L’Anpi incapace di gestire
il corteo della Liberazione

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di Francesca Paci –

Stavolta Roma ce l’aveva quasi fatta, dopo mesi di negoziati il Campidoglio era riuscito a far passare l’appello per un 25 Aprile comune, una manifestazione unitaria che non replicasse la solita polemica con cui ogni anniversario si sovrappone la lotta nazionale contro il nazi-fascismo alla causa palestinese. Nel 2017 finì con due cortei separati, uno per l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani (Anpi) e l’altro per la Brigata Ebraica.

Francesca Paci

Francesca Paci

Quest’anno, in un contesto già incandescente in cui l’amministrazione di centro-destra del Comune di Todi ha negato il patrocinio dell’Anpi alle celebrazioni perché «di parte» e Matteo Salvini si è spinto ad associare il «non passa lo straniero» ai migranti, la capitale sembrava magicamente vicina alla tregua. Fino a ieri.

immagini.quotidiano.netQuando è arrivata la nota della Comunità Palestinese di Roma, in cui si annuncia la partecipazione al corteo «sfilando con le kefieh e le bandiere palestinesi» per rilanciare «l’appello a tutti gli antimperialisti, antifascisti, antirazzisti, antisionisti, a tutte le resistenze internazionali», la Comunità ebraica ha chiamato l’associazione dei partigiani e non trovando risposta si è tirata indietro: «Se l’Anpi non prende una posizione, da parte nostra non ci sono le condizioni per partecipare».

7946498-0272-U43040405740604QD-U43310376633553J0C-1224x916@Corriere-Web-Milano-593x443L’Anpi, ripetutamente contattata, non risponde neppure a «La Stampa». Resta a far fede il comunicato un po’ cerchiobottista precedente alle nuove polemiche: «Richiamiamo le ragioni della manifestazione espresse nell’appello sottoscritto dalle associazioni della Resistenza e della Guerra di Liberazione, affermando con chiarezza che qualsiasi altra rivendicazione non fa parte quel giorno degli obiettivi della manifestazione e non ci rappresenta».

E però qualcosa nel frattempo è cambiato. Ed è cambiato anche il contesto internazionale, con la situazione a Gaza che rischia di detonare a distanza mercoledì a Roma.

contestazionebrigataebraica_640_ori_crop_master__0x0_640x360«Il 25 Aprile per noi è una festa italiana dove partecipiamo anche perché vogliamo la nostra libertà» dice il giornalista palestinese Jamal Jadallah. E per farlo è necessaria la kefiah, dopo aver cercato una mediazione? «La kefiah non è proibita. L’Anpi conosce la nostra lotta, abbiamo un ottimo rapporto: sono loro dell’associazione partigiani che gestiscono tutto, anche il servizio d’ordine, sono loro a decidere, noi ci saremo».

Come dire che l’ultima parola tocca agli organizzatori e che le cose cambierebbero (o no?) se chiedessero esplicitamente di evitare i simboli di altre storie, altre cause, altri contesti, pena l’eslusione dal corteo.

partigiani-roma-300x225Ma l’Anpi non si pronuncia, chiosa una voce della comunità ebraica. S’ipotizza che il motivo possa essere che tra gli iscritti all’associazione ci sono molti simpatizzanti della causa palestinese ma soprattutto si lamenta l’occasione mancata: «Si era detto di sospendere per un giorno le posizioni spesso divergenti sul Medioriente, eravamo pronti a non rispondere alle provocazioni di qualche bandiera palestinese, si era detto di accogliere i vessilli di tutti i gruppi che hanno combattuto per la liberazione d’Italia, anche i Paesi stranieri.

Ma se la Comunità palestinese chiama così a raccolta i suoi non si tratterà di casi isolati e non si tratta della bandiera di un Paese che era dalla parte della democrazia ma all’opposto, perché all’epoca l’haji di Gerusalemme stava con l’Asse». Epilogo non liberatorio: se non succede nulla nelle prossime ore la Brigata Ebraica, come lo scorso anno, non ci sarà.

(Stampa)

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