E la Germania scopre
il razzismo antitedesco

di Roberto Giardina –

Ancora una copertina su Trump. Der Feuerteufel, il diavolo incendiario, era il titolo di Der Spiegel. E nel sottotitolo, la denuncia: un presidente mette a fuoco il suo paese. Un falso, pur considerando i suoi errori e le dichiarazioni politicamente poco opportune. Quel che sta avvenendo a causa della morte di George Floyd in America e nel resto del mondo non è unicamente colpa di Trump. Ma 17 copertine in tre anni rivelano l’ossessione della rivista di Amburgo, che è stata perfino ammonita dalla commissione di autocontrollo della stampa (in Germania non esiste un ordine dei giornalisti).

Roberto Giardina

E subito i tedeschi si autoaccusano: non siamo immuni dal razzismo. Su per giù come nel resto d’Europa, ma non come negli Usa. Ancora qualcuno crede che la guerra civile, tra Nord e Sud, fu dichiarata per liberare gli schiavi?

Uchechi May Nzerem Chineke

Negli ultimi due weekend, sono avvenute manifestazioni con migliaia di partecipanti, nonostante le misure anti virus, in tutte le grandi città. la Bild Zeitung ha pubblicato un’intervista con l’afroamericana Uchechi May Nzerem Chineke,  36 anni, e da sedici in Germania: «Da voi il razzismo è peggio che negli Stati Uniti». Un vicino protesta quando i suoi tre figli fanno chiasso giocando nel giardino del condominio, e lei è stata insultata da un automobilista. Ma i poliziotti non sparano a chi viene fermato ubriaco per strada come è avvenuto ad Atlanta. Uchechi vuole organizzare una grande manifestazione antirazzismo a Berlino il 27 giugno.

Saskia Esken

Frau Saskia Esken, leader del partito socialdemocratico. ha denunciato il razzismo presente nella polizia. Certamente, soprattutto nelle regioni della scomparsa Ddr, ci sono agenti vicini ai movimenti neonazisti, o che votano per l’AfD.

Ma accusare genericamente i 300 mila Polizisten nel paese è ridicolo, commenta la Neue Zürcher Zeitung. Sono appena 25 le denunce di abusi per i circa 40 mila agenti di frontiera, responsabili delle espulsioni di profughi che non hanno diritto all’asilo, o responsabili di reati. Avvengono controlli in tutte le regioni (la polizia è di competenza dei Länder) e nell’esercito. Ma l’accusa generalizzata di Frau Saskia a tutte le forze dell’ordine è populista.

A sorpresa, sempre Der Spiegel denuncia un allarmante razzismo antitedesco, finora un’espressione usata dai politici di destra. I giornali pubblicano regolarmente notizie sulla crescente Deutschfeindlichkeit in Italia, in Polonia, in Gran Bretagna, e nel resto del mondo. Sull’ostilità verso i tedeschi, a tradurre letteralmente, o meglio sul razzismo nei confronti dei crucchi, sempre colpevoli di tutto. Niente di nuovo, ma la rivista di Amburgo denuncia un razzismo contro i tedeschi anche in Germania. E porta come prova un documento del ministero degli interni.

Subito la Linke, il partito dell’estrema sinistra, protesta: queste valutazioni sarebbero una dimostrazione di fascismo. Infatti, si aggiunge, il ministro degli interni è il falco bavarese Horst Seehofer.

Horst Seehofer

E si chiedono prove. Seehofer si limita a rispondere: leggete le statistiche. Il Bka, il Buncteskriminalamt, molto alla lontana l’Fbi tedesco, comunica che l’anno scorso si sono registrati 8.585 reati provocati da odio razziale di cui 132 contro i tedeschi. Sembra una percentuale minima, ma il numero reale sarebbe molto più alto. Le vittime spesso non denunciano se non nei casi più gravi, e la polizia registra i reati come normali atti di violenza, dovuti all’alcol o ad altri motivi non politici.

Cern-Özdemir

Seehofer giudica la tendenza antitedesca molto seria. Già anni fa, il leader verde Cern Özdemir, di origine turca, ha denunciato un odio anti tedesco nelle scuole: gli insegnanti dovrebbero essere preparati per affrontare il problema, c’è la tendenza tra professori e insegnanti a sottovalutare quel che avviene tra gli studenti.

I ragazzi tedeschi sono spesso in minoranza, in alcune classi sono un paio su una trentina di allievi. I coetanei turchi o arabi aggrediscono i tedeschi e anche i pochi compagni ebrei. In questo caso invece di antisemitismo si preferisce parlare di «mobbing religioso». Un’ipocrisia. E già dieci anni fa, Kristina Schröder, all’epoca ministro per le famiglie, aveva definito come razzismo i reati contro i tedeschi da parte dei migranti.

  (Italia Oggi)

 

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