Gli ultimi velenosi giorni
dell’amministrazione Obama

726110bc3ca679d8984fc33161713c5e-U202544327848YcC--835x437@IlSole24Ore-Web

di Giordano Stabile

Un colpo di coda dell’Amministrazione Obama che «pianterà l’ultimo chiodo nella bara del processo di pace». Vista da Gerusalemme Parigi è lontana, e la Conferenza è il dispetto finale di un presidente che cerca soltanto di ostacolare i cambiamenti promessi da Donald Trump, primo fra tutti lo spostamento dell’ambasciata americana nella Città Santa. Israele ha cercato prima di ignorare, far passare sotto traccia il summit voluto dal presidente francese François Hollande. Ma nel giorno del vertice il fuoco di sbarramento si è fatto più intenso. Gli ambienti diplomatici temono una nuova risoluzione Onu prima della scadenza del mandato di Obama.

fUKNTwNT

Giordano Stabile

Per l’ex ambasciatore negli Stati Uniti Michael Oren la stessa conferenza «non sta in piedi, è assurda». È come, ha sintetizzato, «se Israele tenesse un summit sullo status di un dipartimento d’oltremare francese, ma senza la Francia, e dichiarasse che l’unica soluzione è l’indipendenza» di quel territorio. Ma è soprattutto la possibile iniziativa all’Onu a destare preoccupazioni. Danny Danon, ambasciatore al Palazzo di Vetro ha avvertito che «i sostenitori dei palestinesi stanno cercando nuove misure anti-Israele».

Michael Oren e Kerry

Michael Oren e John Kerry

Ma ci sono anche preoccupazioni per i contenuti della Conferenza. Soprattutto sulla rigidità per quanto riguarda i confini del 1967: «Non c’è niente di più assurdo che considerare il Muro del Pianto e il Quartiere ebraico nella città vecchia di Gerusalemme come “territori palestinesi occupati”», spiega una fonte diplomatica a Gerusalemme. E ci sono forti dubbi anche sulla reale volontà di Abu Mazen di arrivare a un accordo.

Ehud Olmert

Ehud Olmert

Nel 2008 l’ex premier Ehud Olmert «aveva offerto il 97 per cento» della Cisgiordania, ricorda la fonte, e il presidente palestinese aveva rifiutato. Benjamin Netanyahu, che ha bollato come «futile» la Conferenza, non è certo disposto a offrire di più ma è anche vero che tutti i suoi inviti a far ripartire i colloqui bilaterali «sono caduti nel vuoto».

avigdor-lieberman-israel-iran

Avigdor Lieberman

Il governo israeliano insiste sulla necessità di «scambi di territori». Il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha proposto che avvenga anche con zone «degli arabo-israeliani» in modo da conservare però Gerusalemme Est, dove gli abitanti ebrei sono ormai 150 mila contro 250 mila palestinesi. Lieberman – che a differenza di Netanyahu è contrario alla soluzione «due popoli, due Stati» prevista dagli accordi di Oslo – ha anche offerto un «grande piano di sviluppo per la zona C», la parte dei Territori sotto controllo diretto israeliano, per «migliorare le condizioni di vita dei palestinesi».

Danny Danon

Danny Danon

Il vero nodo resta però Gerusalemme. La promessa di Trump di spostare qui l’ambasciata Usa è vista come primo passo del riconoscimento della Città Santa come capitale «unica e indivisibile» dello Stato Ebraico. La dichiarazione finale di Parigi, che non insiste sullo stop agli insediamenti ebraici nei Territori, è stata accolta con sollievo dal governo Netanyahu. Ma restano paure per il colpo di mano finale di Obama. L’ipotesi che circola, spiega l’editoralista Seth J. Frantzman del Jerusalem Post, è che «il testo finale di Parigi venga trasformato in una risoluzione e portata all’Onu». Kerry ieri sera ha tranquillizzato il premier israeliano su questo punto ma i cinque giorni che separano dall’avvento dell’era Trump sembrano ancora lunghissimi.

 

(il Giornale)

Condividi