Ecco perché gli insediamenti
non violano la legge internazionale

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di Maurizio Molinari –

La decisione del Segretario di Stato Mike Pompeo di affermare che gli insediamenti ebraici in Cisgiordania «non violano la legge internazionale» si origina dalla scelta di considerare infondato il memorandum di quattro pagine redatto dal consigliere legale del Dipartimento di Stato Herbert Hansell nel 1978 sulla base del quale il governo Usa iniziò ad affermare che gli insediamenti erano «illegali» perché Israele era una «potenza occupante».

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Maurizio Molinari

Le obiezioni giuridiche dell’amministrazione Trump a quel documento sono due. Innanzitutto Israele non poteva essere considerata «potenza occupante» perché la Cisgiordania non aveva alcuna sovranità essendo stata catturata dalla Giordania nel 1949 al termine del Mandato britannico, senza contare che Israele ne entrò in possesso nel 1967 al termine di una guerra difensiva iniziata per fronteggiare le minacce armate immediate da parte di Egitto, Giordania e Siria.

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E in secondo luogo parlare di «illegittimità» degli insediamenti israeliani creati, richiamandosi alla IV Convenzione di Ginevra contro «il trasferimento di popolazione da parte di una potenza occupante», stride con il fatto che tale norma non sia mai stata applicata e neanche invocata, in alcuna sede internazionale, in altre situazioni simili: dal trasferimento di tedeschi occidentali a Berlino Ovest nel 1948 da parte delle potenze alleate al trasferimento di russi in Crimea dal 2014 fino al trasferimento di turchi nel Nord della Siria dal 2016.

Ma non è tutto perché, secondo l’amministrazione Usa, c’è un’altra base legale della svolta politica adottata ovvero il fatto che la risoluzione 242 delle Nazioni Unite, approvata dal Consiglio di Sicurezza dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967 e considerata la base di ogni composizione del conflitto arabo-israeliano ha due pilastri: richiede a Israele di ritirarsi «da territori» (secondo il testo originale inglese) e non «dai territori» a seguito di negoziati diretti coni Paesi arabi e non definisce l’occupazione israeliana «illegale».

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Più in generale, la scelta della Casa Bianca sugli insediamenti in Cisgiordania segue quelle in favore della sovranità israeliana sul Golan- anch’essa conseguenza del conflitto del 1967 e del riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico nell’evidente intento di far venir meno le più radicate obiezioni arabe alla legittimità di Israele per poter creare una cornice legale capace di risolvere il conflitto mediorientale in un’ottica diversa dal passato.

Ovvero assicurando ad Israele garanzie di sicurezza tali da rendere possibili le concessioni necessarie per arrivare ad un accordo di pace permanente capace di rispondere anche alla richiesta dei palestinesi di avere un proprio Stato. Saranno i prossimi mesi a dire se tale approccio di Washington potrà avere più o meno successo, di certo le deboli proteste dei maggiori Stati arabo-sunniti alle mosse di Trump lasciano intendere lo spessore delle trasformazioni in atto nella regione, dove la maggiore preoccupazione, tanto in Israele che nei Paesi arabi, viene dalle mire strategiche dell’Iran.

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Maurizio Molinari

Giornalista