Europa, i missili degli ipocriti

From Left: High Representative of the European Union for Foreign Affairs and Security Policy Federica Mogherini, German Foreign Minister Sigmar Gabriel, US Secretary of State Rex Tillerson, Canadian Foreign Minister Chrystia Freeland, Italian Foreign Minister Angelino Alfano, France Foreign Minister Jean-Marc Ayrault, Secretary of State for Foreign and Commonwealth Affairs Boris Johnson and Japanese Foreign Minister, Fumio Kishida, during a photo family at the meeting of Foreign Ministers and representatives of the G7 countries in Lucca, Italy, 11 April 2017. ANSA/POOL RICCARDO DALLE LUCHE

 La due giorni di riunioni del G7 dei ministri degli esteri che si stanno tenendo a Lucca: Federica Mogherini, Sigmar Gabriel, Rex Tillerson, Chrystia Angelino Alfano, Jean-Marc Ayrault, Boris Johnson e Fumio Kishida

di Paolo Mieli –

Che posizione ha l’Europa in merito alla guerra contro il califfato islamico? E su Assad? A voler essere meno generici, che posizione hanno su questi temi, uno per uno, i singoli Paesi europei? Per carità, conosciamo le chiacchiere sulla necessità di tavoli negoziali e di corridoi umanitari. Ma qualcuno ha messo nel conto momenti specifici in cui si considera giustificato il ricorso alle armi?

Oaolo Mieli 2

Paolo Mieli

E, per venire al caso di questi giorni, se unanimemente abbiamo definito disgustoso l’uso (comprovato) di armi chimiche da parte del dittatore siriano e qualcuno di noi rimprovera ancora adesso ad Obama di non aver tratto le dovute conseguenze dalla violazione della «linea rossa» nell’estate del 2013, se è vero tutto questo, che senso ha rinfacciare ora al presidente Trump il lancio di quei cinquantanove missili sulla base aerea siriana di Shayrat da cui avevano preso il volo gli aerei carichi, appunto, di quel tipo particolare di bombe destinate alla Comprensione Occorrerà riconoscere che talvolta può capitare a Putin, o a Trump, di fare una scelta efficace periferia di Idlib?

In this image provided by the U.S. Navy, the guided-missile destroyer USS Porter (DDG 78) launches a tomahawk land attack missile in the Mediterranean Sea, Friday, April 7, 2017. The United States blasted a Syrian air base with a barrage of cruise missiles in fiery retaliation for this week's gruesome chemical weapons attack against civilians.  (Mass Communication Specialist 3rd Class Ford Williams/U.S. Navy via AP)

Chiariamo subito: queste domande non sono rivolte a Nigel Farage, Beppe Grillo, Marine Le Pen, Matteo Salvini che una scelta di campo l’hanno fatta da tempo schierandosi dalla parte di Putin. E non sono rivolte nemmeno a quei compagni di strada del despota di Damasco impegnati a mettere in dubbio che ordigni chimici siano stati effettivamente sganciati sul piccolo centro della Siria in mano ai qaedisti.

A modo loro i putiniani-salvinian-grillini sanno essere coerenti. Anche se da alcune smorfie si comprende che avrebbero volentieri evitato di trovarsi all’improvviso in contrasto con il nuovo presidente degli Stati Uniti. No, le domande sono rivolte a noi stessi, o comunque a coloro che non militano nel fronte antisistema che ha efficacemente descritto sul Corriere Angelo Panebianco. Bensì in quello opposto.

 Jean Claude Juncker e Federica Mogherini

Jean Claude Juncker e Federica Mogherini

A Jean Claude Juncker e Federica Mogherini — per esempio — che hanno reagito all’iniziativa trumpiana con un balbettio e senza sentirsi in obbligo di rendere esplicita quale debba essere la risposta europea (o anche, ripetiamo, di qualche singolo Paese d’Europa) al lancio di bombe chimiche da parte di uno dei soggetti in combattimento. In particolare se quell’uno è Assad che   aveva preso l’impegno di distruggere l’intero arsenale di un tal genere di armi. «Dobbiamo evitare ogni ulteriore attacco», ha sentenziato il presidente della Commissione Ue. Anche se poi, bontà sua, si è sentito in dovere di fare dei distinguo tra attacchi militari e ordigni chimici sui civili.

ROMA16 SETTEMBRE 2013 IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI ENRICO LETTA OSPITE A PORTA A PORTA NELLA FOTO ENRICO LETTA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI FOT RAVAGLI/INFOPHOTO

Enrico Letta

Giriamo le domande di cui all’inizio all’ex presidente del Consiglio Enrico Letta il quale  si è così pronunciato: «Non dobbiamo pensare che Trump ci abbia levato le castagne dal fuoco con il suo attacco alla Siria, al contrario ce le ha messe…

Ayman Soussan

Ayman Soussan

La verità è che Trump se n’è infischiato dell’Europa con un pericoloso unilateralismo… Non penso che si possa provare sollievo per un’azione così unilaterale». E quale avrebbe dovuto essere la risposta non unilaterale?

