Firenze, il Giardino Bonaventura

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Il giardino Bonaventura

di Emanuel Segre Amar –

Grazie al lavoro incessante di David Meghnagi, all’interno dell’università di Firenze è stato dedicato un giardino ad Enzo Bonaventura, pisano morto a Gerusalemme nell’imboscata che, nei pressi di Hadassah, massacrò 79 persone.  Chissà se al Campus Einaudi riusciremo mai a fare qualcosa di simile.

Emanuel Segre Amar

Emanuel Segre Amar

Ecco un breve cenno su Bonaventura, uno dei padri della psicoanalisi italiana. La sua vicenda umana e intellettuale è stata rimossa, anzi cancellata. Il nome di Enzo Bonaventura non dice nulla a chi oggi studia psicologia e risulta di fatto sconosciuto ai più. Eppure stiamo parlando di un personaggio a suo modo geniale, uno dei padri nobili della psicoanalisi italiana, vittima di un colpevole oblio e di un destino tragico, oggetto di un inquietante caso di rimozione collettiva.

Enzo Bonaventura

Perseguitato ed espulso dal mondo accademico italiano in quanto ebreo, convinto sionista, lascerà l’Italia all’indomani delle Leggi Razziali per andare nell’allora Palestina mandataria, dove morirà pochi anni dopo, nel 1948, nella sanguinosa imboscata araba al convoglio dei medici dell’Hadassah, nei pressi di Gerusalemme.

David Meghnagi,

David Meghnagi

«Una personalità poliedrica, interdisciplinare, un uomo di immensa cultura, non solo psicologica ma anche musicale, fisico-matematica e ebraica. Una mente aperta e sperimentale», spiega David Meghnagi docente di psicologia clinica all’Università Roma Tre e artefice dell’attuale riscoperta di Enzo Bonaventura, nonché curatore della ristampa della sua opera più importante, La Psicoanalisi (Marsilio, pp. 314, euro 27,00), una vera operazione culturale con cui Meghnagi punta a una più ampia rivalutazione del pensiero dello studioso e alla pubblicazione di tutte le sue opere.

1948, nella sanguinosa imboscata araba al convoglio dei medici dell'Hadassah, nei pressi di Gerusalemme

La sanguinosa imboscata araba al convoglio dei medici dell’Hadassah

«Il suo destino è stato quello di finire in un cono d’ombra che ne ha oscurato la storia, l’avventura intellettuale, il pensiero pionieristico e originale, specie in ambito pedagogico. Inseguo Bonaventura da 30 anni, mi è molto caro, lo sento vicino. Acquistai la sua opera più importante, La Psicoanalisi già a Tripoli, da ragazzo, in Libia, una copia della prima edizione che conservo gelosamente. Un vero gioiello, in un momento storico in cui, tra il 1933 e il 1938, non si pubblicavano libri sulla psicoanalisi, considerata da Giovanni Gentile e dal Regime qualcosa di degenerato e perverso.

 

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