Il benessere degli “oppressi”
Quando West Bank e Gaza
erano sotto il controllo di Israele

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L’UNCTAD (la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, ndr) ha rilasciato il mese scorso un rapporto, intitolato “Assistenza al popolo palestinese: lo sviluppo economico nei territori palestinesi occupati”, con cui si tenta febbrilmente di distorcere le statistiche in modo da far ricadere sugli israeliani i mali dell’economia palestinese. A ben vedere, però, i dati mostrano una realtà diversa.

Quando West Bank e Gaza erano sotto il pieno controllo israeliano, la disoccupazione fra i palestinesi era virtualmente inesistente: il 2.8% della forza lavoro (ndr: a titolo di riferimento, il tasso di disoccupazione è oggi del 3.0% in Svizzera, del 3.6% in Germania, del 4.1% in Israele e del 4.4% negli Stati Uniti. Paesi senza dubbio in boom economico, o comunque dal ciclo economico solidissimo). Ma dopo l’approvazione degli Accordi di Oslo del 1993 la disoccupazione nei territori palestinesi montò, in concomitanza con la decisione dell’OLP di dichiarare guerra ad Israele.

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L’UNCTAD biasima lo stato ebraico per le lunghe attese a cui si sottoporrebbero i palestinesi per ottenere un impiego. Ma trascura che, dal 1994 i palestinesi hanno avuto ben 23 anni per costruire un’economia: senza riuscirvi.
Un altro dato rilevante, è citato nello stesso rapporto: «l’economia palestinese è cresciuta del 7.4% fra il 1969 e il 1992, e del 4.4% fra il 1994 e il 2016».

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Un tasso di crescita annuale del 7.4% è unico al mondo! gli stati moderni ammazzerebbero, per conseguire un’espansione del genere (la Cina, a detta di tutto l’economia più dinamica del pianeta, cresce oggi del 6.9%, NdR). E tutto questo, grazie alla “occupazione” israeliana.

L’UNCTAD cerca in ogni modo di ricondurre i malessere della moderna economia palestinese alla presunta occupazione israeliana. Ma non è questo che ha spinto l’economia palestinese nel cesso: è la decisione della leadership palestinese di generare un sistema basato sulla corruzione, sulla burocrazia e sul malaffare, mentre con l’altra mano foraggia gli attentati terroristici ai danni dei civili israeliani; mentre si prepara alla prossima guerra ai danni di Gerusalemme.

(Borghesino)

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