E Fontana “punta” su Israele

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di Dror Eydar

La mattina di venerdì scorso il Nord-Est dell’Italia si è svegliato con un’alba primaverile. Nulla lasciava presagire che cosa sarebbe successo. Poche ore dopo, ha avuto inizio il trambusto: il virus ha fatto la sua comparsa in diversi luoghi e, pochi giorni dopo, il numero di persone infette era di oltre 250. La maggior parte sta affrontando normalmente la malattia e si sta riprendendo, e anche la vita nel grande Paese prosegue come al solito. Ma i nostri saggi maestri ci hanno insegnato che chi corrompe, dal momento in cui gli è concesso corrompere, non fa più distinzione tra giusti e non giusti. Dal momento che l’epidemia ha fatto breccia all’estremità del campo, la gente non sta più a guardare i dettagli; Sono tutti preoccupati per il Coronavirus. Ne hanno una paura tremenda. Inconsapevolmente, siano noi stessi a porre la “corona” e far re il virus di questa malattia.

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Dror Eydar

L’uomo moderno ha imparato a credere nella forza della scienza; Le teorie scientifiche gli hanno spiegato tutto. Poi arriva il Coronavirus e rimescola tutte le carte; Attualmente, non sappiamo come debellarlo. È invisibile e più letale dei virus noti. Il mistero e la mancanza di conoscenze su di esso accrescono le dimensioni della paura e del panico. Le dicerie contribuiscono a rendere ancora più profonda la paura.

2Negli ultimi giorni ho pensato al film “Alien” (1979). Nel ruolo del virus: un alieno che cova dalle uova di un’antica razza su un pianeta dell’universo. Nello sgomento generale, scompare poi nello spazio e dà la caccia agli uomini dell’equipaggio, uno per uno.

La paura per questo virus risiede in una profonda piattaforma psico-storica nella coscienza europea. A metà del XIV secolo, la “peste nera” colpì il continente, mietendo in sei anni circa un terzo della popolazione europea. Alcuni ricercatori parlano di peste, mentre altri sostengono che fosse un virus. Anche allora, l’epidemia giunse dall’Estremo Oriente. Essa minò il vecchio ordine, provocando cambiamenti sociali e culturali, dal Rinascimento alla Riforma protestante luterana.

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In Italia, l’epidemia nera diede alla luce il “Decameron” di Giovanni Boccaccio. Dieci giovani, uomini e donne, fuggono da Firenze colpita dal morbo, rifugiandosi in una villa fuori città e, per dieci giorni, raccontano un centinaio di storie audaci – non solo in senso erotico, ma anche in termini di critica alla Chiesa di allora. Soltanto sotto la protezione del caos provocato dall’epidemia, lo scrittore fiorentino poteva oltrepassare i limiti della libertà di espressione.

Tuttavia, la vita bussa alla porta dell’ambasciata. A Roma la vita prosegue normalmente; ma più a nord di noi, a Milano, le cose sono diverse: gli eventi pubblici vengono cancellati uno ad uno. Le persone evitano assembramenti e luoghi affollati; le partite di calcio sono rinviate, i teatri sono vuoti e, quando giunge il Sabato, sorge la domanda se un gruppo di fedeli riunitisi per pregare sia pericoloso per la salute, o se chi adempie un precetto, una mitzvà, non avrà nocumento.

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Sabato scorso, il rabbino si è fermato nel mezzo del brano settimanale della Toràh, proprio mentre venivano lette le parole “E terrò lontana da te la malattia”, e insieme abbiamo elevato una preghiera per la guarigione dei malati in tutto il mondo, in special modo in Cina. Non sapevamo ancora che la malattia era apparsa anche in Italia.

L’altro giorno ho parlato con Attilio Fontana, governatore della Lombardia, una regione ricca di industrie, di cui Milano è capoluogo. Volevo esprimergli la mia solidarietà e l’augurio per la salute dei suoi residenti. Mi ha detto della situazione. Gli ho chiesto come possiamo aiutare. Mi ha risposto di esser contento che Israele è amico della Lombardia, e che sa che Israele ha fra le migliori menti del mondo; Spera che ora siano diligenti e rapidi nel trovare una cura per il virus. Gli ho detto che avrei trasmesso le sue parole.

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Attilio Fontana

Può darsi che il virus svanisca o si indebolisca – Voglia il Cielo! – Ma potrebbe invece anche rafforzarsi, e la situazione potrebbe cambiare anche a Roma. All’ambasciata, dobbiamo essere pronti a fronteggiare tutti gli scenari possibili, e  abbiamo ipotizzato un’emergenza: chi resta all’ambasciata, chi a casa, e chi ritorna in Israele. Qui ci sono diplomatici con famiglie e bambini. Dalla Cina abbiamo imparato: i funzionari del Ministero degli Esteri sono gli ultimi a restare sulle mura. Israele ha importanti interessi nel mondo, ed è essenziale continuare a curarli, anche in situazioni di crisi.

In questo momento, è importante fare attenzione a non cedere al panico inutile; la verità è la migliore amica. Non dobbiamo prendere ogni notizia come oro colato e come fosse la Torà scesa dal Sinai; Vale la pena verificarne la credibilità con una serie di fonti, e aggiornarsi con i ministeri e le istituzioni governative. Alla fine, anche questa “corona” cadrà, e un sole di giustizia e risanatore purificherà con i suoi raggi questa bella terra.

 

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