Gad & Salomone
E la “discarica” dei cento e uno

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Gad Lerner e Salomone, Moni, Ovadia

di Gerardo Verolino –

La Salvinifobia lambisce anche Israele, dove il ministro degli interni italiano, sarà in visita per due giorni per incontrare il primo ministro Netanyahu e per visitare lo Yad Vashem. “Dovrebbe essere persona non gradita” secondo il quotidiano “Haaretz” asserendo che così la pensa anche il presidente Reuven Riviln che si rifiuta, per altri impegni in agenda, di incontrarlo. A seguire si accodano “il Fatto quotidiano”, e “Il manifesto”, quotidiani propalatori seriali di odio anti-israeliano, i quali, da che pulpito, propagandano, in ogni momento, la tesi aberrante di Israele Stato nazista, che si chiedono allarmati come possa la nazione ebraica accogliere un fascista di tal fatta.

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Gerardo Verolino

E per ultimi ecco cento rispettabili ebrei-italiani, capitanati dall’onnipresente Gad Lerner, il quale viene ridestato e scongelato dal freezer di casa sua solo quando si tratta di accusare in qualche modo Israele, che in un’allarmata lettera aperta chiedono a Salvini di condannare gli atti di anti-semitismo “in movimenti e partiti della destra etno-nazionalista in Italia e in Europa” e degli “atti aggressivi” contro le comunità Rom e Sinti e di “razzismo contro stranieri e migranti”. Come farà Salvini a metter piede in Israele se non c’è la benedizione di Gad?

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L’articolo di “Haaretz”

Ma mentre i cento signori vestono i panni degli inquisitori (nessuno nega questo diritto) per fare il terzo grado a Salvini, che si dichiara amico di Israele, per capire quanta verità ci sia nelle sue parole, col dito puntato contro, gli intimano di fare l’atto di fede di ripudio e di lotta all’antisemitismo (ma perché proprio lui che finora non ha dato segni di odio anti-ebraico?) accade che sulle pagine de “Il manifesto”, la cui intestazione ricorda due pessimi esempi della storia: il Manifesto di Marx e (incidentalmente) quello della Razza mussoliniana (meglio soprassedere), Moni Ovadia, il Vate, in un articolo contro Salvini e Israele, ad un certo punto, imprudentemente, scriva: “Se gli ebrei del tempo di Hitler fossero stati come gli israeliani alla Netanyahu, i nazisti avrebbero progettato la Endlosung (la soluzione finale)? La mia risposta è: non credo”.

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In pratica il signor Ovadia sta mettendo sullo stesso piano le vittime ebree e i carnefici nazisti dicendo che, oggi, sarebbero più o meno della stessa pasta. Un abominio e un insulto che, nessuno, al giornale ha pensato di cassare o di correggere prima di arrivare, comodamente, nel suo lento e ignominioso viaggio, dal computer di Ovadia alla stampa.

Gad Lerner

Gad Lerner

Nessuno ha avvisato il signor Ovadia di ciò che stava scrivendo e di che conseguenze avrebbe avuto sulla comunità ebraica che, difatti, sta protestando, veementemente, come un sol uomo, dopo aver letto una frase così oscena. O forse sì. Ma neppure loro si sono accorti della gravità di quella insultante affermazione.

E dunque, l’abborracciato Tribunale dell’inquisizione (formato da amabili persone) mette sotto processo (in un dibattimento che si basa sulla presunzione del reato di antisemitismo) Salvini. E tace, per il momento, sull’aberrante giudizio di Ovadia.

Ma si sa, Salvini è il prototipo del truce. Ha modi inurbani. È un villico. Posta delle foto grossolane e di cattivo gusto. Pubblica su Instagram immagini di piatti da osteria in primo piano. È il food-porn-pacchiano-padano. Sale sulla ruspa. Veste sciatto e quando si denuda mostra, come nello scatto della Isoardi, quella pinguedine da italiano medio tifoso, pantofolaio e bevitore.

WCENTER 0XQDDBUILF Il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, durante la sua visita in Israele, 31 marzo 2016. ANSA/FACEBOOK MATTEO SALVINI +++ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING+++

Salvini durante la sua visita in Israele nel marzo 2016

In più ha partecipato come concorrente a programmi nazional-popolari come “Doppio Slalom” e “Il Pranzo è servito”. Orrore. Pessimi presupposti che ingenerano diffidenza e sospetto.

Invece, Ovadia è uno dei nostri. È scrittore. È musicista. Si chiama Salomone ma si fa chiamare Moni che fa tanto salotti alto-borghesi radical-chic.

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Moni Ovadia

È regista che gira il mondo. È attore. Suona il violino, la tromba. Proviene da una famiglia di cultura ebraica-sefardita. È intriso di cultura yiddish. È anche vegetariano (sulle sue foto Instagram ci saranno, al più due olive e l’insalata). Se guarda i quiz di Canale 5 è solo per vomitare. La ruspa, per lui, è l’emblema della rozzezza politica dei nostri tempi. È una gran brava persona, colta e raffinata. Peccato che metta sullo stesso piano ebrei e nazisti usando, dall’alto della sua conoscenza, la dotta parola, come una lama, per offendere un popolo. Attendiamo, fiduciosi, la convocazione anche dell’Eccelso dal Tribunale dell’Inquisizione.

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