Giusto che anche Milano
dedichi una strada a Gino Bartali

bartali-militare-1

Caro Aldo, mi sono trovato in via Giorgio Perlasca, «giusto tra le Nazioni» , nato a Como a due passi da casa mia. E mi sono chiesto come mai non ci sono strade o piazze intitolate a Gino Bartali ? Gino non è stato soltanto un grande ciclista (io tifavo per Coppi) ma anche lui un «giusto tra le Nazioni».

Caro Carlo, adire il vero qualche piazza Gino Bartali c’è, ad esempio nella sua Firenze. Ma va riconosciuto che i grandi campioni del passato stanno scomparendo dalla memoria delle nuove generazioni. A maggior ragione i campioni del ciclismo, che a lungo è stato il vero sport nazionale. Ci siamo già raccontati, il mese scorso, di come sia possibile oggi incontrare trecento ragazzi dell’ultimo anno delle superiori e non trovarne uno, uno solo, che sapesse chi era Gino Bartali.

images

Settantacinque anni fa, al tempo dell’occupazione nazista, Gino Bartali era — con il duce, il re e il papa — l’uomo più famoso d’Italia. Un altro Giusto tra le Nazioni, l’arcivescovo di Firenze Elia Dalla Costa, che aveva nascosto centinaia di ebrei nei conventi della Toscana e dell’Umbria, aveva bisogno di qualcuno che andasse in bicicletta da Firenze ad Assisi — oltre 180 chilometri —, con i documenti falsi per salvare i perseguitati. Bartali era perfetto. Militante dell’Azione cattolica, Gino disse subito di sì. Chiese solo: «Se mi beccano, cosa mi fanno?». «Ti fucilano sul posto» rispose il cardinale. E il campione, il CR7 dell’epoca, andò a rischiare la vita per salvare uomini che non aveva mai visto.

bartali--473x264

Chissà, magari lo farebbero anche i campioni di oggi, tra un selfie e uno spot. I fascisti lo seguirono e andarono a bussare al convento delle clarisse di Assisi. La madre superiora, che nascondeva decine di uomini, si fece coraggio e disse: «Voi qui non potete entrare». «E perché mai?» «Perché questo è un convento di clausura, e sono secoli che un uomo non entra qua dentro». Impressionati, i fascisti girarono i tacchi, e se ne andarono.

 

(Lettere al Corriere della Sera)

Condividi