Gerusalemme
Dove da sempre si fa la storia

images

di Fiamma Nirenstein –

Fare storia: il popolo ebraico è specializzato in questo soggetto specialmente quando si tratta di Gerusalemme. David, Salomone, i babilonesi, gli antichi romani, i greci, e poi di nuovo gli ebrei. La lotta è stata dura per il popolo ebraico. Ma ieri è stato un altro grande giorno per l’antichissimo popolo di Israele e la sua capitale dove tutto è successo.

Fiamma Nirenstein 3

Fiamma Nirenstein

E, nonostante il palcoscenico fosse girevole e l’attenzione collettiva si spostasse spesso sul confine con Gaza dove ci sono stati 55 morti e più di 2.700 feriti (il vicino Egitto ha aperto i suoi ospedali per curarli e gli Emirati hanno sbloccato 5 milioni di dollari), ieri il quartiere modesto e lievemente remoto di Talpiot ha fatto storia. Qui si trova l’ex consolato degli Stati Uniti, da ieri Ambasciata Americana a Gerusalemme.

epa06733251 A handout photo made available by the US embassy in Tel Aviv shows US Ambassador to Israel David Friedman (L) welcomes White House senior advisor Ivanka Trump (R) upon their arrival at the Ben Gurion International Airport, near Lod, Israel, 13 May 2018. The US Embassy in Jerusalem will be inaugurated on 14 May following its controversial move from Tel Aviv. US President Trump in December 2017 recognized Jerusalem as Israel's capital. EPA/David Azagury/U.S. Embassy Tel Aviv / HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

David Friedman e Ivanka Trump

A dicembre Trump l’ha stabilito, solo cinque mesi dopo l’ha realizzato, come ha detto il suo genero Jared Kushner, con puntualità e coraggio inedito. Ivanka Trump ha scoperto la nuova insegna blu con lo stemma e il nome del presidente Trump inciso per i posteri nella pietra di Gerusalemme.

Con lei il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin, un vero alter ego del presidente. Per Israele è stato un momento fondamentale, una specie di nozze d’oro nutrite di reciproco entusiasmo con il Paese il cui presidente Truman riconobbe lo Stato d’Israele 70 anni fa, 11 minuti dopo che Ben Gurion l’ebbe proclamato.

epa06733571 Ivanka Trump (R) and her husband Jared Kushner (L) attend a reception ceremony for the US delegation ahead of the move of the US embassy to Jerusalem at the Israeli Foreign Ministry in Jerusalem, Israel, 13 May 2018. US President Trump's administration will officially transfer the ambassador's offices to the consulate building and temporarily use it as the new US Embassy in Jerusalem as of 14 May 2018. Trump in December last year recognized Jerusalem as Israel's capital and announced an embassy move from Tel Aviv, prompting protests in the occupied Palestinian territories and several Muslim-majority countries EPA/ABIR SULTAN

Jared Kushner e Ivanka Trump

«E poi si pentì di averci messo troppo» come ha detto emozionato aprendo la cerimonia David Friedman, l’ambasciatore americano. Netanyahu ha riconosciuto l’impegno di Friedman stesso nel realizzare quello che per lui, ha detto, era un sogno da vent’anni: essere il primo ambasciatore degli Usa a Gerusalemme. È stata una parata di gioia di fronte a 800 ospiti seduti in un teatro costruito per l’occasione, 250 membri della delegazione americana, personaggi di primaria importanza come Jared Kushner, consigliere di Trump e marito di Ivanka; c’era anche il vice segretario di Stato John Sullivan, l’incaricato per il Medio Oriente Jason Greenblatt, molti membri del Senato e del Congresso, parecchi democratici fra cui Joseph Lieberman, e naturalmente da parte israeliana oltre a Netanyahu anche il presidente della Repubblica Reuven Rivlin, membri della Knesset, del governo, dell’opposizione, del rabbinato e anche del mondo cristiano che è stato un grande alleato del passaggio nella Città Santa.

Palestinian medics and protesters evacuate a seriously wounded youth during a deadly protest at the Gaza Strip's border with Israel, east of Khan Younis, Gaza Strip, Monday, May 14, 2018. Thousands of Palestinians are protesting near Gaza's border with Israel, as Israel celebrates the inauguration of a new U.S. Embassy in contested Jerusalem. (ANSA/AP Photo/Adel Hana) [CopyrightNotice: Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved.]

Hamas ha mandato all’assalto del confine il suo popolo

Il punto di Netanyahu e degli altri israeliani è stata la storicità del momento, il riconoscimento di una verità indiscutibile, negata pretestuosamente o ignorata per motivi opportunistici (cosa che anche ieri parte dell’Ue ha seguitato a fare) e invece scolpita per sempre nella storia ebraica: Bibi ha ricordato quando sulla stessa altura dove sorge il consolato, ora ambasciata, correva a tre anni col fratello di sei anni Yoni, ed era proibito allontanarsi per paura degli agguati o dei rapimenti.

Ecco, ha detto, invece adesso è qui l’Ambasciata del Paese più amico del mondo, e ha ringraziato Trump. Il suo discorso di due minuti ha indicato il significato che il presidente vuole dare alla sua mossa: da una parte un segnale di amicizia immortale, di realizzazione dovuta di una promessa; dall’altra l’apertura di una fase in cui si renda possibile una pace coi palestinesi basata sulla realtà, e sui vantaggi di cui i palestinesi potrebbero godere. Kushner è tornato su questo punto, parlando di valori condivisi, specie quello della libertà; presto è probabile che gli Usa presentino il piano di cui si parla da tempo e di cui Abu Mazen al momento non vuol sentir parlare.

epa06735632 A Palestinian female demonstrator waves a Palestinian flag during a protest against the US Embassy move to Jerusalem and ahead of the 70th anniversary of Nakba, at the Gaza-Israeli border, in Abu Safia, Gaza Strip, 14 May 2018. According to media reports, at least 37 Palestinians were killed and more than 1600 wounded during clashes in Gaza-Israeli border during clashes against the US embassy move to Jerusalem as well as marking Nakba Day. Palestinians are marking the Nakba Day, or the day of the disaster, when more than 700 thousand Palestinians were forcefully expelled from their villages during the war that led to the creation of the state of Israel on 15 May 1948. Protesters call for the right of Palestinians to return to their homeland. EPA/LUCA PIERGIOVANNI

Nel frattempo, a Gaza la situazione ha raggiunto il calore bianco: Hamas ha mobilitato non i centomila che aveva annunciato, ma circa 50mila persone, anche donne e bambini, spingendoli al confine con Israele. L’intenzione fin dall’inizio è stata quella di provocare scontri definiti dall’esercito «molto violenti» per penetrare oltre il filo spinato, cosa che sarebbe ovviamente foriera di attentati e violenze sul terreno israeliano, nelle case, per le strade, nei kibbutz.

I drappelli d’attacco erano formati almeno per il 50 per cento, secondo l’esercito, da membri di Hamas, e si sono avvicinati con cesoie, armi, bombe molotov mentre venivano bruciati copertoni per coprire i gruppi col fumo. L’esercito li ha fermati, e purtroppo i morti che Hamas cercava per contrastare l’effetto internazionale del riconoscimento di Gerusalemme toccano un numero molto elevato.

(Giornale)

 

Condividi
Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein

Giornalista