I colori dell’orrore

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di Daniele Coppin –

E’ andata in onda in seconda serata su RaiTre, una toccante puntata del programma “La Grande Storia” dal titolo “I colori dell’orrore – La Shoah”. L’interessante trasmissione, come sempre magistralmente curata da Paolo Mieli, ha offerto al telespettatore immagini, in parte inedite, dell’orrore dei campi di sterminio così come si presentò agli occhi degli Alleati quando, nel corso dell’avanzata in direzione della Germania dal fronte orientale e da quello occidentale, scoprirono l’agghiacciante realtà dei lager.

Daniele Coppin

Daniele Coppin

I corpi ammassati delle vittime morte di stenti, i cumuli di scarpe e occhiali, i sacchi di capelli e i volti: i volti degli scampati allo sterminio, ma anche quelli dei liberatori e quelli dei tedeschi – SS catturate e abitanti dei villaggi vicini ai lager – messi di fronte alle loro responsabilità di carnefici e di complici del tentativo di genocidio, con la loro indifferenza ed il loro silenzio.

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Paolo_Mieli

Le immagini dei processia gli artefici della Shoah, nelle settimane e nei mesi successivi alla liberazione dei campi, restituiscono uno scenario quasi surreale, con i carnefici che appaiono in tutta la loro meschinità di persone comuni trasformatesi nello strumento di “quell’industria dello sterminio” che fu resa possibile proprio da quella che venne definita con particolare efficacia da Hanna Arendt come la “banalità del male”.

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Ma la realtà dei campi era nota agli Alleati, già prima del loro arrivo ad Aushwitz, Dachau e al centri “dell’industria dello sterminio”?

La trasmissione tocca anche questo aspetto rimarcando, prima della scoperta dei lager da parte delle truppe alleate, il rifiuto della BBC a diffondere le notizie degli orrori, i dubbi del New York Herald Tribune, e le la parole di Allen Dulles, futuro capo della CIA, dalle quali si evince che fosse già tutto noto ai servizi segreti Alleati.

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Ma l’antisemitismo è un male che neppure l’orrore può vincere e quindi gli Ebrei scampati allo sterminio, ritornando a quelle che erano le loro case nell’Europa centro orientale hanno la sgradita sorpresa di scontrarsi con l’odio, con esiti talvolta drammatici come il pogrom di Kielce, in Polonia.

La Palestina rappresenta per i superstiti della Shoah l’occasione per rinascere dopo l’orrore e la nascita dello Stato di Israele sancisce il cambiamento, per molti Ebrei, dalla condizione diasporica, che li espone ai rischi della discriminazione e delle persecuzioni, a quella di popolo libero in un proprio Stato, non senza problemi.

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In  questo quadro, in modo in cui viene considerata la Shoah in Israele e delle condizioni di vita, spesso disagiate, dei superstiti che vivono nello Stato ebraico, chiude il documentario, arricchito dalle testimonianze di Elisa Stringer e Yoram Kaniuk e dalle analisi di Michael Berenbaum e Amos Oz.

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Una sintesi quanto mai efficace ed esaustiva di quei drammatici avvenimenti che risulta quanto mai appropriata in un momento storico in cui si tende a dimenticare o a negare la Shoah, mentre l’antisemitismo ritorna ad alzare la testa, con forme nuove e sempre più insidiose, con i social network che diffondono teorie discriminatorie che trovano adpeti in tutti gli schieramenti politici ed in tutte le classi sociali.

La Grande Storia, con questa puntata, ha dimostrato che il servizio pubblico esiste ancora e che di questo tipo di informazione c’è un gran bisogno.

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