Essere ebreo
non è un’etichetta

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Moni Ovadia

di Daniele Regard –

Ho letto con attenzione l’ultimo articolo pubblicato su Il Manifesto di Moni Ovadia a proposito della polemica sul 25 aprile. Bè devo dire che il primo giudizio che mi sento di esprimere è che Moni Ovadia rappresenti la prova che essere ebreo non è un’etichetta. Essere ebreo significa amare il proprio popolo, tutelare la storia e ricordare le sofferenze che quel popolo ha dovuto passare per ritrovarsi dopo più di duemila anni ancora a testa alta.

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Daniele Regard

Moni Ovadia è l’esempio di quanto non basti nascere ebreo, ma dell’importanza della responsabilità che ogni ebreo ha nel proteggere ogni altro ebreo se attaccato per il solo fatto di esserlo. Moni Ovadia ogni volta che ne ha avuto occasione, è riuscito ad andare ben oltre la critica al governo israeliano (del tutto legittima), lui vive per mettere in difficoltà l’ebraismo raccontando falsi storici al pari di chi per antisemitismo ci sputa addosso mentre sfiliamo il 25 aprile con le bandiere della Brigata Ebraica.

Perché Moni Ovadia il 25 aprile, non scende in strada con chi ha liberato l’Italia dal nazifascismo, Moni Ovadia, da casa, si mette a difendere chi chiama “assassini” dei ragazzi che a Milano sfilano pacificamente, o chi ha insultato e fischiato un rabbino alla Risiera di San Sabba. Questo dovrebbe condannare Moni Ovadia, ma non lo fa. Non lo fa perché è troppo ossessionato dal governo israeliano o dalle dirigenze comunitarie nostrane.

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Io a Porta San Paolo c’ero e quando un partigiano di 92 anni della Brigata Ebraica ha portato la sua testimonianza, sono state sollevate dal pubblico una trentina di bandiere palestinesi. La storia è stata mortificata e violentata da dei cretini antisemiti e questo non è ammissibile. Perché io a Porta San Paolo ho parlato con donne partigiane che hanno visto con i loro occhi i membri della Brigata Ebraica, hanno sofferto e sono morti fianco a fianco; e quando vedono le bandiere palestinesi non solo si incazzano ma andrebbero personalmente, se ne avessero la forza, a toglierle una a una.

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Sono arrivato alla conclusione che a Moni Ovadia, come a questi mistificatori della storia, del popolo palestinese non gliene importi nulla, altrimenti le loro battaglie le farebbero contro chi da anni, come Hamas, da anni affama il proprio popolo; parlerebbero di pace e non di apartheid o di popolo oppressore; criticherebbero il governo israeliano ma darebbero la vita per garantire a Israele di vivere in sicurezza.

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Vittorio Arrigoni

Moni Ovadia grida “restiamo umani” ma non ricorda che Vittorio Arrigoni non è stato rapito e massacrato dagli israeliani; Moni Ovadia è un falso storico vivente che non rappresenta in nessun modo l’ebraismo e la forza della sua storia. Non può essere considerata una critica costruttiva quella di chi parla di una sola ragione e sto scrivendo queste righe non per dargli troppa importanza, ma per ricordare a chi la pensa come me e a chi la pensa come lui che nessuno mai ci tapperà la bocca per difendere la verità e i diritti del popolo ebraico.

 (Moked)

 

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