Il cancro dell’odio
ai tempi del web
Rimossi dodicimila
post antisemiti

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di Giuseppe Crimaldi –

Il massimo dell’odio esercitato con il minimo della ragione. Disse un giorno il panda: “Il razzismo è stupido. Io sono bianco, nero e asiatico. Eppure tutti mi amano”. Aveva ragione, ma evidentemente eravamo tutti distratti. Così nessuno ascoltò le sue parole.

L’analfabetismo morale è la peste nera dei nostri tempi. Genera sempre nuovi mostri. Cancri che generano metastasi profonde. Secoli di oscurantismo, di guerre, di lutti e di ingiustizie nulla sembrano averci insegnato. Ed anzi oggi il fenomeno si amplifica e si diffonde attraverso i social. Il razzismo resta il male del secolo. Se dovessimo svegliarci una mattina e scoprire che tutti sono della stessa razza, credo e colore, troveremmo qualche altra causa di pregiudizio entro mezzogiorno.

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Nel 2017 Israele – come ha spiegato la ministra della giustizia di Israele Ayelet Shaked al sesto Forum globale di lotta all’antisemitismo – ha chiesto la rimozione dal web di oltre 12mila messaggi di istigazione all’odio, la maggior parte dei quali sono stati cancellati. L’impennata di messaggi è coincisa con la decisione del presidente Donald Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele. Dopo aver avvertito che parole di odio possono innescare violenze, la ministra ha aggiunto: «Le organizzazioni terroristiche sono passate da Facebook a Twitter. La ragione è semplice: la prima risponde con efficienza alle nostre richieste di cancellare contenuti terroristici, mentre la seconda le ignora. Stiamo considerando la opportunità di intraprendere azioni legali». Durante il Forum Shaked ha firmato con i ministri della giustizia italiano Andrea Orlando, greco Stavros Kontonis e maltese Owen Bonnici una dichiarazione congiunta in cui fra l’altro si sollecitano le compagine di internet ad adottare «standard chiari e trasparenti per identificare i messaggi di odio e rimuoverli dai loro servizi».

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Ayelet Shaked

Il razzismo è un pigmento dell’immaginazione. Ma nel silenzio assordante di un mondo che guarda solo ciò che vuole vedere – un esempio solo: ciò che in queste ore accade nella Siria dilaniata per mano del macellaio Bashar al Assad – chi sarà in grado di garantire la cultura dell’antirazzismo? I pregiudizi razziali in senso stretto, come coscienza della superiorità “biologica” della propria “razza”, si sono sviluppati nell’epoca moderna, alla fine del XVIII secolo, fondamentalmente per giustificare una politica nazionalistica e colonialistica. Dunque parliamo di un fenomeno “fresco”, recente. Non essere riusciti a trovare gli anticorpi per debellarlo dimostra quanto difficile e dura sia la battaglia, tanto pi oggi. L’odio verso Israele e gli ebrei è la cartina di tornasole di una situazione che ha assunto toni e picchi che devono preoccupare tutti. Chi farà da argine a questo male che genera sempre nuove metastasi? Le Nazioni Unite? Gli organismi sovranazionali? I singoli Stati, almeno quelli animati da onestà, coraggio e buona volontà? Non lo crediamo.

l_96yfNell’indifferenza generale la retorica antisemita, razzista e complottista cara ai gruppi di estrema destra e populisti sul web trova nuovi alleati anche in certa sinistra divorata da un intollerabile livore nei confronti non solo e non tanto degli ebrei, quanto piuttosto di Israele e degli israeliani. Fenomeno sul quale bisogna interrogarsi. Dalle galassie “antagoniste” dei centro siciali fino a Forza Nuova ed oltre – in Italia – è come se inconciliabili opposti abbiano magicamente trovato il punto di saldatura proprio nell’antisionismo. E allora ti tornano in mente le parole di una donna d’altri tempi, il cui pensiero è ancora attualissimo. “Per me – disse Rita Levi Montalcini – quello che conta in una persona non è che sia ebrea o cattolica, ma degna di rispetto. E sono convinta che non esistano le razze, ma i razzisti”.

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista