Gantz, “non aspetteremo
i palestinesi all’infinito”

Benni Gantz

Israele non continuerà ad aspettare i palestinesi se questi continueranno a rifiutarsi di sedere al tavolo negoziale. Lo ha detto  il ministro della difesa e primo ministro vicario israeliano, Benny Gantz, parlando in una conferenza stampa a Tel Aviv dei piani per l’estensione della giurisdizione israeliana su porzioni della Cisgiordania nel quadro del piano per il Medio Oriente dell’amministrazione americana. “Non affonderemo nella merda dei palestinesi – ha detto Gantz. I palestinesi continuano a rifiutare il dialogo e a restare nella loro merda, ma se preferiscono non intrattenere colloqui con Israele sull’annessione, allora dovremo andare avanti senza di loro”.

Gantz ha aggiunto che intende adoperarsi al contempo per ridurre al minimo la prospettiva che Israele cessi di essere un paese a maggioranza ebraica e per salvaguardare la sicurezza di Israele, il tutto in stretto contatto con gli Stati Uniti e altri paesi, nonché coi palestinesi “nella misura in cui loro decideranno di partecipare alle trattative”.

Secondo Gantz, l’eventuale annessione non cambierebbe nulla sul campo e nella routine quotidiana di palestinesi e israeliani che vivono in Cisgiordania. Il vantaggio della cosiddetta annessione, secondo Gantz, consiste principalmente nella prospettiva di poter sbloccare la situazione di totale stallo diplomatico tra Israele e l’Autorità Palestinese.

Protesta contro il Piano Trump e le annessioni

Il piano Trump, ha detto Gantz, “è il primo che guarda in modo realistico a quello che avviene sul terreno. Ciò che faremo avrà delle conseguenze, così come avrà delle conseguenze ciò che non faremo”. Si ritiene che Gantz sia favorevole ad “annettere” solo una piccola area, preferibilmente alcuni dei principali blocchi di insediamenti.

L’annessione “avrà un effetto a lungo termine sulla sicurezza di Israele – ha spiegato Gantz – e quindi i complicati piani devono essere attuati in modo responsabile. E’ necessario che lo stato di Israele sia sicuro, ebraico e democratico, oltre che economicamente prospero, e questi piani devono tradursi in concetti pratici su cosa fare e cosa non fare. Non porteremo palestinesi dentro il nostro territorio. Non violeremo i diritti umani né la libertà di movimento. Opereremo in coordinamento con tutti i paesi della regione con cui siamo in contatto. Non metteremo a rischio i trattati di pace che già esistono (con Giordania ed Egitto) ed effettueremo un processo ordinato per quanto riguarda le Forze di Difesa e in termini di politica del gabinetto di sicurezza”.

(Israelenet)

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