Hezbollah, sempre più soli

di Fiammetta Martegani

“Ancora una volta Hezbollah sta mettendo in pericolo lo Stato libanese: suggerisco loro di non mettere alla prova la forza di Israele». Così  il premier Benjamin Netanyahu dopo che, l’altra notte, sono stati esplosi colpi dal Libano contro le Forze di difesa israeliane presenti nell’area del kibbutz Menara, vicino al confine. Israele ha reagito con raid indirizzati verso le postazioni di Hezbollah nel sud del Paese dei Cedri.

Fiammetta Martegani

Una «aggressione che merita un’investigazione», ha lamentato il Consiglio supremo di difesa di Beirut, annunciando una protesta al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Le tensioni al confine sono andate aumentando dopo l’esplosione nel porto di Beirut del 4 agosto, che, in base alle prime valutazioni, sarebbe stata causata dallo stoccaggio di materiale illegale e altamente infiammabile. Stoccaggio di cui, secondo le accuse formulate dentro e fuori il Libano, sarebbe responsabile il movimento sciita. Hezbollah perde credito in patria a causa dell’impasse economica e politica che sta mettendo in ginocchio il Paese, con una crisi finanziaria mai vissuta prima.

Mike Pompeo

Come non bastasse, il gruppo (sponsorizzato principalmente dall’Iran) si trova ancora più isolato da quando, lo scorso 13 agosto, Gerusalemme ha siglato, tramite la mediazione della Casa Bianca, un accordo diplomatico con Abu Dhabi che rafforza l’asse sunnita nella regione, incoraggiando il riavvicinamento di altri Paesi del Golfo, a cominciare dall’Arabia Saudita.

Proprio nel Golfo si trova in questi giorni il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo, che   ha definito l’intesa tra Israele ed Emirati «il più significativo passo verso la pace in Medio Oriente in oltre 25 anni». «Ora più che mai – ha sottolineato Pompeo – abbiamo bisogno di unità, qui, per contrastare la pericolosa influenza di Teheran». Una prospettiva estremamente pericolosa per Hezbollah.

Che reagisce da par suo, puntando sull’instabilità e mettendo nel mirino Israele. Lo Stato ebraico, intanto, è sotto attacco anche sul confine di Gaza – da dove continuano ad arrivare ordigni incendiari lanciati da Hamas – e sul suo territorio: ieri un rabbino di 39 anni, Shay Ohayon, padre di quattro figli è stato ucciso a Petah Tikva (nel Distretto centrale) da Khalil Abd alKhaliq Dweikat, un manovale di Nablus (Cisgiordania), che è stato arrestato. Secondo i media israeliani, Dweikat soffre di problemi mentali.

  (Avvenire)

 

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