Fosse ardeatine, l’esame del Dna
restituisce l’identità ad una vittima

di Ebe Pierini –

Per tutta la vita Frederick ha sperato di potersi recare sulla tomba del fratello, a Roma, con la certezza che le ossa lì contenute fossero davvero le sue. È vissuto con questa speranza. Purtroppo è morto, a novant’anni, senza sapere che i poveri resti contenuti nel sacello 276 delle Fosse Ardeatine appartengono ad Heinz Eric Tuchman. Ora, a 76 anni di distanza dall’eccidio nazista, la tecnologia e la scienza hanno consentito di dare una risposta grazie all’esame del DNA sulle ossa effettuato dal RIS di Roma dell’Arma dei Carabinieri. Mentre lavorava ad un documentario sui caduti delle Fosse Ardeatine Michela Mecocci è riuscita a ritrovare i famigliari del caduto Tuchman che rientrava nell’elenco dei non identificati ancora presenti presso il mausoleo romano.

Ebe Pierini

Ha comunicato l’esito della sua ricerca al Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti, ente alle dirette dipendenze del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini che da oltre cento anni si occupa della ricerca, del recupero, dell’identificazione e della sistemazione dei resti mortali dei caduti italiani. È stato quindi chiesto ai famigliari se fossero disponibili a sottoporsi al test del DNA. Il nipote di Heinz Eric Tuchman, Jeremy, che attualmente vive in Inghilterra, ha fornito un campione biologico per effettuare la comparazione.

Alessandro-Veltr

Gli esami sono stati svolti dal RIS dei Carabinieri di Roma. È stata confermata la coincidenza dei dati biologici forniti dal familiare con quelli tratti dai resti inumati alle Fosse Ardeatine. Il generale Alessandro Veltri, commissario generale per le onoranze ai caduti, ha quindi comunicato il risultato delle analisi alla famiglia che ha appreso con gioia l’esito.

Heinz Eric Tuchman era nato il 18 gennaio del 1911 a Magdeburgo, in Germania. Era un ebreo tedesco che fu costretto a fuggire prima in Dalmazia e poi a Padova dove venne arrestato assieme alla moglie e mandato all’internamento, nel 1942, nel Comune abruzzese di Fara Figliorum Petri, in provincia di Chieti.

Dopo l’8 settembre, con la situazione di caos che si venne a creare, Tuchman fuggì di nuovo ma venne arrestato a Civitaquana, in provincia di Pescara, e finì a Regina Coeli prima di essere trucidato, il 24 marzo del 1944, alle Fosse Ardeatine.

C’era anche il suo nome nella lista delle vittime del massacro nazista ma non vi era una corrispondenza con un corpo. Ora, finalmente, grazie al lavoro certosino degli esperti dell’Arma dei Carabinieri è arrivata quella certezza attesa 76 anni. È nei loro laboratori che si cercano le verità della storia.

 

Sin dal 2010 è stata avviata un’attività di identificazione attraverso l’utilizzo dell’esame del DNA, realizzato con il supporto del RIS di Roma e del laboratorio di Antropologia Molecolare dell’Università di Firenze, dei 10 dei 335 caduti noti dalle liste redatte dai nazisti per dare corso all’eccidio, ma ancora non identificati e inumati alle Fosse Ardeatine.

Un’attività resa possibile grazie alla sinergia tra Commissariato Generale, Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri delle Fosse Ardeatine e Comunità Ebraica, che mettendo reciprocamente a disposizione i propri archivi e facendo da tramite con le famiglie delle vittime, hanno consentito l’identificazione di 3 di essi, Salvatore La Rosa, Marco Moscati e Michele Partito, la cui ufficializzazione avvenne durante una cerimonia alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 23 marzo 2012.

All’epoca vennero archiviati i dati biologici dei resti mortali delle 7 vittime rimaste non identificate per poterli comparare con i campioni biologici di familiari che fossero stati successivamente ritrovati o si fossero spontaneamente proposti per tale comparazione. Ad aprile di quest’anno è stato possibile identificare anche il caduto Marian Reicher, attraverso la comparazione con il DNA del figlio David attualmente residente in Israele. Non appena sarà superata l’emergenza covid si svolgerà una solenne cerimonia per onorare la ritrovata identità di Tuchman e Reicher.

 

Sergio Schiavone

“È stato possibile effettuare un confronto partendo dal profilo del cromosoma y che è quello paterno – spiega il colonnello Sergio Schiavone, comandante del RIS di Roma – Abbiamo effettuato le analisi partendo da un campione di saliva del nipote e da un campione osseo molto degradato. Abbiamo utilizzato un software di kinship analysis che fornisce una previsione di studio della parentela. In questo caso avevamo dalla nostra parte anche la corrispondenza della valutazione antropometrica che confermava che la vittima era un uomo tra i 35 ed i 55 anni alto tra un metro e 70 ed un metro e 75. Per noi è stata una grandissima soddisfazione poter restituire un nome a questi resti. Di solito lavoriamo su casi giudiziari e di omicidi ma in questo caso l’emozione è stata ancora più grande e più intensa perché conosciamo la storia tragica di quest’uomo e di tutti coloro che furono vittime di quell’eccidio”.

“Restituire un nome ai resti mortali di un caduto, onorarne la memoria sono compiti che il Commissariato Generale persegue ogni giorno con determinazione e caparbietà perché ogni volta che riusciamo a fornire ad una famiglia una certezza ed un luogo da onorare, sul quale tornare e sul quale pregare possiamo dire che parte della nostra missione è compiuta” ha commentato il generale Veltri.

“ Fare di tutto per ridare l’identità ad una salma è un atto che dobbiamo a chi ha sacrificato la vita per la libertà. Congratulazioni al RIS dell’Arma dei Carabinieri e all’incessante lavoro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti – ha sottolineato il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini – I giovani devono conoscere le storie, le vite dei nostri caduti per mano del nazifascismo. La loro memoria va mantenuta viva e onorata secondo i principi della libertà e della democrazia, alla base della nostra Costituzione. Siamo vicini a loro e alle loro famiglie e l’Italia non li dimenticherà mai”.

(Messaggero)

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