A quel che sappiamo l’unica contromisura presa da Bruxelles è stata quella di vietare l’ingresso al Parlamento europeo al vice ministro degli Esteri di Damasco, Ayman Soussan. Efficace certo, ma non tale da creare preoccupazioni ad Assad.

Franco Angioni

Franco Angioni

Le rivolgiamo, quelle stesse domande, al generale Franco Angioni, già comandante del contingente italiano in Libano, il quale ha definito quella di Trump «un’azione particolarmente imprudente, un comportamento rabbioso non degno del capo del più grande e importante Paese occidentale». E cosa avrebbe dovuto fare Trump? «Meglio sarebbe stato — ha risposto il generale Angioni — se il presidente degli Stati Uniti avesse assunto la guida dei Paesi moderati e profondi fautori della pace mondiale». Ah, ecco!

Vincenzo Camporini

Franco Angioni

E le giriamo anche al generale Vincenzo Camporini, ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e della Difesa, che ha dichiarato di non riuscire a vedere «nessuna finalità politica all’attacco contro la base aerea siriana». Attacco che gli è parso, ha aggiunto, «soltanto un gesto punitivo». Soltanto!

Qui non si capiscono molte cose. Punto primo: come pensiamo sia possibile sconfiggere Daesh? E cosa intendiamo quando ci diciamo impegnati nella guerra all’Isis? Ad ogni evidenza dovrebbe voler dire che — a meno di mandar lì dei soldati — ai «nostri» aerei toccherà bombardare alcuni centri nevralgici finiti nelle doro» mani. Cercando di colpire obiettivi militari e di risparmiare, tutte le volte che è possibile, i civili.

armi-chim

Ma sapendo, a non essere ipocriti, che alla fine tra le vittime, purtroppo, si conteranno molti non combattenti e altrettanti bambini. Se poi qualcuno che in questa specifica guerra si batte dalla «nostra» parte della barricata — è il caso di Assad — disattende provocatoriamente quest’ultima consegna, dovremmo impegnarci a punirlo nei modi più ostentati, ad evitare di doverci un giorno (ma già fin d’ora) considerare corresponsabili dei suoi crimini. Ed è quello che ha fatto Trump, con un’operazione chirurgica, mirata, che, per giunta, ha causato meno di dieci vittime.

Chuck Schumer

Chuck Schumer

E se Trump fa una cosa giusta, come dovremmo reagire? Minimizzando, abbandonandoci a battute di spirito nell’attesa che ne faccia presto una sbagliata così da poter alzare la voce per rimetterci in pace con la nostra coscienza critica? No. A noi sembra più coraggioso quel che hanno fatto negli Stati Uniti alcuni leader repubblicani (John McCain, Lindsay Graham, Marco Rubio), gente che fino a poche ore prima a Trump non ne aveva perdonata una.

WASINGTON, DC - JANUARY 20: President Donald Trump and former President Barack Obama walk out prior to Obama's departure during the 2017 presidential inauguration at the U.S. Capitol January 20, 2017 in Washington, DC. Donald Trump was sworn in as the 45th President of the United States. (Photo by Jack Gruber-Pool/Getty Images)

Trump e Obama

Così come il capo dei senatori democratici Chuck Schumer e l’ex massimo responsabile della Cia obamiana Leon Panetta. Perfino il guru progressista del New York Times, Nicholas Kristof. Tutte persone che Trump lo hanno combattuto e combatteranno senza tentennamenti. Ma che per un giorno si sono fermate e gli hanno pubblicamente riconosciuto di essere dalla parte della ragione. Lo ha fatto addirittura Hillary Clinton. Andiamo tutti insieme a scuola da loro.

Avremo chiaro che questa «guerra mondiale», anche a costo di violentare precedenti convinzioni, dovremmo seguirla senza partito preso, riconoscendo che talvolta può capitare a Putin di fare una scelta efficace e persuasiva, così come talvolta è capitato e capiterà a Trump. E un giorno, forse, capiterà all’Europa, fino ad oggi specialista nel versare ettolitri di lacrime su questo o quel misfatto e nel definire «inaccettabili» le non poche imprese criminali compiute da qualcuno dei contendenti, senza poi sentirsi in dovere di trarre le conseguenze da quella mancata accettazione. Mai, neanche una volta.

(Corriere della Sera)

 

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Paolo Mieli

Paolo Mieli

Giornalista