Gli sporchi traffici firmati Unrwa

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di Edmondo Monti –

La soluzione della questione arabo-israeliana passa attraverso la creazione di uno stato “palestinese”? E’ questa una domanda che molti si fanno ed a cui molti rispondono affermativamente. Per rispondere vanno però analizzati i fatti, ed i fatti dicono che ogni governo israeliano, dal ’48 ad oggi, è sempre stato per una soluzione a due stati, mentre gli arabi hanno sempre rifiutato non solo ogni proposta, ma anche qualsiasi trattativa in tal senso. Quantomeno ipocrita è affermare che gli arabi vogliano uno stato palestinese e Israele no.

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Nessun israeliano dotato di raziocinio vorrebbe un stato unico popolato per almeno la metà da arabi, con tutto ciò che questo comporterebbe sotto ogni aspetto, da quello politico, a quello economico, sociale, ecc. Vero è che la popolazione araba di Israele è oggi demograficamente in lieve flessione, mentre quella ebraica in aumento,  bisogna però considerare anche Cisgiordania e Gaza che entrerebbero a far parte di un eventuale stato unico, allora lo scenario cambia totalmente in favore degli arabi.

Se poi consideriamo anche il “ritorno” dei cosiddetti “profughi”, la situazione si rovescerebbe, con una nettissima maggioranza di arabi, circa 10 milioni contro 7 milioni di ebrei. In breve Israele diverrebbe uno stato arabo: è ciò che gli arabi vogliono, equivalendo alla distruzione di Israele. Proprio per questo nel 2005 Sharon decise unilateralmente di lasciare totalmente ed incondizionatamente Gaza, anche contro il parere di alcuni del proprio governo.

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Gli arabi non vogliono che nasca uno stato arabo-palestinese per vari motivi, alcuni dei quali causati dalla conduzione e dall’esistenza stessa dell’UNRWA. L’UNRWA è l’agenzia delle Nazioni Unite creata appositamente per i “profughi palestinesi” (per tutti gli altri profughi del mondo esiste l’UNHCR); diversamente dall’UNHCR, essa considera “profughi palestinesi” pure tutti i discendenti dei profughi e di chi ha vissuto nel mandato britannico anche per un breve periodo e l’ha lasciato pur senza esserne stato espulso, e chi ha con essi un legame di parentela.

L’UNRWA convoglia capitali enormi verso l’Autorità Palestinese, in modo diretto o indiretto. Conseguenza di ciò è che l’UNRWA anziché far diminuire i “profughi” che “aiuta” – come logico per un’agenzia con lo scopo di aiutarli e come fa l’UNHCR con tutti i profughi del mondo – li ha fatti lievitare da poche decine di migliaia a circa 6 milioni! Tutti vogliono essere “profughi palestinesi”! Nessun arabo palestinese rinuncerebbe al business dell’UNRWA. Inoltre la dirigenza “palestinese” divora in modo occulto una quantità enorme di finanziamenti provenienti dall’ONU e dalle sue agenzie, da ong, da privati, da stati, dall’Unione Europea, ecc., questo fiume di denaro (il doppio di quello degli aiuti per l’intero continente africano) va evidentemente a finanziare il terrorismo e la corruzione dilagante che porta al lusso sfrenato la dirigenza dell’A.P.

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Primo ostacolo alla creazione di uno stato arabo-palestinese è quindi la totale mancanza di volontà da parte araba a che ciò avvenga.
Del tutto strumentale e fittizio è il problema dei cosiddetti insediamenti ebraici in Cisgiordania, in primis perché sono realizzati nell’area “C”, ovvero quella che secondo gli accordi di Oslo va sotto totale amministrazione e controllo israeliani, quindi in base agli accordi Israele è pienamente legittimato a realizzare tali insediamenti.

Essi non costituiscono neppure il nocciolo del conflitto, dal momento che questo infuriava per decenni prima che esistesse solo insediamento. La Cisgiordania e Gaza erano in mani arabe e gli arabi attaccavano in continuo Israele. Quando nel 2005 Sharon sradicò tutti i 21 insediamenti di Gaza, ed Israele si ritirò totalmente e definitivamente dalla Striscia, non si è avuta pace da Gaza, si sono ottenuti solo migliaia di missili lanciati dalla Striscia contro Israele.

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La questione degli insediamenti può e deve essere risolta in negoziati sullo status finale – quando gli arabi si degnassero di sedersi ad un tavolo di trattative – e qualora negli accordi si decidesse il passaggio in mano araba di aree comprendenti insediamenti, Israele li smantellerebbe senza problemi da un giorno all’altro, come già avvenuto a Gaza. Il fatto è che questo conflitto non ha mai riguardato gli insediamenti né la creazione di uno stato palestinese. Il problema è sempre stato l’esistenza stessa di uno Stato ebraico, di Israele in qualsiasi confine compreso.

Ultimamente una dichiarazione del presidente americano Trump ha suscitato rumore perché le sue parole sono state interpretate da molti come una rinuncia alla “soluzione a due stati”, in realtà appare piuttosto chiaro che le sue parole vogliano solo significare che il problema non è quello, ed in effetti non lo è.

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In conclusione, la soluzione si troverebbe se gli arabi si decidessero a sedersi ad un tavolo negoziale con Israele. Ammesso che, superando le lusinghe dell’UNRWA, si arrivasse a convincerli della necessità di una soluzione concordata che preveda per prima cosa l’esistenza ed il riconoscimento di Israele entro confini sicuri, difendibili e riconosciuti – come previsto dalla risoluzione 242 approvata dall’ONU nel ’67, dopo la “guerra dei sei giorni” – lo stato unico appare irrealizzabile in specie dal punto di vista di Israele che ha tutto l’interesse di arrivare a due stati autonomi o federati; ma gli interessi economici degli arabi ed il loro odio nei confronti degli ebrei e di Israele, radicato nella loro cultura ed educazione, non permetterebbero tale soluzione. A meno che non si voglia pensare a più città-stato arabe sul tipo di Gaza, ma sembra forse più facile tornare al coinvolgimento di stati arabi confinanti, non si vedono al momento soluzioni praticabili. Per Israele però non è nemmeno ammissibile continuare nell’indefinita situazione attuale foriera di terrorismo.

In ogni modo, la questione arabo-israeliana, non è il nodo principale per la pacificazione del Medioriente e non può prescindere dal superamento della mostruosa aberrazione giuridica che è l’UNRWA. Siamo partiti da una domanda ed invece di trovare una risposta abbiamo trovato altre domande.

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