Francesco, l’eretico grillino

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di Gerardo Verolino –

Sono trascorsi cinque anni dall’elezione al Soglio Pontificio del primo Papa grillino della storia. Francesco l o Bergoglio L’Onesto è infatti un raro caso di Papa che, anticipando i tumultuosi eventi che nelle elezioni politiche d el 2018 avrebbero stravolto il quadro politico nazionale, ha indossato i panni del movimentista, dell’agit-prop, del Savonarola, del fustigatore dei costumi, delpropugnatore della morale, del bonificatore delle stanze vaticane, del soccorritore degli ultimi, insomma di quell’Unto del Signore sceso sulla Terra per fare un repulisti generale del passato e indicare la retta via al suo popolo.

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Gerardo Verolino

In pratica, Jorge Mario Bergoglio, da vecchio furbone di tre cotte che annusa prima degli altri dove va il vento, ha capito, come il suo compare laico, Beppe Grillo, l’aria moralizzatrice che tirava nella società (non solo italiana) e ha cavalcato la tigre del malcontento generale atteggiandosi a Uomo della (Divina) Provvidenza, colui che non vi preoccupate-basta corruzione nella Chiesa cattolica-metto tutto a posto io.

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Assumendo gli abiti dimessi dell’uomo povero e senza vanità (anche se ogni suo abito della sartoria Gammarelli costa seicento euro) ma che in realtà trabocca di vanità atteggiandosi a pauperista di comodo, lasciando i finti agi degli appartamenti vaticani per quelli più disadorni (così è se vi pare) dei 70 metri quadrati di Santa Marta, rifiutando la mozzetta rossa, “paramenti da museo”, (“Questa te la metti tu!” dice a muso duro al povero maestro delle celebrazioni, Guido Marini, che gliela sta porgendo il giorno dell’investitura) perché lui, l’umile gesuita, non porta orpelli né simboli del potere, così si presenta al Mondo. Ma non basta. Parla un linguaggio che sembra semplice ma che in realtà è misero e somiglia a rozzi ed elementari discorsi da Bar di San Pietro.

Papa Ratzinger

Papa Ratzinger

Per chi è abituato all’alta lezione teologica di Ratzinger, capace di affascinare anche i non-credenti (si pensi alla lectio magistralis di Ratisbona su “Fede, ragione e università”) si è passati ai ragionamenti pedestri di Bergoglio specchietti per le allodole di quel popolaccio qualunquista che lui vuole carpire.

Si dice che Dio si esprima attraverso la lingua del Papa (cosa plausibile col sommo teologo Ratzinger e il Grande Comunicatore cristiano, Wojtyla) ma, attraverso Bergoglio, sembra parlare un Dio ubriaco o male in arnese.

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Una volta, in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais paragona, in uncerto senso, il presidente americano Trump a Hitler “perché anche Hitler fu eletto da popo lo”. In un’altra circostanza nega l’esistenza di un terrorismo l egato alle religioni omettendo, smemorato, il terrorismo islamico dell’Isis. Per promu overe lo Ius soli, cosa che non gli riguarderebbe, dice che il Salvatore è”colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza”.

Non pago, un’altra volta  paragona Gesù al diavolo. “Gesù si è fatto peccato, diavolo, serpente per noi”. Quasi una bestemmia. Ancora su Gesù, in un altro momentolo definisce eretico. Al che il giornale cattolico online “Difendiamo la Verità'”, in uno sferzante editoriale, scrive che “Bergoglio ha superato ogni limite” e che”siamo alla follia pura”.

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Racconta, anche, di essere stato in cura da una psicanalista: un Papa che va in analisi è davvero troppo anche per un ateo. Per giustificare, udite udite, i terroristi islamici che hanno ucciso i redattori del giornale satirico Charlie Ebdo dice che non bisogna offendere la religione altrui. E rincara.

