Ghouta, l’ultimo baluardo

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di Muhammed Ruzgar* –

Lo scorso 19 febbraio il regime siriano e le milizie russe e iraniane hanno lanciato la loro più feroce campagna di bombardamenti su Ghouta orientale, l’unica roccaforte dell’opposizione intorno a Damasco. Giorni fa le forze del regime e le milizie, appoggiate dai jet russi, hanno iniziato una massiccia operazione di terra e questa settimana sono riusciti a dividere Ghouta orientale in due parti. A causa del sistematico bersagliamento dei civili – un metodo usato spesso e volentieri dal regime e dai suoi alleati – dal 19 febbraio sono stati uccisi più di 650 civili, secondo i dati compilati dagli White Helmets, un gruppo di aiuto.

L’Iran sta creando un corridoio terrestre sciita sotto il proprio controllo, che arriva fino alle porte di Israele

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Se Ghouta orientale cade, questo fatto significherà inevitabilmente e necessariamente due cose. La prima è che l’Iran sarà padrone di Damasco, e questo si traduce in una minaccia costante per Israele. La seconda è che gli Stati Uniti perderanno la Siria a vantaggio della Russia. Pertanto l’impatto dell’operazione Ghouta comporta conseguenze che vanno ben al di là di Damasco.

L’intervento iraniano in Siria è iniziato con l’inizio stesso della rivoluzione contro il dispotismo del regime di Assad. Negli ultimi anni, l’Iran ha assunto il ruolo principale nel rendere il regime capace di reggere la lotta contro l’opposizione, e poi con la Russia ha garantito il recupero da parte del regime di vaste aree che aveva perduto.

In particolare, l’Iran ha contribuito alla conquista della maggior parte della regione di Damasco, di Quneitra e la parte settentrionale della regione di Daraa. Ora un numero enorme di truppe e milizie iraniane sono vicine al confine israeliano generando una grande e diretta minaccia a Israele. L’Iran ha anche attaccato i gruppi dell’opposizione nel deserto siriano, riuscendo ad aprire una strada che si allunga da Teheran a Beirut.

Ghouta

Sia l’Iran che la Russia vogliono conquistare Ghouta orientale, ciascuno per sue proprie motivazioni. Ghouta orientale è l’ultima roccaforte dell’opposizione nell’area di Damasco. Vi si trova un gran numero di combattenti organizzati, senza che vi sia nessuna presenza dell’ISIS e solo un numero molto limitato di combattenti Nusra (HTS). Si stima che vi siano solo 300 combattenti Nusra, ai quali gli altri gruppi non permettono di prendere parte ai combattimenti. A Ghouta orientale sono attivi tre gruppi principali così composti. Innanzitutto, Jaish al-Islam che dispone di circa 11.000 combattenti. Questo gruppo ha combattuto contro l’ISIS uccidendone molti affiliati ed espellendo i rimanenti. Grazie a questa azione, Ghouta è diventata la prima area dell’opposizione completamente sgombra dall’influenza dell’ISIS. Jaish al-Islam è anche riuscito a indebolire Nusra tenendoli continuamente sotto pressione. Il secondo gruppo è Faylaq Rahman, che conta circa 10.000 combattenti. Il terzo gruppo principale è Ahrar al-Sham, con circa 6.000 combattenti. Nessuno di questi gruppi è considerato a livello internazionale un’organizzazione terroristica. Tuttavia, la Russia insistite a dire che i gruppi che combattono a Ghouta sono “terroristi”.

Sia la Russia che l’Iran vogliono la caduta di Ghouta orientale, ognuno con le proprie ragioni “logiche” da offrire ai mass-media. Grazie a queste “ragioni”, hanno spietatamente violato la risoluzione 2401 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco in tutta la Siria, e in particolare a Ghouta orientale.

Chi controlla cosa, in Siria. Situazione aggiornata a febbraio 2018

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Per la Russia, la caduta di Ghouta significa che tutta la città di Damasco cadrebbe sotto il controllo del regime, garantendo alla Russia un’esistenza a lungo termine in Siria e la sicurezza per le sue basi nel centro del paese e sulla costa. La Russia non intende mantenere forze militari vicino a Damasco, ma deve salvare la capitale e tenerla al sicuro per preservare la propria influenza nell’area che si estende da Hama a Homs e poi a ovest fino a Latakia e Tartus, dove ha una base navale. Mosca è riuscita a proteggere le aree settentrionali di questa linea di controllo attraverso i colloqui di Astana e gli accordi di de-escalation che ha sottoscritto con Turchia e Iran. Ha anche pattuito il dispiegamento di postazioni di controllo turche a Idlib. La seconda ragione dietro al sostegno russo all’operazione contro Ghouta è che, se tutta la città di Damasco cade sotto il controllo del regime, ciò conferirà al regime e alla Russia una posizione molto forte nei negoziati politici. La Russia ha già cercato di spostare i negoziati siriani da Ginevra a Sochi, sicché la vittoria a Ghouta, se dovesse accadere, darà slancio ai colloqui di Sochi ospitati dalla Russia e farà di Mosca il regista del “processo di pace” in Siria.

