Finzi, la musica perseguitata

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di Gerardo Verolino –

Abbiamo ricordato qualche giorno fa la vicenda di Aldo Finzi, un compositore musicale discendente da una famiglia mantovana di origine ebraica che vide bruscamente interrotta la sua folgorante carriera a causa delle persecuzioni fasciste. Per saperne di più abbiamo rivolto qualche domanda al nipote che si chiama proprio come lui e che, da anni, si impegna per illustrare e far conoscere la vicenda umana e professionale del nonno.

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Gerardo Verolino

L’anno scorso c’è stato un “risarcimento” postumo della figura di Aldo Finzi con un grande concerto al Carnegie Hall di New York per far sì che risuonasse di nuovo “la mia musica” per usare le parole di suo nonno. Quest’anno è in programma qualcosa di ancora più grande. È vero?

Placido Domingo

Sì, ci sarà un altro concerto alla Carnegie Hall il 5 Novembre prossimo – organizzato dalle Società Ace e Wec – in cui l’orchestra dell’opera di stato ungherese diretta da Balazs Kocsar eseguirà di mio nonno “Interludio”, il poema sinfonico “L’infinito” e ancora il poema sinfonico “Numquam”,conosciuto anche come “Sinfonia Romana”, con un programma simile a quello del concerto appena tenutosi dalla stessa orchestra a Budapest qualche giorno fa, con grande successo. Curiosità, ma di rilievo: oltre a Kocsar, dirigerà in quel concerto anche Placido Domingo !

So che a Milano, recentemente, è stata anche inaugurata una mostra “Aldo Finzi e la musica perseguitata a Milano” presente la senatrice Liliana Segre. La figura di suo nonno sta avendo una riscoperta non solo all’estero ma anche in Italia. È così? O l’Italia lo ha dimenticato?

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La presentazione della mostra Aldo Finzi

La mostra, raccolta con intelligente pazienza dal Dottor Guadagnolo, riguardava solo alcuni aspetti della vita musicale di mio nonno; parlarono la senatrice  Liliana Segre del tragico periodo 1938/1945, ma  fu l’intervento del direttore d’orchestra M° Bignamini a tracciare compiutamente il profilo musicale di Aldo Finzi.

Non si può dire che l’Italia di Aldo Finzi si sia dimenticata: se mai, fu il clima che seguì per lungo tempo alla conclusione del periodo bellico,a smorzare ogni velleità di recuperarne la memoria; la madre di Aldo Finzi, che terminò la propria vita nel 1963,fino all’ultimo si illuse nella possibilità di riabbracciare il figlio scomparso e nessuno dei famigliari osò disilluderla.

Vorrei mi parlasse un po’ di suo nonno. Anzitutto, benché laureato in Legge, vinse un concorso da privatista all’Accademia di Santa Cecilia. Come nacque l’amore per la musica?

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Mio nonno conseguì la laurea in giurisprudenza all’Università di Pavia per volontà dei propri famigliari,tanto per avere un titolo professionale che gli consentisse di camparema la sua vita era la dedizione alla musica: i primi rudimenti musicali gli furono dati dal nonno materno, Giuseppe Segre, modesto droghiere in Vercelli, ma valentissimo flautista e violinista; non meno valente il violinista Marco Segre, figlio di Giuseppe e quindi zio materno di Aldo Finzi,che fece parte anche dell’orchestra della Scala; degli insegnamenti del nonno e dello zio si avvalse anche altra nipote, Ada, sorella di Aldo, che nel dopoguerra diverrà la più importante agente musicale del Nord Italia, ma anche la famiglia paterna di Aldo era estremamente musicale: una zia, Giuseppina Finzi Magrini,fu celebre soprano, grandissima “Traviata”.

La soprano Agnes Molnar col nipote ed omonimo di Aldo Finzi

La soprano Agnes Molnar con  Aldo Finzi junior

Aldo Finzi fu quindi un autodidatta e come tale si presentò all’Accademia di Santa Cecilia, che lo racchiuse in una stanza, facendogli recapitare il cibo da una vicina trattoria, sino a che non ebbe compiuto il proprio capo d’opera, se non erro il Quartetto, che è scritto su carta pentagrammata che reca in ogni pagina la ragione sociale di uno stampatore romano. L’amore per la musica lo respirò – si può ben dire – con l’aria di casa…

Da giovane fu un affermato compositore. Ma la carriera avrebbe potuto essere molto più ricca se non fossero sopraggiunte le leggi razziali e gli fosse stato assegnato il premio che meritava nel concorso indetto alla Scala per l’opera “La serenata al vento”. È così?

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Sì, è così: la laurea in legge però gli servì, fra l’altro la perfetta conoscenza del tedesco gli consentì di far ottenere ai clienti il divorzio nei Paesi dell’ex impero Austro Ungarico al tempo in cui l’Italia ancora non conosceva tale istituto.

E il guadagno consentiva a lui di stare al pianoforte e comporre: non soltanto le leggi razziali intralciarono la sua carriera di musicista, ma anche la morte prematura. L’infarto che lo colse il giorno in cui avrebbe compiuto 48 anni spense con lui la sua vena musicale,di cui era consapevole tanto che le sue ultime parole nel letto di quella squallida pensione torinese furono rivolte ai famigliari cui disse “fate eseguire la mia musica”.

Simonetta Heger, pianista e docente in questo Conservatorio, prima a tornare ad eseguire musiche di Aldo Finzi dopo il 1938,dice con verità: morì di crepacuore. E una prima crepa egli subì quando si avvide che all’assicurazione di Pick Mangiagalli, direttore del Conservatorio e come tale membro della giuria giudicatrice, sull’aver egli vinto il concorso scaligero per un’opera prima, non sarebbe seguita l’esecuzione.

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Pick Mangiagalli

Le parole di Pick Mangiagalli furono pronunciate nell’autunno 1937 nella Galleria milanese e rivolte a Finzi, incontrato lì per caso,e le ricorda con precisione mio padre Bruno che quel giorno accompagnava il suo papà e vi assistette. Va ad onore della commissione non aver conferito il titolo di vincitore ad altro concorrente, ma essersi limitata a dichiarare deserto il concorso, obbedendo  nel 1938 alle pressioni dell’autorità del Governo

Che ricordi avevate in famiglia dell’infame periodo delle persecuzioni fasciste?

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Personalmente nessuna, ma mio padre ricorda di essere stato cacciato dal Liceo Parini dove era studente di terza ginnasio, ricorda le parole, rivolte ai suoi genitori dall’insegnante di materie letterarie, Ernesto Squinobal: ”mi falciano il fiore della classe” e infatti con lui,più bravi di lui, furono allontanati Leo Brock e Carlo Maino (nipote di Luigi cui è intitolato il viale omonimo).

Per finire. Qual è il messaggio che sente di dare alle giovani generazioni che si apprestano ad ascoltare per la prima volta le composizioni di Finzi?

Il messaggio è di considerare quali siano le conseguenze d’aver ascoltato voci che invitano al disprezzo del diverso: nel più particolare caso delle leggi razziali volute dal fascismo, si valuti l’assurdità di provvedimenti che andavano a colpire un cittadino su mille:41mila  gli ebrei su 41milioni di italiani….

 

 

 

 

 

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