Hebron, Netanyahu caccia
i cialtroni della Tiph

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di Giordano Stabile –

Il primo ministro israeliano Netanyahu annuncia la fine della missione degli osservatori internazionali a Hebron e un altro pezzetto degli accordi Oslo viene smontato. Netanyahu ha dato l’annuncio ieri: «Non consentiremo la presenza di una forza internazionale che agisce contro di noi».

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Giordano Stabile

Il riferimento è a una serie di «incidenti» che hanno visto penalizzati, secondo il governo israeliano, gli abitanti degli insediamenti ebraici nella città a maggioranza araba della Cisgiordania, dove sono ospitate le Tombe dei patriarchi, uno dei luoghi più sacri dell’ebraismo. Hebron conta circa 200 mila abitanti palestinesi, ma nel centro storico, adiacente alle Tombe, c’è un quartiere ebraico con 700 persone, alle quali vanno aggiunti le settemila che vivono nel vicino insediamento di Qyriat Arba.

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Il massacro del 1994, quando l’estremista israelo-americano Baruch Goldstein uccise 19 musulmani in preghiera nella moschea costruita sopra le Tombe, ha segnato la città e portato all’intesa per istituire la missione internazionale, inserita come clausola negli accordi di Oslo.

La Temporary International Presence in Hebron (Tiph) inizia nel 1997. Viene però rinnovata ogni sei mesi ed è in scadenza il 31 gennaio. Netanyahu ha detto che non la rinnoverà.

In base agli accordi circa il 20 per cento della città è sotto il controllo del forze di sicurezza israeliane, il resto è competenza di quelle palestinesi. La forza internazionale veglia sul rispetto degli accordi e cerca di smorzare gli attriti. Sono 64 uomini da Italia, Svizzera, Norvegia, Svezia e Turchia, compresi 15 carabinieri, disarmati ma muniti di macchine fotografiche e taccuini.

Uno screenshot dal video di un membro svizzero del gruppo di monitoraggio civile TIPH che schiaffeggia un ragazzo ebreo durante un tour della città di Hebron in Cisgiordania l'11 giugno 2018

Uno screenshot dal video di un membro svizzero del gruppo di monitoraggio civile TIPH che schiaffeggia un ragazzo ebreo nella città di Hebron in Cisgiordania l’11 giugno 2018

I loro rapporti hanno una funzione deterrente, ma infastidiscono il governo israeliano, che li considera di parte. Due incidenti hanno fatto precipitare la situazione. In uno, secondo la polizia israeliana, un dipendente della Tiph ha forato le gomme all’auto di un abitante ebreo. In un altro un osservatore avrebbe schiaffeggiato un ragazzo. Netanyahu è però anche spinto dalla pressioni della destra religiosa, che considera Hebron incedibile, e teme un «rapporto riassuntivo» su 20 anni di attività della Tiph.

Il succo è che «Hebron sta andando nella direzione opposta» rispetto a quanto concordato. Una condanna implicita dello Stato ebraico che il premier, già in rotta con l’Onu su altri fronti, non è disposto ad accettare.

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