Elezioni, ago della bilancia
il partito che vuole
legalizzare la marijuana

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Legalizzare la marijuana. Con questo punto del suo programma il piccolo partito di destra Zehut (identità) è diventato una delle sorprese della campagna per le elezioni israeliane di martedì conquistando nei sondaggi il sostegno di molti giovani al loro primo voto.

Tanto che il suo leader, l’ultranazionalista 56enne Moshe Feiglin, potrebbe diventare l’ago della bilancia per la formazione di un governo. Gli ultimi sondaggi assegnano al partito 5-6 seggi, che potrebbero essere determinanti per assegnare la guida del prossimo esecutivo al primo ministro uscente Benyamin Netanyahu o il suo sfidante Benny Gantz.

Moshe Feiglin

Moshe Feiglin

Feiglin si dice infatti disponibile ad entrare al governo con chi gli offrirà «il miglior accordo». «Grazie al punto sulla legalizzazione la gente ha cominciato ad ascoltarmi. Noi parliamo di libertà, identità e libertà vanno di pari passo. Non puoi essere libero se non sa chi sei, e quando la gente capisce chi è aderisce allo Zehut», ha dichiarato al Washington Post.

Nato ad Haifa, sposato e padre di cinque figli, Feiglin fu condannato per sedizione quando guidava proteste contro il trattato di pace di Oslo con i palestinesi. Persona non grata in Gran Bretagna per le sue posizioni radicali, è stato deputato del Likud e vice presidente della Knesset, il parlamento israeliano.

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Troppo estremista anche per il Likud, ha fondato il suo partito nel 2015. Vuole ricostruire tempio ebraico su Spianata moschee. Lo Zehut si presenta come un partito di destra ‘libertarià, che vuole ridurre l’interferenza del governo nella vita dei cittadini.

Ma allo stesso tempo sostiene uno stato israeliano aderente ai valori ebraici tradizionali che incoraggia i non ebrei ad emigrare altrove. Feiglin vuole il pieno controllo israeliano sulla Cisgiordania, ma sostiene anche un’agenda messianica per mettere fine allo status quo religioso a Gerusalemme. Nei giorni scorsi ha ripetuto di auspicare la ricostruzione del tempio ebraico nel luogo dove sorgeva in epoca biblica, oggi occupato dalla Spianata delle moschee, terzo luogo sacro dell’Islam. Se tale ricostruzione appare al momento irrealizzabile e improbabile, il solo parlarne rischia sempre di alimentare tensioni.

(AdnKronos)

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