Ghajar, la ricerca di una identità

di Sharon Nizza –

C’è una battuta in voga tra gli abitanti di Ghajar: «Siamo gli unici che viaggiano in Medio Oriente senza mettere piede fuori casa». Perché in questo villaggio di 2800 anime puoi dire di essere in Israele, Libano o Siria. Il Libano lo rivendica, imputando a Israele una permanente infrazione della Linea Blu, tracciata nel 2000 per definire íl confine dopo il ritiro israeliano dal Sud del Libano. Il divario tra realtà sul campo e diplomazia cartografica, nota piaga mediorientale, a Ghajar è riassunto magistralmente: la Linea Blu divide in due il villaggio.

Sharon-Nizza

A Nord Libano, a Sud Israele. Ma solo “sulla carta”: di fatto gli abitanti sono israeliani e non vi è delimitazione fisica. «Nel 2000 quando l’Onu ha tracciato il confine proprio in mezzo al nostro villaggio, abbiamo sollevato una protesta internazionale» racconta Jamal Khatib, il nostro ospite. In un suo libro ha raccolto le lettere inviate allora a tutti i leader del mondo: «Aiutateci a non essere divisi» invocavano.

La controversia risale al ’67, quando Israele, dopo la Guerra dei Sei giorni, conquista dalla Siria le Alture del Golan. Gli abitanti del villaggio, allora solo 600, sventolarono bandiera bianca e passarono sotto l’amministrazione israeliana.

Nel 1981 divennero cittadini, l’unico comune alawita d’Israele. Fino allo scoppio della guerra civile in Siria, racconta Jamal, molti dei loro ragazzi – con un permesso speciale – andavano a studiare all’università a Damasco, passando attraverso il valico di Quneitra. Nel 2005, Hezbollah si infiltrò a Ghajar da nord cercando di attaccare, senza successo, i soldati della vedetta israeliana. Il 12 luglio 2006 l’operazione andò in porto in un altro punto del confine: Hezbollah uccise otto soldati e ne rapi due, innescando la Seconda guerra del Libano, conclusasi 34 giorni dopo con l’adozione della risoluzione Onu 1701 che stabiliva il potenziamento della missione di interposizione Unifil. Dopo la guerra, Israele costruì una barriera per proteggere Ghajar da infiltrazioni a nord, e da qui l’infrazione.

Ma sono gli stessi cittadini di Ghajar a contestare la rivendicazione libanese: «Noi siamo siriani, le Alture del Golan appartenevano alla Siria prima.

Con il Libano non c’entriamo nulla», spiega Jamal. «Mettere sullo stesso piano la controversia su Ghajar, o i nostri droni che sorvolano lo spazio aereo libanese, e le violazioni di Hezbollah, non regge» dice a Repubblica Assaf Orion, ricercatore per l’INSS di Tel Aviv, fino al 2015 capo della delegazione israeliana agli incontri tripartiti tra gli eserciti dei due Paesi e Unifil. Ma sono anni che Israele denuncia la mancata implementazione de facto della risoluzione 1701, secondo cui le uniche forze armate nel Sud del Libano devono essere l’esercito libanese e Unifil.

Le vedette di Hezbollah sono invece visibili a occhio nudo dalle cittadine di confine israeliane. Nel 2018, l’esercito israeliano ha scoperto (e cementato) sei tunnel che, partendo dai villaggi nel sud del Libano, fuoriuscivano in territorio israeliano. Israele sostiene da annidi aver identificato migliaia di bunker che ospitano parte dell’arsenale missilistico di Hezbollah nei villaggi sciiti, anche in abitazioni private.

Unifil non entra nelle proprietà private e per Hezbollah questo è un modo per impedire o sviare i controlli dei Caschi blu. «Chiediamo che il mandato venga modificato di modo che Unifil entri anche in quelle che sono considerate proprietà private, ma che in realtà sono basi operative di Hezbollah, e che conduca perquisizioni anche senza preavviso o coordinamento con l’esercito libanese» dice Orion. «E’ in corso un’escalation. Se la situazione rimane così, se non si rende Unifil più efficace, una nuova guerra è solo questione di tempo».

  (Repubblica)

 

What do you want to do ?

New mail

Condividi