I muri di Banksy

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il Walled off Hotel, a Betlemme, albergo di Bansky

di Gerardo Verolino –

Ci sono Muri e Muri. C’è quello che divideva Berlino Ovest da Berlino Est, fatto costruire dai comunisti, e che separava il mondo in due blocchi contrapposti, l’Occidente e l’Oriente. Ma anche il capitalismo è il collettivismo; la libertà e la dittatura. Un Muro vergognoso che, alla fine degli anni 😯 viene sbriciolato dalla forza della democrazia liberale, da Reagan e da Papa Wojtyla, da Solidarnosc e, in un certo senso anche dalla Coca Cola, cioè dall’ebbrezza dei consumi, la cui frenetica attività ludica, ad Est, era impedita.

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Gerardo Verolino

Ci sono anche i Muri difensivi e di contenimento dagli attacchi dei terroristi. Come quello che, nel 2002, fa costruire, il primo ministro israeliano, Ariel Sharon, lungo 730 km che separano Israele e la Cisgiordania, per difendere il proprio popolo. Un Muro necessario, edificato, contro la propria deliberata volontà dal governo di Gerusalemme, che si vede costretta ad erigerlo con lo scopo di contenere quanti più assalti kamikaze da parte dei terroristi di Hamas contro la popolazione civile israeliana. Un Muro che è servito se gli attentati sono, notevolmente, diminuiti.

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Il vecchio muro di Berlino

Poi ci sono i Muri che si usano strumentalmente per farsi un po’ di pubblicità. Come accade per tanti artisti di strada nel mondo, oggi, i quali usano, nel solo interesse propagandistico, proprio il Muro di contenimento di Gaza, per attaccare sempre e solo Israele e godere dell’encomio delle masse politicamente corrette.

Proprio in queste ore, il signor Banksy, il misterioso, ma anche più conosciuto, graffitaro che ci sia, ha postato su Instagram, la foto in cui si scorge la foto di un’opera intitolata “Cicatrice di Betlemme”, dove si vede una natività sotto il muro di Gaza, un muro, secondo l’artista che “evoca tutti i muri del mondo, le strade sbarrate ai profughi, come profuga era la famiglia di Nazareth” (Signora mia, eccone un altro. San Giuseppe stava portando la famiglia per il censimento e non si spostava verso un paese straniero per motivi economici).

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La “cicatrice di Betlemme”

Ma, in alto sul muro, ecco, dice il writer, il messaggio di speranza: la comparsa di un foro, uno squarcio, che potrebbe anche essere quello di una pallottola, come l’annuncio di una stella cometa, che ricorda che, prima o poi, i muri, crollano. Anche se, è meglio che ora questo muro regga per salvare le vite di tanti in Israele, signor Banksy. Poi, domani chissà.

Dunque, il solito messaggio, fazioso ed unidirezionale: i poveri profughi (che potrebbero essere, alternativamente, dei migranti o dei palestinesi) a cui è impedito l’accesso oltre quella barriera di cemento dal perfido governo israeliano (ma potrebbe essere anche quello americano di Trump, col muro al confine del Messico), vanno difesi e per questo dobbiamo far sentire alta la nostra voce di protesta. Bene, bravo, bis (sic).

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Molti non sanno però che Banksy non è mica tanto amato dai palestinesi. Soprattutto da quando, nel 2017, costruisce un albergo, il Walled off Hotel, a Betlemme, una struttura che offre ai suoi clienti la “peggiore vista al mondo”, cioè sul muro (con stanze il cui costa varia dai 30 a 965 dollari a notte oltre a mille euro di cauzione da versare subito per impedire il furto di opere d’arte, arredate in stile coloniale, e con un retro-gusto macabro-kitsch, da cui, ogni giorno, partono dei tour guidati verso il muro con gli ospiti muniti di bombolette spray da spruzzare a proprio piacimento) che i palestinesi, accusano solo di fare un bieco “turismo dell’occupazione”.

Altri gli rinfacciano che sta facendo del muro solo un “passatempo per i turisti”. C’è chi, come l’attivista palestinese, Soud Hewafi, dice che il Walled Off hotel “intensifica il processo di banalizzazione del muro”. Per l’artista Ayed Arafah “questo angolo diventa una specie di Disneyland” ed è come abitare “in uno zoo”; e, in fondo “non è altro che un’operazione di marketing sulle spalle dei poveri palestinesi”. Anche le famiglie del posto sono insoddisfatte. Dopo l’apertura dell’albergo, le piccole pensioni attorno, sono state costrette a chiudere. “Stiamo celebrando un artista-dice l’attivista culturale Karim Kattan-che si -che approfitta solo della situazione di occupazione del Paese”. Più chiaro di così.

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