I peccati di senso
e l’antigiudaismo

00

di Laura Malchiodi –

Nel Talmud c’è un commento, per me illuminante (Sanhedrin 34a): “…Abaye dice: Come dice il versetto: «Dio ha parlato una volta, due volte l’ho sentito; quella forza appartiene a Dio» (Salmo 62:12). Abaye spiega: Un versetto biblico può comunicare diversi insegnamenti. In alternativa, la scuola di Rabbi Yishmael insegnò che il versetto recita: «La mia parola non è come il fuoco?  Dice il Signore;  e come un martello che spezza la roccia a pezzi» (Geremia 23:29). Proprio come questo martello spezza una pietra in diversi frammenti, così anche un verso è dichiarato da Dio e da esso emergono diverse spiegazioni.”  

E, ancora, per De Benedetti «le schegge o scintille che provoca il martello colpendo la roccia sono i molteplici sensi che sprizzano da un singolo versetto, da una singola parola, da una singola lettera della Scrittura»

00 vv

Quindi il testo della Torah è simile a una roccia percossa da un martello. Ogni volta ne scaturiscono delle scintille, miriadi di scintille, di colore indeterminato, ma per tante volte che noi percuotiamo la roccia, non ne fuoriescono mai lo stesso numero di scintille, con la stessa connotazione, con gli stessi colori.

9788892214712

Per questo credo sia pericoloso voler ridurre un passo biblico ad una sola lettura, anche se condivisa, soprattutto se questa lettura tiene conto solo del suo significato esclusivamente letterale. Inscatolare e archiviare una scintilla, come unica interpretazione valida, sarebbe come voler impedire alle altre scintille di fuoriuscire, sarebbe come imbavagliare Dio, metterci al Suo posto, pretendere di conoscere i Suoi pensieri e in qualche modo sostituirci a Lui.  Sarebbe un tentativo di censurare la Parola di Dio, di soffocare il Suo Spirito.

Roberto Mussapi

Roberto Mussapi

 Non posso quindi condividere il  severo e perentorio giudizio di Roberto Mussapi sull’Avvenire sul passo biblico  “occhio per occhio, dente per dente” che vien  definito “sentenza priva di compassione”. Oltretutto, questo  giudizio severo su questo specifico passo mi ha riportata a un triste episodio di qualche mese fa, quando un docente di storia, cattolico praticante, ha definito il Dio del Primo Testamento, “un Dio cattivo e tignoso”,  evidentemente senza rendersi conto di bestemmiare, e ha proseguito dicendo che “infatti gli ebrei sono un popolo tignoso”.

Questo signore, o meglio Professore, è vittima dell’antigiudaismo coltivato per secoli dalla nostra Chiesa e pur dichiarandosi di sinistra, forse inconsapevolmente, ripropone teorie naziste (e non ha neppure la scusante dell’ignoranza!)

index

Quando nel suo articolo parla della «necessità in caso di offesa di un pieno risarcimento» come argomentazione debole che -se ho ben capito- non la convince e non sente sua,  mi riesce difficile pensare che lei non chiederebbe un giusto risarcimento nel caso in cui qualcuno le comportasse un grave danno fisico …. Non esisterebbero le assicurazioni se il popolo cattolico fosse tanto buono e generoso da perdonare il suo prossimo, esonerandolo dal risarcimento di eventuali danni subiti.

Anch’io speravo e spero che il bellissimo libro di Vittorio Robiati Bendaud ci possa aiutare a liberare la mente dal pregiudizio, anche -e soprattutto- nei confronti della Parola.

Condividi