I maledetti
predicatori dell’odio

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di Giordano Stabile –

Predicatori e combattenti. Per l’Isis non c’è differenza. A partire dal califfo, guida dei credenti e supremo capo militare, religione, politica e guerra sono un tutt’uno, in base all’ideologia salafita. Gli imam vengono trasformati in reclutatori, addestratori ed educatori. I quali fanno il lavaggio del cervello agli aspiranti jihadisti fino al «martirio».

Giordano Stabile

Giordano Stabile

Il termine salafismo deriva da al-salaf al-salih, «i pii predecessori», le prime tre generazioni di musulmani, considerate le uniche rispettose dei principi islamici. Bisogna distinguere però fra un salafismo conservatore, che ha modellato le società del Golfo, e il «salafismo jihadista», secondo una definizione coniata dall’islamologo Gilles Kepel.

Gilles Kepel

Gilles Kepel

È visione estrema, minoritaria dell’islam. Per i musulmani l’imam è «colui che guida la preghiera», alla lettera colui che «sta davanti» ai fedeli. Il problema è che fra i sunniti non c’è una gerarchia, anche se gli Stati esercitano uno stretto controllo sui predicatori «ufficiali» chiunque può autoproclamarsi imam. In questo vuoto si sono inseriti i «predicatori dell’odio».

Wagdy Ghoneim

Wagdy Ghoneim

Prima con la tv, poi con Internet e YouTube, si sono creati un seguito sempre più vasto. Hanno sfruttato il malcontento per i regimi autoritari in Medio Oriente e giocato un ruolo importante nella Primavera araba e poi nel dilagare dei movimenti islamisti.

Un personaggio fondamentale è per esempio l’imam egiziano-qatarino Wagdy Ghoneim, fustigatore dell’ex presidente Hosni Mubarak ma anche dell’attuale presidente tunisino, Béji Caid Essesbi, bollato come «miscredente». Wagdy Ghoneim è famoso anche per aver tenuto l’elogio funebre del primo attentatore alle Torri gemelle, Omar Abdel-Rahman.

Seifallah Ben Hassine

Seifallah Ben Hassine

Un’altra figura chiave è Seifallah Ben Hassine, nome di battaglia Abou Iyadh al-Tounsi. Fondatore del Groupe combattant tunisien (Gct), combatte negli Anni Ottanta in Afghanistan, a Jalalabad conosce tutte le figure chiave del jihadismo maghrebino, a partire dal leader libico di Al-Qaeda, Abdelhakim Belhaj. Imprigionato in Tunisia, Abou Iyadh viene liberato dall’amnistia generale dopo la caduta di Ben Ali e mescola predicazione, attività politica e terrorismo, fino ad aiutare il terrorista dell’Isis che ha fatto strage di turisti occidentali a Sousse il 27 giugno 2015, Seifeddine Rezgui.
Abou Iyadh è un modello per i predicatori passati all’azione con l’Isis in Europa, come l’imam di Ripoll Abdelbaki el-Satty, organizzatore degli attacchi in Catalogna lo scorso agosto.

Anjem Choudary

Anjem Choudary

Oppure Anjem Choudary, il «predicatore dell’odio» britannico che ha ispirato l’attacco al London Bridge del 3 giugno 2017, poi arrestato. Khuram Butt, uno dei terroristi, era anche seguace dell’americano Ahmad Musa Jibril. Tutte figure con ampio seguito in Rete e che hanno come progenitore lo statunitense-yemenita Anwar Awlaki, l’imam che predicava nella moschea della Virginia frequentata dai terroristi del’11 settembre, poi ucciso in un raid nello Yemen.

Mohammed bin Salman

Mohammed bin Salman

Tutti esempi che mostrano come il passo dalla predicazione all’azione sia breve. La mancanza di una chiara gerarchia religiosa sunnita favorisce travasi e deviazioni. L’Università Al-Ahzar del Cairo ha sempre condannato il salafismo jihadista, ma all’autorità morale non corrispondono i mezzi finanziari che hanno istituzioni più conservatrici in Arabia Saudita, come l’Imam Saudi University, l’Umm Al-Qura, e l’Università della Medina, anche se adesso il principe ereditario Mohammed bin Salman sta riportando la situazione sotto controllo e allineando gli ulema alle riforme in senso più liberal.

islamici-Getty-preghiera-1030x615Oltre a dare sostegno a gruppi e lupi solitari in Occidente, gli imam jihadisti hanno spinto intere famiglie verso il califfato, quando era ancora in espansione. Un caso limite è quello di Nazim Mohammed, che da Trinidad spedì figlia, genero e tre nipotini in Siria, per costruire il «perfetto mondo islamico».

È un mito che attraversa tutto il salafismo e che è stato sfruttato dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi per attirare quasi centomila fra foreign fighters e famigliari. Ora il «mondo perfetto» è in macerie ma i semi dell’odio restano.

(Stampa)

(nella foto di copertina l’Imam Abdelbaki el-Satty)

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