Gaza, un film di morte
con la regia di Hamas

epa06736160 Palestinias protesters gesture to others to help them in pulling a barbed wire fence installed by Israeli army along the border during clashes after protests near the border with Israel in the east of Gaza Strip, 14 May 2018. According to media reports, at least 41 Palestinians were killed and more than 1800 wounded during clashes in Gaza-Israeli border during clashes against the US embassy move to Jerusalem as well as marking Nakba Day. Palestinians are marking the Nakba Day, or the day of the disaster, when more than 700 thousand Palestinians were forcefully expelled from their villages during the war that led to the creation of the state of Israel on 15 May 1948. Protesters call for the right of Palestinians to return to their homeland.  EPA/MOHAMMED SABER

Sebbene abbia cercato di dipingere le settimane di manifestazioni violente lungo il confine fra Gaza e Israele come “proteste popolari spontanee”, Hamas è stata pesantemente coinvolta nella pianificazione degli scontri e ha fornito ai partecipanti agghiaccinati istruzioni su quello che dovevano fare. La tv Hadashot ha riferito che il gruppo terroristico, che controlla con pugno di ferro la striscia di Gaza sin dal 2007, ha diffuso direttive dettagliate attraverso i social network in vista degli scontri culminati nelle violenze di lunedì scorso.

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Le direttive di Hamas si sono spinte al punto di indicare ai manifestanti in quale esatta comunità israeliana ogni capo terrorista avrebbe tenuto i discorsi della vittoria una volta che i palestinesi avessero raggiunto l’obiettivo dichiarato di sfondare il confine e riversarsi, armati, su villaggi e kibbutz.

Ai manifestanti è stato detto di armarsi con “coltelli o pistole” da nascondere sotto gli abiti per usarli una volta varcato il confine. “Cercate di scacciare i tiratori scelti (israeliani) dalle loro posizioni” aggiungevano le istruzioni, accompagnate da mappe e foto satellitari con indicate le comunità civili israeliane su cui i palestinesi avrebbero dovuto avventarsi a migliaia.

Kobi Heller

Kobi Heller

Il colonnello Kobi Heller, comandante della brigata meridionale delle Forze di Difesa israeliane, ha detto all’emittente che queste informazioni corrispondono al materiale che era in possesso dei militari sulla partita che si stava giocando alla frontiera. “In fin dei conti – ha spiegato Heller – tutti coloro che si sono avvicinati alla recinzione di confine lo hanno fatto senza dubbio sotto le direttive di Hamas. Ma loro, i capi di Hamas, non erano presenti durante le violenze di lunedì. Lunedì scorso non sono venuti al confine: avevano paura. Quelli che c’erano erano migliaia di manifestanti invasati. Qualcuno li ha infiammati e li ha spinti a scagliarsi contro i soldati al confine. Per inciso – ha aggiunto Heller – se non avessero dato l’assalto in quel modo, i nostri soldati non avrebbero fatto nulla”.

Akhsan Daksa

Akhsan Daksa

Il tenente colonello Akhsan Daksa, comandante della VII brigata corazzata, ha ribadito a Hadashot tv che ai tiratori scelti non è mai stata data carta bianca. “Nient’affatto. Esiste una procedura di autorizzazione molto precisa” ha detto Daksa. E ha aggiunto: “Ho combattuto nella seconda guerra in Libano (estate 2006) e nell’operazione anti-Hamas dell’estate 2014. Quella che ho visto all’opera, qui, è la violenza di un campo di battaglia”. Daksa, che parla arabo, racconta d’aver interloquito con alcuni manifestanti al di là della recinzione, a volte “a soli cinque metri di distanza”.

"Dicono ai bambini piccoli di andare avanti l’esercito israeliano non spara ai bambini piccoli

“Dicono ai bambini piccoli di andare avanti: l’esercito israeliano non spara ai bambini piccoli”

E quelli gli dicevano: “Stiamo andando a Nahal Oz e negli altri villaggi, le nostre preghiere di oggi si terranno lì”. Lui diceva loro di allontanarsi dalla recinzione: “Ciò che state facendo non servirà a niente, non è questo il modo”. Ma quando i “manifestanti” sono arrivati in massa e hanno iniziato a lanciare granate e ordigni “non c’è stato altro da fare che ricorrere al fuoco dei tiratori scelti”. Ha concluso Heller: “Se la settimana scorsa non avessimo tenuto il confine, garantendo che Hamas, Jihad Islamica e simili si scontrassero con un muro di soldati in assetto da combattimento, quella folla si sarebbe riversata sulle comunità civili israeliane“. Con quali conseguenze, è facile immaginare.

(Times of Israel, Israelenet)

 

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