Gli arabi “avvertono” Israele
attento a Erdogan

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di Giuseppe Crimaldi –
Questa è una di quelle notizie che non leggerete domani sui quotidiani italiani. E forse nemmeno sulle rassegne stampa europee. E’ una notizia che invece non andrebbe sottovalutata se si vogliono comprendere i nuovi scenari mediorientali.

Arabia Saudita, Giordania e Autorità Palestinese – attraverso canali ufficiali o segreti – hanno sollecitato Israele ad intervenire per bloccare gli sforzi della Turchia per estendere la sua influenza a Gerusalemme Est. I sauditi pare siano i più preoccupati:avrebbero infatti sottolineato la preoccupazione di Riad, che pare sia la stessa di Amman e perfino di Ramallah (la confusione tra i palestinesi non è mai stata tanto forte) sul ruolo del presidente turco Recep Tayyp Erdogan, il quale vuol porsi come “custode dei luoghi santi musulmani”. La Giordania aveva cominciato ad esprimere la sua preoccupazione un anno fa, contestando a Israele di non agire con sufficiente fermezza per non rovinare i rapporti con Ankara dopo l’accordo di riconciliazione firmato nel 2016.

turchisraFonti israeliane respingono però le critiche, dicendo di seguire attentamente la situazione. Tanto più ora che i rapporti con Ankara sono nuovamente precipitati in seguito agli scontri al confine di Gaza. Associazioni islamiche turche organizzano viaggi per migliaia di persone a Gerusalemme Est. L’anno scorso Israele ha espulso dei cittadini turchi che si erano recati sulla Spianata delle moschee con bandiere turche e del partito Akp di Erdogan, scontrandosi poi con guardie di sicurezza israeliane. Inoltre la Turchia starebbe cercando di acquistare proprietà a Gerusalemme Est con il solito trucchetto, il cavallo di Troia delle “istituzioni benefiche”.
Diplomazie in fermento, dunque. Ma ciò che veramente preoccupa, adesso, è il ruolo della Turchia: riconfermatosi al potere dopo le recenti elezioni, il satrapo Erdogan sta continuando ad alzare l’asticella delle provocazioni. Israele sembra essere diventato il suo obiettivo principale. Le smanie di grandezza del dittatore che ricorda Charlot, che sta sgretolando uno Stato laico trasformandolo in un sultanato neo-medievale devono impensierire il mondo libero e civile. Ben lontana da tutto ciò, l’Unione Europea finge di non vedere. E mentre la Turchia disegnata da Mustafa Kemal Atatürk sbiadisce come un labile ricordo, un nuovo fronte costringe Israele a guardarsi dallo scomodo vicino. Si prevedono tempi duri.

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista