Una buona notizia dall’Unesco
La Azoulay è il nuovo direttore
La grande sconfitta del Qatar

epa06264002 Former French Culture Minister Audrey Azoulay delivers a speech to the press after being elected Director General of the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO) at the organization's headquarter in Paris, France, 13 October 2017. She won the election with 30 votes against 28 for her opponent the Qatari Hamad Al-Kawari. EPA/ETIENNE LAURENT

Audrey Azoulay

di Stefano Montefiori –

Quando François Hollande ormai a fine mandato ha spinto la sua ministra della Cultura a candidarsi a direttrice generale dell’Unesco, il 15 marzo scorso, 50 intellettuali arabi firmarono un appello parlando di «scandalosa provocazione» e ribadendo che stavolta il posto spettava a un arabo, dopo sei mandati affidati in passato all’Europa (compresi gli ultimi due, della bulgara Irina Bokova).

Hamad bin Abdulaziz Kawari

Hamad bin Abdulaziz Kawari

Invece, a sorpresa, ieri sera Audrey Azoulay ha battuto nel ballottaggio finale l’ex ministro del Qatar, Hamad bin Abdulaziz al-Kawari, con 30 voti contro 28, grazie alle schede decisive dell’Italia — con non le ha mai fatto mancare il suo appoggio — e dell’Egitto, che è riuscito a tenere in corsa la sua candidata Moushira Khattab fino al pomeriggio ma poi, una volta uscita di scena l’egiziana, ha spostato il voto verso la candidata francese.

«Con Audrey Azoulay — ha detto il ministro Dario Franceschini — abbiamo lavorato assieme, rafforzando ancora di più il legame Italia e Francia sul terreno della Cultura».

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Quanto all’Egitto, ha votato più contro il Qatar che a favore della Francia: dal giugno scorso, assieme a Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein e Yemen, l’Egitto ha rotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, visto come un finanziatore e sostenitore occulto del terrorismo jihadista.

La spaccatura del mondo arabo e la debolezza dei suoi candidati più forti — il qatarino accusato anche di antisemitismo, l’egiziana criticata perché vicina al dittatore Al Sisi — hanno portato alla vittoria l’outsider Azoulay, che ha cominciato tardi la sua campagna per l’Unesco ma ha goduto dell’appoggio convinto di Hollande prima e del successore Emmanuel Macron adesso.

L’annuncio dell’abbandono dell’organizzazione da parte degli Stati Uniti e di Israele può avere giocato indirettamente a favore di Azoulay perché l’elezione di al-Kawari — autore tra l’altro di una prefazione complottista a una raccolta di poesie su Gerusalemme — avrebbe confermato il pregiudizio anti-israeliano denunciato da Washington, e tolto definitivamente all’Unesco ogni respiro universale.

epa06261132 (FILE) - Attendeees participate during the 32nd general assembly at the UNESCO headquarters in Paris, France, 29 Septembrer 2003 (reissued 12 October 2017). According to reports from 12 October 2017, diplomats said the USA were planning to withdraw from the UNESCO. The withdrawal is seen as a response in protest against the full membership to the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (UNESCO) granted to Palestinians. EPA/OLIVIER HOSLET *** Local Caption *** 00061648

La scelta dei 58 membri del Comitato esecutivo dovrà essere ratificata dai 195 dell’Assemblea generale il 10 novembre prossimo. Azoulay, 45 anni, nata a Parigi in una famiglia ebrea marocchina di Essaouira, ha adesso il compito molto difficile di rilanciare un’organizzazione mai così in crisi, divisa tra Occidente e Paesi arabi ma anche percorsa dalla frattura tra Cina e Giappone che litigano sul massacro di Nanchino del 1937 (per questo il Giappone non paga più la sua quota).

Figlia del consigliere della famiglia reale marocchina André Azoulay, Audrey potrebbe incassare un atteggiamento non ostile da parte dei Paesi arabi più moderati. L’ambasciatore israeliano ha fatto sapere che «con la nuova direttrice generale abbiamo stabilito di incontrarci e di mantenere un canale aperto e diretto».

«Se sarò confermata dall’Assemblea — ha detto Azoulay — la mia priorità sarà restaurare la credibilità dell’organizzazione».

(Corriere della Sera)

 

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