L’obiettivo dell’Iran a Ghouta è quello di conquistare l’area e diventare il capo effettivo di Damasco. Un obiettivo è anche quello di prendere il controllo completo della strada Teheran-Beirut, che passa vicino a Ghouta. Ciò garantirà a Teheran il potere di ricattare comodamente Israele e l’Occidente, conferendo a Teheran una posizione di forza nei negoziati sul suo programma nucleare. Allo stesso tempo, agevolerà i piani dell’Iran per il cambiamento demografico in Siria: Teheran ha sempre mirato a trasformare Damasco in una capitale sciita.

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Gli Stati Uniti dovrebbero preoccuparsi per la pressione che la caduta di Ghouta eserciterà su Dara’a e sui ribelli siriani nella Siria meridionale. Il regime farà seguire all’operazione Ghouta uno spostamento di forze a sud verso Dara’a, vicino alla Giordania. Questo minaccerà l’influenza di Stati Uniti e Regno Unito nel sud della Siria, e minaccerà in particolare la guarnigione di Tanf (Tanaf) che la coalizione a guida Usa mantiene in Siria vicino al confine siro-giordano-iracheno. Il che limiterà l’influenza americana e minaccerà l’area gestita dai partner degli americani che militano tra le forze democratiche siriane e nel PYD curdo a est del fiume Eufrate. L’influenza degli Stati Uniti a est dell’Eufrate, sicurezza e calma incluse, è già compressa dal fatto che la Turchia considera il PYD come parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e quindi una seria minaccia alla sicurezza nazionale della Turchia. Ankara si comporta di conseguenza.

Il caso di Afrin mostra che gli alleati degli Stati Uniti nella Siria orientale non sono abbastanza forti per resistere agli attacchi della Turchia. A questo bisognerebbe aggiungere la possibile nuova cooperazione tra Turchia e Russia contro il PYD, cosa che potrebbe istigare la maggioranza araba in Siria contro sia gli Stati Uniti che il PYD, mettendo ulteriormente a repentaglio l’influenza degli Stati Uniti a est dell’Eufrate.

A Syrian woman and children run for cover amid the rubble of buildings following government bombing in the rebel-held town of Hamouria, in the besieged Eastern Ghouta region on the outskirts of the capital Damascus, on February 19, 2018. Heavy Syrian bombardment killed 44 civilians in rebel-held Eastern Ghouta, as regime forces appeared to prepare for an imminent ground assault. / AFP PHOTO / ABDULMONAM EASSA

Nella Siria meridionale, Stati Uniti e Regno Unito hanno sostenuto i gruppi ribelli dell’Esercito Libero Siriano. Nel 2017 Stati Uniti, Giordania e Russia hanno firmato un accordo di de-escalation relativo al sud della Siria. Ciò ha alleggerito la pressione sulla presenza e sulle forze iraniane a Dara’a e a Quneitra. Israele ha reagito a tale sviluppo con raid intermittenti per impedire all’Iran di estendere la sua influenza. Ma per ora non sembra che queste misure siano riuscite a fermare l’Iran.

Se Washington e Israele non saranno in grado di agire per difendere Ghouta o almeno per proteggere la parte meridionale della Siria, ciò costerà caro perché la sconfitta di Ghouta farà perdere credibilità agli Stati Uniti nei gruppi di opposizione in Siria. Gli Stati Uniti si troveranno senza un partner in Siria tra i gruppi ribelli. A quel punto anche attacchi aerei contro l’Iran e le postazioni del regime saranno considerate a livello internazionale come una sterile violazione. Dunque, indipendentemente dai massacri commessi dal regime, dalla Russia e dall’Iran, le loro violazioni delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sono di per sé un motivo per intervenire. Un intervento urgente, oggi, per fermare in Siria l’egemonia russa e l’Iran che rafforza le sue basi, appare dunque come una necessità per la sicurezza israeliana e gli interessi americani.

* è lo pseudonimo con cui si firma l’attivista e giornalista siriano autore di questo articolo

(Jerusalem Post, Israelenet)

 

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