Erdogan, i curdi
e l’insostenibile ipocrisia
dell’Occidente

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di Giuseppe Crimaldi *

Diciamoci la verità: dei curdi non è mai importato niente a nessuno. Schiacciato dal peso della storia, tradito e ripetutamente condannato alla solitudine dalle promesse occidentali, represso dai regimi degli Stati confinanti, perseguitato e oppresso da secoli, il popolo curdo soffre sula propria pelle oggi l’ultimo voltafaccia di Europa e Stati Uniti. Solo Israele ha già fatto sapere di essere pronto ad aiutare i curdi siriani. Diciamocela tutta, la verità: di questo popolo indomito, del ruolo assunto nei secoli anche durante conflitti militari schierandosi sempre contro regimi , dittature e governanti liberticidi non importa un fico secco: all’Europa come al resto del mondo. E pensare che in Medio Oriente rappresentano il quarto gruppo etnico più consistente, con una popolazione di oltre 35 milioni di persone costrette a una diaspora odiosa e costante.

Di parole indignate e proclami, in queste che sono ore drammatiche per l’abominio che il “Sultano di Istanbul” e la cricca di suoi generali stanno perpetrando per mettere a segno un altro tassello del disegno della “Grande Turchia”, ne abbiamo ascoltati giù troppi. Tranquilli, perché nulla cambierà: il disegno della pulizia etnica ordinato da Erdogan andrà avanti e si realizzerà nel vociare di primi ministri, cancellerie continentali, capi di stato e di una Europa da sempre miope (se non connivente) quando si tratta di non pestare i piedi ai governanti islamici che stracciano ogni giorno una pagina dei diritti umani, civili e politici. Niente di niente. C’è chi fa di peggio, ammesso che vi si possa riuscire, preferendo tacere.

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Papa Francesco e Recep Tayyip Erdoğan 

Eh sì, c’è chi tace: ed è il caso del Papa, lo stesso che si compiace di baciare scarpe ai diplomatici centraficani, stringere le mani a dittatori come Evo Morales, fare inutili giri di polka con gli imam di mezzo mondo, lo stesso che non si è mai schierato dalla parte di chi muore di fame in Venezuela per colpa di Maduro, ma soprattutto colui che non ha mai detto una parola chiara e forte di condanna degli eccidi commessi da quella “Specrte islamista” di cui fanno parte Al Qaida, Boko Haram, Fratelli musulmani, mujahidin della rivoluzione iraniaia, Al Shabbaab e chi più ne ha più ne metta. Vergognoso. Almeno finora non si è sentita la voce dela capo della Cristianità su questa tragedia.

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Abbiamo tutti una responsabilità, come uomini, donne e soprattutto in quanto persone libere: strappare quest sipario disilenzio, far conoscere a tutti quello che sta succedendo a poche ore d’aereo da casa nostra; ai nostri figli dobbiamo spiegare chi è questo popolo perseguitato, popolo senza Stato e tra poco anche senza più terra; dobbiamo raccontare che se il califfato nero del Daesh alla fine ha capitolato lo si deve in buona parte anche ale ragazze e ai ragazzi curdi che per mesi, anni, hanno respirato solo l’odore del piombo e del sangue, calati nelle trinceee erette – in fondo – per tutelare anche noi occidentali.
Ankara continua a incassare aiuti economici offerti a piene mani sottostando alla estorsione di un dittatore folle.

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Gli italiani, poi, sono un eccellente partner commerciale della Turchia: alla quale abbiamo fornito (pecunia non olet…) centinaia di armi micidiali, a cominciare dagli elicotteri di ultimissima generazione Mangusta TI29 e alcune migliaia di supercannoniere “Oerlikon” prodotti da una fabbrica italiana. Da italiani, poi, dovremmo iniziare a immaginare un boicottaggio di tutto ciò che è Made in Turkey: a cominciare, perché no, dai viaggi. Insomma, l’unica cosa da non fare – in questo momento – è di restare con le mani in mano, e senza avvertire un minimo senso di vergogna. Se ciascuno di noi – da italiano e come europeo – non reagirà, se lasceremo i curdi alle loro sofferenze, allora sia chiaro che diventeremo tutti complici. Ma almeno risparmiamoci quel rumore di fondo sgradevole che è il pianto greco.

*Presidente nazionale Federazione Italia-Israele


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