El Al, volare senza discriminazioni

An El Al Israel Airlines airplane sits on the tarmac at John F. Kennedy Airport in New York, Wednesday, August 23, 2006. Photographer: Jeremy Sparig/Bloomberg News. +++HOLD DOR STORY BY PETER ROBISON+++

In futuro ogni passeggero che si rifiuti di sedersi accanto a un altro sarà fatto scendere immediatamente». Con queste parole, Gonen Ussishkin, presidente della compagnia di bandiera israeliana El Al, una delle più affidabili e accreditate al mondo, ha chiuso una polemica in cui l’azienda è stata trascinata da giorni.

Gonen Ussishkin

Gonen Ussishkin

Tutto è cominciato settimana scorsa, quando un volo New York-Tel Aviv è decollato con ritardo perché quattro passeggeri ebrei ortodossi si sono rifiutati di viaggiare seduti accanto a passeggere di sesso femminile. Secondo quanto riportato dai quotidiani israeliani, i quattro haredi si sarebbero anche rifiutati di parlare con le hostess, e avrebbero ingaggiato una lunga trattativa col personale maschile di bordo. Che, alla fine, sarebbe riuscito a trovare una soluzione.

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Ma subito sono cominciate le polemiche, con accuse di «discriminazione di genere» rivolte a El Al e persino minacce di boicottaggio da parte di grandi aziende israeliane, pronte a utilizzate altri vettori. Quindi, la decisione dei vertici: «Qualsiasi discriminazione da parte dei passeggeri è assolutamente vietata». Cosa peraltro sancita da una sentenza pronunciata l’anno scorso dalla Corte Suprema israeliana, intervenuta su un caso accaduto nel 2015, quando, su un volo Newark-Tel Aviv, a Renee Rabinowitz, 83enne sopravvissuta alla Shoah, venne chiesto di spostarsi in seguito alla richiesta di un ortodosso. La signora Rabinowitz ha fatto causa a El Al. E ha vinto.

 (Avvenire)

 

 

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