Gesù, ebreo

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di Lisa Palmieri Billig *

Le parole pronunciate a Trieste il 18 novembre da un Consigliere Comunale di Forza Nuova (ed ex-Lega), “Mi sento offeso come cattolico” perché Lilliana Segre aveva detto che “Gesù era ebreo”, più che suscitare stupore per l’ignoranza totale della storia della propria religione, ci manda un segnale di allarme sullo stato generale di conoscenza delle origini del cristianesimo e il suo profondo radicamento nell’ebraismo. 

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Lisa Palmieri Billig

Ha scritto Corrado Augias su La Repubblica il 30 novembre: “È accaduto più volte anche a me: se in pubblico si afferma che Gesù era un ebreo, figlio di ebrei, morto da ebreo, si notano a volte reazioni di evidente sconcerto. Eppure, le Scritture sono chiare: Gesù otto giorni dopo la nascita viene circonciso, siglando così secondo la Torah (la Legge) il suo patto con il Santo Benedetto”.

Corrado Augias

Corrado Augias

E don Giuliano Savina, direttore per l’ecumenismo della Cei, che ha appena pubblicato un libro attualissimo “Formare la coscienza per affinare lo sguardo. L’urgenza permanente di una catechesi confessionale ecumenica e interreligiosa”, durante un’intervista a Vatican Insider del 12 settembre 2018 ci ha raccontato che quando era parroco a Milano i suoi parrocchiani sono ripetutamente rimasti “scioccati” quando rivelava loro la ovvia, risaputa verità che “Gesù non era un Cristiano, non è mai entrato in una chiesa. Era un Ebreo e frequentava la sinagoga”. Per poi proporre: “Anche noi visiteremo la sinagoga per sperimentare il modo in cui Gesù praticò la sua fede”.

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Possiamo infatti affermare che queste avvilenti attestazioni di profonda ignoranza religiosa e storica segnalano non solo il basso livello culturale di alcuni parlamentari di certi partiti, che si estende trasversalmente a tutti i partiti politici italiani, ma toccano anche larghe fette della popolazione generale. Tra i tanti commenti che abbiamo sentito dopo la notizia di Trieste, c’è anche una surreale conversazione sentita al bar, “Ma certo che Gesù non era ebreo – era palestinese!” . Dice don Giuliano, “’Nostra Aetate’ e tutti i documenti successivi scritti dalla Chiesa cattolica per combattere l’antisemitismo e rafforzare i legami tra le due religioni fraterne sono rimasti sui libri a raccogliere polvere invece di essere tradotti nella vita quotidiana del   le persone”.

Il quarto paragrafo del documento Conciliare “Nostra Aetate” di cui ricorre il cinquantacinquesimo anniversario l’anno prossimo prometteva l’inaugurazione di una nuova era di fratellanza e comprensione reciproca, ma mentre ai livelli alti delle gerarchie religiose sono stati fatti grandissimi passi in avanti, evidentemente i contenuti non sono penetrati con uguale vigore al livello base dei credenti, al “popolo”; i pregiudizi antisemiti che in questi giorni cerchiamo con tanto impegno di combattere riemergono anche a causa di un profondo analfabetismo storico e religioso.

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Rabbi Heschel e il cardinal Bea

Certo, i pregiudizi di origine teologica sono solo una espressione tra i tanti pregiudizi e le innumerevoli frottole antisemite che circolano intorno al bisogno eterno di trovare un capro espiatorio per sfogare le proprie rabbie, i malumori per l’economia, la burocrazia, e la mancanza generale di fiducia e speranza per un futuro migliore.

Esistono perfino professori di filosofia di rinomate università che per decenni hanno insegnato la “verità” delle nefandezze contenute nel riconosciuto falso storico inventato ad arte dal governo dello Czar della Russia nei primi anni del novecento per incolpare gli ebrei di un fantomatico complotto per dominare il mondo intero, “i Protocolli dei Savi di Sion”, un libro che costituisce la fonte primaria di tutte le teorie complottistiche contro gli ebrei e la propaganda fascista e neonazista che portò nel secolo scorso all’orrore della “Soluzione Finale” e che oggi circola liberamente in Italia e in molti Stati Arabi dov’è addirittura un “best seller”, soggetto di popolari Soap televisive e che abbiamo sentito citato come testo credibile perfino al livello universitario e all’interno del Parlamento Italiano.

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Segnalato un suo tweet al rettore dell’università da un giornalista attento ai social media, questo “Professore” è finalmente stato costretto a porre fine alla sua abominevole “attività” (ma quanti giovani menti ingenue avrà avvelenato in questi anni?).

Oggi sono riemerse ragnatele multiformi di antisemitismo, ma come coraggiosamente riconosciuto dai grandi protagonisti del Concilio Vaticano II, “l’insegnamento del disprezzo” praticato ai fedeli del cristianesimo ha per quasi duemila anni predisposto le menti ad accettare senza dubbio alcuno tutte le altre sprezzanti menzogne sul popolo e la fede dal quale è nato Gesù, i cui principi etici ancora oggi rappresentano il fondamentale corpus morale di ambedue queste religioni fraterne.

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Wlodek Goldkorn

Il saggista e scrittore Wlodek Goldkorn ha scritto recentemente (su “L’Espresso”) “…e gli ebrei finiscono condannati perché il cristianesimo stenta a riconoscere per lunghi secoli le proprie radici giudaiche, anzi per esistere ne deve prendere le distanze.”

