Giù le mani dalla Segre

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di Gerardo Verolino

Nell’era dell’odio e del livore che dai salotti, dai bar, dalle televisioni fino al massimo amplificatore dei più bassi istinti degli individui, il social network, si propaga tumultuosamente nella società, a farne le spese è anche Liliana Segre, la neo senatrice a vita, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz, che, l’altro giorno ha “osato” esprimere nel suo primo intervento al Senato, un’opinione  nient’altro che un’opinione, provocando la reazione furiosa dei leoni da tastiera, alcuni anche ebrei, che le hanno rovesciato contro palate di insulti.

Gerardo Verolino 2

Gerardo Verolino

Cosa ha detto la Segre di tanto irritante tale da scatenare la gazzarra degli irrefrenabili indignados? Approfittando dell’inevitabile visibilità che le offriva il suo primo intervento a Palazzo Madama, ha voluto esprimere un pensiero, condivisibile o meno, ma che non ha nulla di osceno o disdicevole di vicinanza alla popolazione Rom. Ha voluto solo difendere una minoranza etnica, la più disprezzata e altrettanto sfortunata della storia, quella delle tribù nomadi dei Rom, un popolo anch’esso perseguitato e in larga parte annientato dal regime nazista e che la Segre, coi suoi occhi di bambina, ha visto morire nei campi di sterminio. Il genocidio dei Rom che è conosciuto col nome di Porrajmos, l'”olocausto dei Rom” o Samudaripen,  ha fatto tra le 500 mila e il milione e mezzo di vittime. “Mi rifiuto di pensare-ha detto-che la nostra civiltà democratica sia sporcata da leggi speciali nei confronti di Rom e Sinti: se accadrà mi opporrò con tutte le forze”.

Il campo nomadi tra Borgaro Torinese e Torino, 26 Ottobre 2014. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Il campo nomadi tra Borgaro Torinese e Torino

È bastata quest’affermazione  a scatenare la canea contro la senatrice. “Sicuramente l’abitazione della Segre non è stata mai visitata dai suoi amati rom” ha scritto un’arrabbiatissima signora. Un altro ha esclamato: “Quando ti ritroverai la porta sfondata, cassetti ribaltati per aria, derubata di tutto soprattutto nei ricordi, cambierai idea”. E ancora: “Venire rapinato quello si ti cambia la vita mica come finire in un campo di concentramento” addirittura. Perfino sulla pagina del sito di “Informazione corretta”, uno dei più importanti siti di notizie a difesa degli ebrei e di Israele, sono apparsi dei commenti offensivi nei confronti della Segre. “Gentaglia come lei dovrebbe stare a casa a fare la calzetta” o “Questa vecchia rinco non capisce una sega”. Qualcuno si fa prendere la mano dicendo che “i campi nomadi sono un covo di delinquenti che devono essere estirpati con determinazione”. Un ragionamento tipico di altri regimi.  Un altro: “Chissà quanti ne ospita a casa sua”. Per fortuna c’è anche chi come Rosalba Vitale mostra ancora una dose di buonsenso, se non di civiltà, senza farsi divorare dal demone della rabbia cieca ed ottusa, commentando molto più semplicemente che “io da ebrea, non sono d’accordo con la signora Segre”.

Liliana Segre e Sergio Mattarella

Liliana Segre e Sergio Mattarella

Ecco, chiunque, ci mancherebbe, ha il diritto di dissentire anche dalle affermazioni della Segre, che porta impressa nella carne e nello spirito sempre il numero di matricola, 75190, tatuato sull’avambraccio dai suoi aguzzini, ma con il rispetto dovuto ad un’anziana signora, che per le sofferenze patite e per l’incommensurabile testimonianza lasciataci a futura memoria, non può essere oggetto di attacchi volgari, da ebrei poi. Dove stiamo arrivando? Ha fatto un riferimento buonista? Ha voluto alludere ai tempi che stiamo vivendo? Ha voluto difendere gli “odiosi” e “petulanti”

Rom, sporchi e puzzolenti, coi quali ogni giorno ognuno di noi, almeno una volta, si trova ad averci a che fare, proprio e non a caso in questo momento politico, per avvisare il nuovo governo sovranista italiano? Forse. O forse no. Ma certo, dall’esponente di un popolo perseguitato e che ha conosciuto le leggi razziali e i campi di sterminio non ci si poteva mica aspettare l’elogio della ruspa. Sarebbe stato. quantomeno inopportuno o schizofrenico. E lo stesso Salvini che qualcuno ha voluto tirare in ballo ha mostrato di apprezzare le parole della senatrice ricordando che “bastano le leggi ordinarie”.

Alberto Melloni

Alberto Melloni

In democrazia tutte le opinioni vanno rispettate. La Segre, rispondendo all’appello rivoltole dal professor Alberto Melloni, insigne storico del cristianesimo, dalle colonne di “Repubblica” ha creduto, nel suo solenne intervento in Senato, di dare voce agli ultimi della Terra. A quelli che essendo “brutti, sporchi e cattivi” sono facile oggetto di risentimento e di odio collettivo che, spesso, si rivela l’anticamera dei pogrom.

È un discorso ricco di pietas e grondante umanità che non ha nulla a che vedere, come qualcuno pensa, con la richiesta di una politica morbida verso gli immigrati irregolari o a una sottovalutazione del pericolo islamista. È solo un monito a non dimenticare che anche i più disgraziati, i diseredati, gli indicibili, hanno diritto ad esistere e ad essere difesi.

Se poi le tifoserie partitiche, nel clima di eccitazione collettiva, che ritengono che con le parole della Segre si fiacchi (ma perché mai?) lo spirito della gioiosa macchina da guerra messa in atto per combattere gli invasori, reputa sensato darle della rinco  solo per aver espresso un’opinione, possiamo ritenere la nostra civiltà del dialogo destinata all’inesorabile tramonto. Diamoci tutti una regolata prima che sia troppo tardi.

 

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