E l’Olp grida al tradimento

di Francesco Semprini –

L’accordo tra Emirati Arabi Uniti e Israele, patrocinato dagli Stati Uniti, non ferma le annessioni dei territori, semplicemente le rimanda. È un accordo che mira a salvare il governo Netanyahu dalla crisi e a evitare la sconfitta di Trump alle presidenziali. Chiediamo un intervento deciso della Lega araba». A spiegare la «vera natura» dell’ intesa sul Medio Oriente è il maggior generale Sobhi Abou Arab, membro di spicco dell’ Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e capo delle Forze di sicurezza nazionale che controllano, tra l’ altro, Ain el-Hilweh a Sidon, il più grande campo rifugiati del Libano.

Sobhi Abou Arab

Generale, cosa pensa dell’ accordo?

«Ciò che hanno fatto gli Emirati è un allontanamento dal consenso diffuso del mondo arabo, e una sfida alla sua iniziativa di pace, in particolare a uno degli articoli più importanti nel quale si stabilisce che la normalizzazione delle relazioni con Israele avrà luogo solo dopo l’ istituzione di uno Stato palestinese indipendente entro i confini stabiliti il 4 giugno 1967 e con Gerusalemme capitale. L’articolo prevede inoltre una soluzione giusta per risolvere la questione dei rifugiati palestinesi secondo le risoluzioni di legittimità internazionale. I Paesi arabi sono pertanto tenuti a prendere misure punitive contro il passo degli Emirati».

Lo sceicco Mohamed bin Zayed al Nahyan con Donald Trump

Lo considera un tradimento?

«Il popolo palestinese, guidato dall’Olp, ha svolto un ruolo importante nel fermare il piano di annessione israeliano, non è la normalizzazione degli Emirati che ferma Israele.

Al contrario, è un incoraggiamento e una ricompensa per lo Stato occupante per i soprusi compiuti a danno del nostro popolo, dei suoi interessi, del suo futuro e dei suoi diritti nazionali che godono di un ampio consenso arabo e internazionale. Respingiamo pertanto l’accordo e lo consideriamo un modo per legittimare l’ occupazione e salvare il governo di Netanyahu dalla sua situazione difficile e dalla crisi. La normalizzazione con l’occupazione israeliana è equivalente alla resa e alla sottomissione, e non cambierà le sorti del conflitto, piuttosto renderà l’azione israeliana contro i palestinesi più violenta».

Cosa chiedete ai vostri alleati?

«Chiediamo alla Lega araba di rifiutare l’accordo in quanto prevede un normalizzazione finta e pericolosa, soprattutto perché coincide con un’ insistenza israeliana sull’attuazione del piano di annessione semplicemente rinviandolo, non cancellandolo. Questo passo, funzionale agli sforzi di Trump di non perdere alle imminenti elezioni presidenziali va anche contro gli interessi del popolo emiratino ed è una negazione degli interessi di tutti i popoli arabi di fronte alle ambizioni israeliane».

Cosa intende fare l’Autorità palestinese?

 «Ha richiamato il suo ambasciatore negli Emirati. Il prossimo passo è convocare un vertice arabo per assumere fermo rifiuto dell’ intesa. Al contempo tutte le forze e le fazioni palestinesi, in particolare Fatah e Hamas, devono portare a compimento il processo di riconciliazione palestinese e convocare il Consiglio nazionale palestinese e il Comitato esecutivo per intraprendere i passi necessari a fermare questo accordo dannoso. E’ indispensabile essere uniti per attivare un’ efficace resistenza».

Il momento dell’annuncio dell’accordo alla Casa Bianca

Escludete quindi di dare fiducia a Trump?

«L’accordo uccide la speranza per la soluzione dei due popoli e due Stati, destabilizzerà permanentemente la regione perché non c’ è pace negando al popolo palestinese i suoi diritti nazionali e il ritorno alla sua terra. Quando Trump ha annunciato che avrebbe fatto l’ accordo del secolo, poi ha dichiarato Gerusalemme capitale di Israele, ha sospeso gli aiuti alle istituzioni educative e sanitarie e all’Unrwa (l’ agenzia Onu, ndr), e ha fatto tutto quanto fosse possibile per perdere la fiducia della leadership palestinese. E’ dalla parte di Israele e contro di noi».

(Stampa)

 

 

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