A dire il vero, molti passi significativi si stanno facendo, sebbene la necessità di proseguire lungo questo cammino diventa sempre più urgente e drammaticamente incalzante.

Lo scorso anno la Pontificia Università Gregoriana insieme con il suo Centro Cardinale Bea per gli Studi Giudaici, l’Istituto Biblico, e di concerto con la AJC-American Jewish Committee – ha organizzato il primo convegno internazionale e interreligioso ad altissimo livello di studiosi e esperti su “Gesù e i Farisei” di portata epocale con l’intento di sfatare il luogo comune che ricorre anche ai livelli più alti della Chiesa in cui la parola “fariseo” è venuta a simboleggiare tutto ciò che oggi si frappone e contrasta il messaggio e l’insegnamento di Gesù, spesso utilizzato a popolare come espressione di disprezzo nei confronti del popolo ebraico.

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È stato un evento molto seguito e partecipato, che è possibile rivedere anche oggi sul video che si trova sul sito dell’Istituto Cardinale Bea, e che ora costituisce anche la base di una mini-serie di trasmissioni sui farisei della Radio Vaticana (per ora solo in lingua tedesca) che sarà trasmesso durante le 4 domeniche dell’Avvento.

Si chiama “Rettet di Pharisàer” (Salvate i Farisei) e inizia con una barzelletta riguardante una immaginata consultazione a Roma fra un Gesuita, un rabbino e un Pastore Protestante della durata di tre giorni; alla fine i tre annunciano:  “Gentili Signore e Signori, abbiamo deciso di terminare la discriminazione contro i Farisei”.

Altri sviluppi positivi che evidenziano una presa di coscienza sui pericoli di un ritorno al passato includono il progetto dell’ambasciata americana presso la Santa Sede di organizzare una conferenza internazionale e interreligiosa a Roma a marzo 2020 per combattere l’antisemitismo riunendo le forze (“Partnering to combat Antisemitism”.)

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Gualtiero Bassetti

E in questi giorni il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti ha inaugurato il quarantesimo Colloquio ebraico-cristiano di Camaldoli parlando di “segnali preoccupanti di antisemitismo” che necessitano “la purificazione del linguaggio e la cura della memoria… indispensabili anche nella nostra catechesi, soprattutto nella nostra predicazione domenicale….”. E ancora, “per comprendere meglio la nostra fede cristiana è fondamentale il dialogo con l’ebraismo vivente”.

Si può costatare che l’impegno e la sfida della Chiesa quale riferimento e faro nella lotta contro l’antisemitismo rimane intatto: ma per porre rimedio alla dilagante ignoranza che si presta al condizionamento da antiche e nuove subdole e infide ideologie fuorvianti è auspicabile che questo impegno sia accompagnato da una riflessione sui metodi impiegati finora nella trasmissione del Magistero ecclesiale e che coinvolga sacerdoti, operatori di media cattolici, gli insegnanti di Religione nelle scuole, i responsabili delle parrocchie, della catechesi, della Cei, delle Pontificie Università che formano i futuri sacerdoti in tutto il mondo, dei Pontifici Consigli per la Cultura e per il Dialogo Interreligioso tra gli altri, chiedendosi se quei metodi siano davvero funzionali allo scopo prefisso o se invece non vadano ripensati.

7 Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II

Ci siamo rallegrati dei progressi e della buona volontà di una grande parte del mondo cattolico istituzionale e non, abbiamo avuto un grande Papa, il Santo Giovanni Paolo II che ha compiuto indimenticabili gesti e dichiarazioni riguardanti la presa di coscienza degli errori del passato, e ci eravamo anche commossi. Ora però è urgente e necessario non abbassare la guardia; il riaffacciarsi di germi pericolosi per tutti, che portano con sé i fantasmi di un tragico passato, va estirpato prima che sia troppo tardi.

L’allarme in Europa è già alto e arriva da ambienti molto diversi come confermato dai numeri e dalle inchieste.

Secondo gli ultimi sondaggi in Germania tra il 2017 e 2018 gli episodi di odio antiebraico sono aumentati da 1.504 a 1.799, di cui il 90% commessi da militanti di estrema destra; in Francia sono stati registrati 6000 atti antisemiti solo lo scorso anno: un aumento del 74%, la maggior parte dei quali ad opera di islamisti radicali di provenienza di famiglie dell’immigrazione araba.

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eremy Corbyn leader del Partito Laburista

In Inghilterra l’antisemitismo è politicizzato e deriva da un odio viscerale nei confronti di Israele fomentato da una fetta consistente della sinistra politica cosidetta “politically correct”, spesso camuffato dall’espressione: “Legittima critica della politica di Israele”.

Nei paesi dell’est Europeo l’antisemitismo antico e “classico” di origine teologico –  ancora non sconfitto –  è alimentato da una storia del comunismo inquinata e distorta da bugie e mezze verità. Ovunque aumenta l’esodo di ebrei europei verso Israele, la patria sognata come rifugio dall’antisemitismo, da Theodor Herzl un centinaio di anni fa.

L’Italia ancora sostanzialmente si salva;  la grande maggioranza della popolazione, del governo e della Chiesa è solidale. Vogliamo sperare anzi che si allarghi la sfera di questa preziosa solidarietà e che le buone intenzioni si trasformino sempre di più in atti concreti di educazione alla conoscenza, la coscienza e la verità.

*Rappresentante in Italia e presso la Sante Sede dell’AJC – American Jewish Committee

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