Il castello di sabbia
delle accuse a Netanyahu

092711041-3b98f5f8-151b-4b40-8b45-cadc4df0e02c

di Giordano Stabile –

Benjamin Netanyahu resta al suo posto, esclude le dimissioni perché è «innocente» e ha «dedicato tutta la vita ad Israele». In diretta tv, ieri sera alle nove, si è difeso come al solito, all’attacco. Ha detto che le accuse a suo carico sono «senza fondamento», ha insinuato che gli investigatori siano prevenuti. Ma l’assedio, dopo anni di indagini su tre filoni, è arrivato all’assalto finale, con la raccomandazione di incriminarlo ufficializzata dalla polizia ai giudici. E ora la sua posizione vacilla.

di GiordanoStabile

Giordano Stabile

Il premier israeliano è accusato di aver «agito contro il pubblico interesse» e aver intascato un milione di shekel, 230 mila euro, in regali. I casi di corruzione sono due, identificati dai codici 1000 e 2000. Il primo riguarda i favori fatti a due miliardari, il produttore di Hollywood Arnon Milchan, nato in Israele, e il tycoon australiano James Packer.

Arnon Milchan e Netanyahu

Arnon Milchan e Benjamin Netanyahu

Arnon Milchan ha prodotto film come «Pretty woman» e «C’era una volta in America«. Non aveva un visto di residenza stabile negli Usa e per aiutarlo, secondo l’accusa, Netanyahu è intervenuto con l’allora segretario di Stato americano John Kerry. E lo stesso avrebbe fatto per Packer.
Come ricompensa Milchan e Packer hanno inondato per anni la casa dei Netanyahu di cassette di vini, champagne rosé e di scatole di sigari pregiati, gioielli per la moglie Sara.

James Packer

James Packer

I Netanyahu non hanno mai negato di aver ricevuto regali dagli «amici» ma hanno respinto le accuse che fossero tangenti.
Le difese hanno cominciato a scricchiolare quanto, nel settembre scorso, Sara è stata incriminata per frode dal procuratore generale di Israele Avichai Mandelblit ed è emerso che chiedeva alla segretaria di Milchan di far consegnare gli omaggi in scatole sigillate per celare il contenuto.

Sara Netanyahu.

Sara Netanyahu

Il caso 2000 riguarda invece un presunto accordo con il quotidiano «Yedioth Ahronoth», il secondo per diffusione nel Paese, perché riportasse un’immagine positiva del premier in cambio di un aiuto contro il principale concorrente, «Israel Hayoum».

Avichai Mandelblit

Avichai Mandelblit

In una registrazione Netanyahu dice all’editore di Yedioth Ahronoth, Arnon Mozes, che avrebbe convinto il proprietario della testata rivale, Sheldon Adelson, a limitare la tiratura, in modo da favorirlo.
Il premier ha cercato in tutti i modi di frenare le inchieste. Il commissario di polizia Roni Alsheich ha denunciato pressioni da parte di «persone molto potenti».

David Sharan

David Sharan

Dalla richiesta di incriminazione resta fuori però il terzo caso, il 3000, legato alla vendita di sottomarini tedeschi Dolphins a Israele. L’anno scorso la polizia ha arrestato l’ex capo dello staff di Netanyahu, David Sharan. Il sospetto è di tangenti, ma finora non sono emerse prove sufficienti contro il premier.

 (Stampa)

 

Condividi