Va bene la libertà d’espressione ma senza “provocare, insultare o ridicolizzare la fede degli altri” dichiara. E, aggiungendo che “se uno mi offende la madre gli do un pugno” e mimando proprio il gesto dell’atto di dare il pugno rivolto a chi gli era vicino.

Parole che sembrano uscite di bocca ad un tassinaro della Fede o ad un qualunquista grillino non al successore della cattedra di San Pietro. In politica estera ha una speciale attrazione per i dittatori sudamericani, dal cubano Raul Castro al cileno Maduro. Non a caso, oggi, a celebrare il  suo pontificato, è il quotidiano comunista de L’Avana, Granma.

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Ma anche con gli eletti dal popolo non va meglio. Quando incontra il boliviano Evo Morales riceve in dono un crocifisso a forma di falce e martello, simbolo sinistro di crimini efferati nel Mondo, che il Papa argentino accoglie sorridendo come se fosse il vecchio pupazzo Five di Canale 5.

Con Israele i rapporti sono, da subito, tesi. Nel 2015 riconosce, nello sconcerto generale, lo Stato palestinese.

Ogni volta che incontra Abu Mazen lo abbraccia come se fosse un vecchio amico e quando è invece Trump a “riconoscere” Gerusalemme come capitale israeliana, un accigliato Bergoglio tuona, col ditino puntato contro, che si ritorni subito allo “status quo”.

Pope Francis (R) shakes hands with Palestinian authority President Mahmud Abbas (L) after they exchanged gifts during a private audience on May 16, 2015 in Vatican. AFP PHOTO POOL / ALBERTO PIZZOLI (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Abu Mazen e Papa Francesco

È il Papa che cita spesso il”Gesù palestinese” e quando cel ebra messa a Betlemme è davanti ad un bambinello avvolto nella keifah. Ma ancora, Bergoglio è anche un Papa con la kippah secondo Sergio Yitzhak Minerbi storico vaticanista israeliano. “Nella Pasqua dopo la sua elezione e in quelle successive cita brani del Vangelo antisemiti” dice.
L’apice viene raggiunto quando Bergoglio, in un discorso nella Chiesa di San Bartolomeo sull’Isola Tiberina, paragona i Centri per i migranti italiani ai campi di concentramento nazisti insultando, nello stesso momento, il governo italiano che userebbe metodi da Terzo Reich e la comunità ebraica offesa dall’improprio paragone con i lager che banalizza l’Olocausto.

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Intanto a Roma qualcosa si muove se una settantina fra teologi, giornalisti e alti prelati (Il banchiere dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, il capo dei  Lefebvriani,Bernard Fellay, il direttore della rivista “Radici Cristiane”, Mauro Faverzani, tra gli altri) sottoscrivono un documento accusandolo di ben 7 eresie.

E il filosofo metafisico, monsignor Livi, decano della dottrina cattolica contemporanea, dice che quello di Bergoglio è “un Pontificato divisivo” e con lui la “Chiesa è allo sbando”. Su Internet fioccano i blog di aperta critica al Papa eretico. Da “Stilum Curiae” del vaticanista Marco Tosatti a Anonimi della Croce”. Da “Riscossa Cristiana” a “La Nuova Bussola Quotidiana” diretto da Riccardo Cascioli. Da “Libertà e Persona” a Papalepapale.it (sito improvvisamente scomparso da internet) al gruppo “In favore dei francescani dell’Immacolata”.

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Gerhard Muller

Lo stesso cardinal Gerhard Muller, ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, preoccupato per la deriva qualunquista presa dal Vaticano, sostiene che il Papa si esprime “in modo infelice, fuorviante o vago”.

Nel clima di contestazione generale che spira nel mondo si inserisce perfettamente l’elezione di un Papa “anti-teologico”, populista e grillino come Bergoglio che, elevato cinque anni fa al Soglio pontificio, più che riformare la Chiesa, sembra proprio voglia squassarla. C’è il rischio concreto che altri cinque o più anni di dottrina vaffanculista bergogliana finiranno per demolirla del tutto.

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