Hannukah, la festa delle luci

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Tempo di Hanukkah, e Israele – come fa l’Occidente cristiano in occasione del Santo Natale – si prepara alla festa. La festa delle luci e della nascita, perché le luci trionfano sulle tenebre. Per i Cristiani il natale celebra la nascita di Gesù, per gli ebrei  la parola hanukkah significa “inaugurazione” o anche “dedica”. E’ infatti la festa che commemora la consacrazione di un nuovo altare nel Tempio di Gerusalemme dopo la libertà conquistata dagli ellenici, che volevano distogliere gli ebrei dalla grandezza della Torah e soprattutto da alcuni suoi precetti come lo Shabbat (il giorno del riposo) e il Brit Milah (il rito della circoncisione): alcuni ebrei vennero ingannevolmente indotti a disertare la cerimonia. Fortunatamente la maggior parte non cadde nel tranello; gli assiro-ellenici avevano un obiettivo: far sparire la specificità giudaica proibendo la pratica della Legge. La fierezza ebrea impedì il disegno: una rivolta armata guidata da Mattatia – anziano sacerdote della famiglia degli Asmonei di Modin, cittadina a nord-ovest di Gerusalemme permise (come certificano i sacri testi di Zaccaria 4.6 – “la vittoria dello spirito sulla forza brutale che minacciava Israele nella sua vita religiosa e spirituale”) di sminare la trappola.

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Diversamente dalle principali festività ebraiche, Chanukah, o Hannukkah, non ha origini bibliche, ma deriva da alcuni eventi storici avvenuti più tardi. E’ una festività che si protrae per otto giorni, iniziando il 25esimo giorno del mese di Kislev, durante la quale generalmente non ci si astiene dal lavoro. La festività dura come detto otto giorni e la prima sera, chiamata Erev Chanukkah, inizia al tramonto del 24 del mese di Kislev (a dicembre). Secondo il procedere del calendario ebraico, quindi, il primo giorno della festa cade il 25 di kislev. È l’unica festività religiosa ebraica che si svolge a cavallo di due mesi: inizia a kislev e finisce in tevet. In particolare se kislev dura 29 giorni finisce il 3 tevet, mentre quando kislev ha 30 giorni finisce il 2 tevet. È, assieme a Purim, la seconda delle feste stabilite per decreto rabbinico, ovvero delle feste “stabilite” dopo il dono della Torah.

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