E’ finita la farsa dell’esercito Onu
che “combatte” solo gli israeliani

Members of TIPH, or Temporary International Presence speak with Israeli soldier outside the Cave of the Patriarchs in the west bank city of Hebron on August 8, 2018. Photo by Gershon Elinson/Flash90 *** Local Caption *** ????? ???? ?????? ?? ???? ?????? ??????? ????? ???? ??????

di Fiamma Nirenstein –

C’era una volta una forza dell’Onu che doveva tenere a bada la situazione di Hebron, uno dei punti più delicati del conflitto israelo-palestinese. Il suo none: Tiph, Temporary international presence in Hebron, ma era temporanea per modo di dire dato che esisteva dal 1979.

Fiamma Nirenstein 3

Fiamma Nirenstein

Ovvero, ancora esiste, ma un paio di giorni fa Netanyahu stesso ha annunciato che non rinnoverà questa presenza, che deve essere confermata ogni sei mesi: andranno a casa norvegesi, svedesi, svizzeri, turchi e anche italiani, nel dispiacere del ministro degli Esteri italiano Moavero che ha espresso «rammarico» durante una sua visita di tre giorni a Gerusalemme e poi nell’Autonomia Palestinese. Ma perché rammaricarsi? In realtà, non c’è di che, certo la Tiph non ha promosso simpatia né dialogo.

Enzo Moavero Milanesi

Enzo Moavero Milanesi

Dall’inizio questa forza ha avuto una posizione fortemente protettiva e amichevole nei confronti dei palestinesi, che per altro a Hebron hanno una forte roccaforte di Hamas e una base terrorista, ma a quel tempo ce n’era una buona ragione: la Tiph fu istituita quando un assassino ebreo, il famigerato Baruch Goldstein, un residente del sobborgo di Kiriat Arba, compì una strage di 29 musulmani in preghiera nella moschea sita nella sinagoga costruita sulla Tomba di Abramo, Isacco e Giacobbe.

Baruch Goldstein

Baruch Goldstein

Nel 1997, dopo una trattativa lacrime e sangue, fu proprio Netanyahu a cedere all’Autorità Palestinese l’80 per cento della città in cui vivevano 220mila palestinesi, e Israele mantenne il controllo sul 20 per cento, con una comunità molto determinata e religiosa di persone che sono stati trattati come criminali dal mondo intero e chiamati con disprezzo «coloni» solo per la loro scelta di seguitare a pensare che la città biblica dei patriarchi sia anche ebraica. Oltretutto nel 1929 fu sede di un orrido pogrom arabo contro gli ebrei.

Hebron

La Tiph ha trattato i cittadini ebrei di Hebron, spiegano loro, come fossero tutti epigoni di Baruch Goldstein, sospettati di violenza e tenuti a bada mentre i palestinesi venivano coccolati. Si sono viste foto di un bambino ebreo schiaffeggiato da un membro della Tiph e anche gomme squarciate dai tutori dell’ordine.

Le denunce degli abitanti di Hebron si sono susseguite; la presenza della Turchia, odiatrice professionale di Israele, le evidenti preferenze per i palestinesi, sono diventate sempre più pesanti. I leader della Judea e della Samaria hanno insistito perché in campagna elettorale si prendono decisioni rimuginate a lungo, il ministro degli Affari strategici Gilad Erdan ha consegnato a Netanyahu un rapporto che prova che i membri della Tiph creano deliberatamente incidenti, e comunque gli attacchi anche letali a ebrei a Hebron e dintorni non sono mai stati prevenuti.

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Così come non sono mai state prevenute dall’Unifil le azioni degli Hezbollah contro Israele, nemmeno la laboriosa e evidente costruzione delle gallerie sul confine del Libano. Che l’Onu non abbia nessuna simpatia per Israele? E che Israele si sia stufata di subire le sue inutili vessazioni? Sembrerebbe dimostrarlo la fuoriuscita dall’Unesco. E adesso la conclusione della storia della Tiph.

 

  (Giornale)

 

 

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Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein

Giornalista