Hamas, venti di guerra

Ancora tensioni tra Israele e la Striscia di Gaza. Due milioni di abitanti del territorio palestinese controllato da Hamas seguono col fiato sospeso il crescendo di incidenti lungo il confine con Israele, caratterizzati da lanci di razzi e di palloni incendiari da Gaza, e da incursioni aeree come rappresaglia di Israele. Di giorno l’erogazione della corrente elettrica è ridotta a tre ore perché il combustibile dell’unica centrale è esaurito.

Fawzi Barhum

Un portavoce di Hamas, Fawzi Barhum, ha precisato ieri che «il movimento non esiterà ad entrare in campo se Israele continuerà con la sua escalation, con i bombardamenti e il blocco». Israele, ha aggiunto, «deve tenere presente che le nostre capacità militari sono molto cresciute. Non sono più quelle di una volta».

Un altro esponente di Hamas, Mustafa al-Sawaf, ha spiegato ieri all’Ansa che «negli ultimi mesi è andata crescendo la pressione sia a causa del rafforzamento del blocco israeliano alla Striscia sia per le conseguenze del coronavirus». La situazione — ha spiegato — «è divenuta esplosiva». Sull’altro versante, Israele ha dislocato numerose batterie del sistema Iron Dome di difesa aerea dopo che da Gaza, nelle ultime ore, sono stati lanciati dodici razzi.

Il ministro della difesa Benny Gantz ha affermato che l’esercito «colpirà molto duramente quanti ci attaccano». Si riferiva anche ai lanciatori di palloni incendiari che negli ultimi dieci giorni hanno bruciato centinaia di ettari nei campi del Negev occidentale causando ingenti danni materiali ed economici alla popolazione locale.

«Non resteremo a guardare Hamas fuori controllo» ha dichiarato il presidente israeliano Reuven Rivlin in un’intervista al «Jerusalem Post». L’esercito «risponderà con forza e determinazione» e continuerà «anche se saranno necessari tempo e pazienza fino al ritorno della calma». Sul piano internazionale, Egitto e Qatar stanno cercando di raggiungere una tregua: le due mediazioni vanno avanti separatamente.

Al momento, tuttavia, non sono stati diffusi dettagli sull’andamento dei colloqui. Le due parti si accusano di non collaborare per la riuscita del negoziato. «Gli israeliani — ha accusato al-Sawaf — hanno fatto fallire la mediazione egiziana. Il nostro obiettivo è l’abolizione del blocco alla Striscia». Israele, dal canto suo, accusa Hamas di alimentare le violenze al confine e questo rende impossibile un dialogo reale. Dietro a questa recrudescenza di violenze c’è anche il degrado della situazione economica nella Striscia di Gaza. Secondo i media, Hamas chiede a Israele permessi di ingresso per migliaia di manovali, maggiori forniture di corrente elettrica, un’estensione delle zone di pesca, facilitazioni al transito di merci e persone ai valichi. Hamas ha inoltre chiesto al Qatar aiuti umanitari.

(Osservatore Romano)

 

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