I tormenti di Shimon

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di Marco Ansaldo –     

 Shimon Peres come non l’abbiamo mai visto né conosciuto. Non solo nella figura di grande statista, oppure di uomo ironico e fine, che si potevano entrambe evincere durante gli eventi pubblici o intervistandolo personalmente. Ma nei suoi malinconici pensieri suicidi, nelle tattiche politiche nascoste, addirittura nei travestimenti adottati per alcune missioni in Medio Oriente.

Marco Ansaldi

Marco Ansaldi

L’immagine inedita del presidente, e prima ancora premier e ministro degli Esteri israeliano morto nel 2016, assume contorni inaspettati nel libro appena pubblicato dal suo consigliere personale. Avi Gil è stato a fianco di Peres per ben 28 anni. E a margine degli incontri internazionali, in viaggio in aereo, nelle pause fra un meeting e un altro, l’uomo ombra del leader israeliano tirava fuori un taccuino e prendeva appunti annotando tutto. Il suo stesso capo sapeva che un giorno, forse, il suo assistente lo avrebbe messo a disposizione del pubblico. Ma lo ha sempre incoraggiato, mai frenato.

Avi Gil e Shimon Peres

Avi Gil e Shimon Peres

Il volume si intitola “La formula Peres: diario di un confidente”, e in questi giorni in Israele e nei Paesi arabi si apprestano a leggere le pagine di un diario in grado di illuminare in modo diverso un leader capace di una forte immagine a livello internazionale, ma probabilmente meno brillante in patria.

A colpire tutti è sicuramente la foto di un Peres negli anni della maturità, che partendo per una missione segreta in Giordania si è truccato rendendosi irriconoscibile.

In testa un cappello di colore beige, sotto il naso un paio di baffoni grigi, sul volto un occhiale dalla montatura larga. A saperlo, oggi lo riconosciamo subito. Ma allora chi poteva immaginare che dietro quell’aspetto allampanato si nascondesse il capo della diplomazia di Gerusalemme?

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Come non tuffarsi poi nelle pagine in cui il posato statista apprezza una “ shiksa”, una bella donna non ebrea, in lingua yiddish, appena salita sul suo stesso volo, dilungandosi sul genere femminile. Ovviamente intensa tutta la parte degli incontri con i protagonisti mondiali e i dettagli sulla preparazione degli accordi di Oslo, con Bill Clinton e Yasser Arafat.

Peres ne esce come un grande visionario, un maestro di intrighi e stratagemmi, un uomo spesso condiscendente verso gli arabi. Ma anche un politico ossessionato dalla figura di Yitzhak Rabin. E infine lacerato sul proprio ruolo e il pensiero della morte, svelando al suo confidente, davanti a un cognac, le proprie tendenze suicide: “Non ho paura della morte. Non mi fa impressione”.

 

  (Repubblica)

 

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