Gli Usa, Israele, Trump e Obama il sognatore

US President Donald Trump stands on stage after his address to the Israeli American Council National Summit 2019 at the Diplomat Beach Resort in Hollywood, Florida on December 7, 2019. (Photo by MANDEL NGAN / AFP) (Photo by MANDEL NGAN/AFP via Getty Images)

 

di Laura Malchiodi

 

A volte ci si aggrappa ai sogni e non ci si vuole svegliare, per non vederli svanire. È, credo, quello che è accaduto a molti di noi quando abbiamo visto il primo afro-americano diventare Presidente degli Stati Uniti d’America… Chi di noi non ha pensato in quel momento al grande sogno di Martin Luther King e non ha creduto che quelle elezioni rappresentassero la sua realizzazione?

Nel suo celebre discorso del 1963, Martin Luther King diceva anche: «Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la loro persona contiene. Io ho un sogno oggi!»

Ma forse l’elezione di Barack Obama non ha rappresentato la realizzazione del suo sogno di eguaglianza, perché forse Obama è piaciuto ed è stato eletto proprio grazie al colore della sua pelle e non per le sue doti. E l’entusiasmo che ha accompagnato l’illusione della realizzazione di un grande sogno, ha fatto si che Obama, grazie anche al suo indiscusso fascino, riuscisse a portarsi a casa il premio Nobel per la Pace, a pochi mesi dal suo mandato… Poco male se la sua politica estera non ha esattamente promosso la pace, ma che al contrario abbia lasciato ai suoi successori un’eredità davvero pesante. A Obama è stato perdonato tutto. Gli è stato perdonato il suo pericoloso sostegno alla Fratellanza Musulmana, l’aver lasciato una situazione instabile e preoccupante in Afghanistan, l’aver aperto le porte all’Isis e l’aver assistito alla nascita dello stato islamico in Iraq senza far nulla… Dopo aver cercato di abbattere Assad in Siria, ha deciso di ritirarsi e consentire al Califfato di espandersi indisturbato; ha benedetto l’intervento franco-inglese in Libia, senza aver prima un’alternativa a Gheddafi, creando il problema dei profughi in Europa; ha sostenuto la guerra dei sauditi in Yemen, rafforzando Al-Qaeda; ha indebolito Israele, unica democrazia nel Medio Oriente, rafforzando con un accordo poco chiaro (e a detta di tutti sbagliato) l’Iran, uno dei maggiori finanziatori del terrorismo. Ha insistito per quell’accordo, nonostante le terribili e continue minacce alla sopravvivenza di Israele e anche se consapevole dell’alta probabilità che l’Iran potesse violarlo e potesse usare il denaro ottenuto dalla sospensione delle sanzioni, per finanziare i gruppi terroristici suoi alleati. (E adesso l’Iran sta violando, come previsto, gli accordi con Europa e Russia, rifiutando l’ingresso agli ispettori dell’Aiea in due siti in cui sono in corso attività sul nucleare…)

Invece a Trump, personaggio non certo affascinante, sicuramente controverso e spesso arrogante, non si perdona nulla. A nulla è valsa la sua storica visita in Corea del Nord e la sua stretta di mano al leader nordcoreano Kim Jong Un, a nulla sono valsi i suoi sforzi – purtroppo vani – di arrivare ad accordi per la denuclearizzazione della Corea del Nord… E a nulla sembra valere neppure l’importante e storico accordo tra Israele, Emirati Arabi e Bahrein che – come ha tenuto sottolineare Fabio Scuto de “il Fatto Quotidiano” – sicuramente non rappresenta la fine del conflitto che Israele sta subendo da decenni, ma che comunque ha reso meno ricattabile lo Stato ebraico, perché per la prima volta si è arrivati ad un accordo con Paesi arabi, senza dover assecondare i capricci dei leader palestinesi. Il Fatto Quotidiano evidentemente non sa che la pace si costruisce a piccoli passi e che chi lavora per la pace ha bisogno del sostegno di tutti e non di essere isolato e denigrato.

Ma non si preoccupino tutti coloro che si sono scandalizzati alla notizia della candidatura di Trump per il premio Nobel per la Pace 2021! Lui il premio Nobel per la pace non lo otterrà mai! Preferiranno darlo a Greta Thunberg, la ragazzina svedese attivista per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico, che per mesi ha riempito i nostri schermi tv e le pagine dei nostri quotidiani, diventando inconsapevole strumento politico di una politica fatta di retorica… O lo daranno alla candidata favorita, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpevole di un ritardo nella comunicazione che ha causato migliaia di morti per il Covid.

Come ci rassicura Massimo Cavallini (sempre de “il Fatto Quotidiano”), non lo daranno a Trump, che troppe volte ha mostrato i muscoli a chi non conosce altro linguaggio, perché “l’apposito comitato ovviamente non ha intenzione alcuna di coprirsi di ridicolo di fronte al mondo…” In effetti l’aver assegnato il Nobel per la Pace al terrorista Yasser Arafat, che ha rigettato per anni ogni tipo di accordo di pace, è stata sicuramente una scelta ponderata e seria… Ma Trump è colpevole di averci risvegliato da un sogno, anche perché di questo brusco risveglio nessuno desidera incolpare il protagonista di quel bel sogno, l’eroico e fascinoso Barack Obama…

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