanchiglia. Quasi tutte le telecamere (private) presenti nei pressi dell’edificio sono spente e la donna, anche lei un’ex dipendente del Comune, ha staccato le due etichette adesive e poi le ha rincollate su un foglio di carta prima di consegnarle alla Digos: riuscire a ritrovare eventuali impronte sarà impossibile.

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Per individuare l’autore della stella di David disegnata sulla porta di Segre, invece, i tecnici della Questura sperano invece in un aiuto delle immagini appena acquisite. Stanno esaminando la fascia oraria dalle 23 di sabato fino alle 9 del mattino, quando il presidente di Piemonte Cuore è uscito di casa. La vernice utilizzata sembra indelebile, molta diversa da quella di via Monferrato.

Verrà analizzata dalla Scientifica, a cui è stata chiesta una consulenza. «Si occuperà anche di eseguire una perizia calligrafica sulle tre scritte, alla ricerca di eventuali caratteri in comune o di particolari utili alle indagini — conferma Ambra — Per sapere, ad esempio, se l’autore delle scritte è un mancino o un destro».

(Corriere della Sera)

 

 

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