Francia, 120mila donne infibulate
Ma la Schiappa ministra di Macron
“sbraita” contro le miss del Tour

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di Mauro Zanon –

Mentre Marlène Schiappa, ministra per le Pari opportunità, sbraita per la presenza di piacevoli ragazze che premiano i ciclisti sul podio del Tour de France, parlando di «tradizione sessista» da debellare, nelle periferie multietniche francesi va in scena una barbarie silenziosa che dovrebbe fare le prime pagine dei giornali, e invece viene puntualmente relegata a un trafiletto: le mutilazioni genitali ai danni delle donne immigrate, originarie di Paesi islamici dove la pratica dell’infibulazione è diffusa.

Mauro Zanon

Mauro Zanon

Negli anni 2000, il numero di donne residenti sul suolo francese vittime di infibulazioni toccava quota 62mila, un dato che era già molto inquietante e che aveva scosso a ragione l’opinione pubblica.

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La barbarie della infibulazione

Ma secondo quanto appena riportato dal Bollettino epidemiologico settimanale dell’Istituto nazionale di previdenza sanitaria francese, oggi sono più di 120mila le donne che subiscono tali violenze. «All’inizio degli anni 2010, circa 124.355 donne adulte “mutilate” vivevano in Francia», hanno scritto gli autori del bollettino.

Cifre ottenute attraverso le «313,765 donne adulte originarie di un Paese a rischio, o perché vi sono nate (7 su 10), o perché il loro padre o la loro madre vi sono nati (le “seconde generazioni”)», viene precisato nel rapporto.

Marlène Schiappa

La ministra delle Pari opportunità Marlène Schiappa

Ma come si spiega questo aumento esponenziale di donne infibulate? «Con la femminilizzazione della popolazione migrante in provenienza dall’Africa subsahariana e con l’invecchiamento delle “seconde generazioni”», precisa il Bollettino epidemiologico settimanale.

L’aumento dell’immigrazione dai Paesi islamici, e la conseguente importazione di alcune pratiche, ha insomma coinciso con l’esplosione dei casi di infibulazione.

Nibali fra le miss del tour de france

La pericolosa «tradizione sessista» delle miss del Tour

Per aiutare queste donne, viene indicato nel rapporto, «sono state messe a punto delle azioni di prevenzione a destinazione delle famiglie originarie dei Paesi dove queste pratiche sono diffuse e presso gli operatori sanitari e sociali suscettibili di essere confrontati alla gestione di questi rischi».

Il governo, a giugno, ha annunciato un piano di lotta contro le mutilazioni genitali. Ma non sarà certo facile andare a sradicare questa pratica disumana nelle periferie dove l’islam detta legge.

 (Libero)

 

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