La donna che ha evitato la guerra

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Miri Tamano

di Amanda Gross –

Svegliarsi al suono della sirena, saltare giù dal letto, correre a prendere i suoi bambini e mettere i loro corpi assonnati nel buio del rifugio prima che la bomba colpisse la loro casa. Tutto in meno di un minuto. Pochi secondi sono bastati per fare di lei una eroina.

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Miri Tamano con uno dei suoi tre bambini

Su una cosa sono tutti d’accordo fra le tante e diverse analisi che la stampa israeliana dedica in queste ore alla situazione al confine con Gaza, su una cosa concordano tutti: Miri Tamano, la madre di Beersheva  non ha salvato solo i suoi figli e se stessa: ha salvato anche Israele dallo scoppio di una guerra.

Almeno per il momento. La situazione resta tesa.

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Se il razzo palestinese che ha centrato la   casa di Miri  li avesse colti nel sonno, se, insomma, avesse compiuto nel pieno la missione di morte, molto probabilmente in questo momento i carri armati israeliani sarebbero dentro la striscia di Gaza.

Come ha scritto Yedioth Ahronoth, ci sono dei limiti alla possibilità per i politici israeliani di resistere all’indignazione dell’opinione pubblica di fronte ad attacchi così indiscriminati contro la popolazione civile e continuare a dar tempo alle opzioni diplomatiche.

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Spesso la storia è fatta di piccole, grandi storie. Un gesto, una reazione, l’istinto. La vita ha ripreso il suo bioritmo normale: le scuole sono state riaperte, anche se gran parte dei bambini si portano a dormire nei rifugi  per timore di nuovi attacchi missilistici. Gadi Yarkoni, capo del consiglio regionale di Eshkol, ha ribadito che non si puà andare avanti all’infinito così, che le minacce di Israele non servono a molto per riportare la calma. “Puoi minacciare una o due volte che hai il colpo in canna, ma se continui a minacciare senza fare nulla la cosa perde di significato”.

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