E se il pericolo viene dal mare…

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di Lorenzo Vita –

Già ad ottobre del 2016 Hezbollah aveva  un corpo di incursori subacquei nello Yemen, pronto a colpire i sauditi e i loro alleati nei porti occidentali della Penisola Arabica.  E lo stesso è per Hamas. Secondo l’intelligence israeliana Hamas sarebbe già in possesso di numerose piccole unità navali con equipaggi altamente addestrati (da Hezbollah) in grado di colpire lungo le coste israeliane. Nel 2014 durante l’operazione Protective Edge nel conflitto di Gaza, i militari israeliani neutralizzarono 4 incursori subacquei palestinesi. (It)

Lorenzo Vita -

Lorenzo Vita –

Procedono a ritmo serrato le esercitazioni delle forze armate israeliane al confine con il Libano. Si tratta delle maggiori esercitazioni militari israeliane degli ultimi 20 anni, ed hanno lo scopo unico di addestrare le truppe prefigurando lo scenario di una guerra contro le milizie sciite libanesi di Hezbollah.

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Le esercitazioni hanno come scenario iniziale l’attacco da parte delle forze di Hezbollah all’interno del territorio israeliano – il comando settentrionale delle forze armate di Israele parla in modo più generico di “terroristi”, ma ricordiamo che Tel Aviv considera Hezbollah come una formazione terrorista e non come forza politico-militare – cui seguirà la liberazione delle città prese da parte di soldati del Partito di Dio e infine un pesante contrattacco in territorio libanese che, a detta del ministero della Difesa israeliano, dovrebbe essere in grado di annientare completamente le forze nemiche. Fra questi scenari, uno prevede anche una novità rispetto alle tipiche manovre di guerra del confine israelo-libanese, e cioè l’attacco via mare da parte delle forze di Hezbollah.

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Secondo quanto riferisce il sito d’informazione israeliano Ynetnews, fra gli scenari previsti dalle esercitazioni, c’è anche quello che prevede l’avvio da parte di Hezbollah di un attacco a sorpresa contro Israele, in cui i marinai israeliani dovrebbero affrontare “uno sciame di moto d’acqua e piccoli motoscafi” con cui sarebbero trasportati i miliziani di Hezbollah, i sommozzatori delle forze sciite libanesi ed anche gruppi di attentatori suicidi. Un attacco su larga scala dunque, che avverrebbe in contemporanea con quello terrestre al confine nord, in particolare attraverso l’utilizzo di artiglieria pesante, e che colpirebbe le forze israeliane con una sorta di tenaglia marittima e terrestre.

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Quello che appare come uno scenario abbastanza improbabile, in altre parole l’utilizzo di moto d’acqua e altri piccole imbarcazioni per attaccare le coste settentrionali di Israele da parte di Hezbollah, è tuttavia una minaccia particolarmente sentita dai comandi delle Israel Defense Forces. La Marina israeliana ha segnalato da mesi il confine settentrionale come un punto debole della cintura difensiva di Israele, dal momento che, sempre secondo le fonti della difesa israeliana, le unità di Hezbollah avrebbero da tempo avviato l’addestramento delle proprie unità anfibie per approfittare di questa debolezza e colpire via mare similmente al commando di Hamas che attraversò la spiaggia di Zikim durante l’operazione “Margine protettivo” del 2014. Con la differenza, rilevante, che la forza paramilitare di Hamas non può assolutamente competere in termini di quantità d qualità con le forze della milizia libanese.

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Hezbollah, soprattutto con la guerra in Siria e con il supporto dell’Iran, ha ottenuto nel tempo un aumento delle proprie capacità di manovra, una crescita del proprio livello tecnologico e, infine, la possibilità di provare direttamente sul campo il proprio potenziale bellico. Questo è ciò che teme Israele, che vede con estrema preoccupazione il fatto che forze sciite libanesi e forze iraniane siano unite all’interno del territorio siriano creando un’asse che collega direttamente Teheran al Mediterraneo.

E questa attenzione alle coste di Israele è in particolare dovuta al fatto che per molti anni, se non decenni, le forze armate israeliane hanno sempre sottovalutato il ruolo della Marina militare, anteponendo lo sviluppo delle forze aeree e terrestri in ottica di guerra legate alla difesa del confine orientale, settentrionale e quello con i territori palestinesi, ma senza mai coinvolgere la difesa delle proprie acque territoriali.

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Adesso, la decisione di Israele di puntare sulla Marina, obiettivo segnalato anche dalla ricerca di Luca Mainoldi nel numero di Limes “Mediterranei”, si può inserire pertanto anche nell’ottica di salvaguardare le coste israeliane da un possibile attacco di Hezbollah via mare oppure, viceversa, per un miglioramento delle capacità di attacco della marina in caso di apertura di un fronte contro Hezbollah.

Le esercitazioni di questi ultimi giorni ne sono una nuova dimostrazione: se ci sarà una guerra, essa impiegherà tutte le forze armate di Israele e la marina avrà un ruolo molto più determinante degli altri conflitti.

(Giornale)

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