Il complotto della zuppa
L’assedio a Netanyahu

Meni Naftali x

Meni Naftali

di Giordano Stabile –

Sara Netanyahu, la moglie del premier israeliano, sarà incriminata per frode e abuso di fiducia. La decisione, anticipata nei giorni scorsi dai media, è stata ufficializzata ieri mattina dal procuratore generale di Israele, Avichai Mandelblit. L’accusa principale è quella di aver speso 359 mila shekel, circa 90 mila euro, in pranzi ordinati a ristoranti con chef di grido, nonostante la residenza del primo ministro disponesse di un cuoco.

diGiordanoStabile

Giordano Stabile

Dopo due anni di indagini, accuse e controaccuse, sta per entrare nel vivo una saga domestica che rischia di azzoppare il leader israeliano. Benjamin e Sara Netanyahu formano una coppia di ferro e i guai giudiziari della first lady forse spiegano il profilo basso del premier in questi ultimi giorni, un fatto inusuale mentre la crisi con la Siria si sta surriscaldando, mezzo esercito è impegnato in esercitazioni antiHezbollah al confine con il Libano e i cacciabombardieri colpiscono le installazioni militari di Bashar al-Assad.

Ezra Saidoff, deputy director of the Prime Minister’s Office arrives to testify at the Meni Naftali trial at the regional Labor Court in Jerusalem on May 10, 2015. Meni Naftali claims that while he was employed at the PM's offical household, his work was harmful and he suffered from his employers, the PM and his wife Sara. Photo by Yonatan Sindel/Flash90 *** Local Caption *** ???? ?????? ?? ???? ???? ??? ?????? ????? ????? ??? ?????? ??????? ?????? ??? ?????? ?????? ?? ???? ????? ????? ???? ????? ??? ???? ?????? ?????? ????????

Ezra Saidoff

Ma quella che sembrava l’ennesima «lite con la servitù» della moglie, abituata a essere assecondata all’istante in tutti i suoi capricci, si è evoluta in qualcosa di più serio, l’abuso di denaro pubblico, che coinvolge anche collaboratori del premier: assieme a Sara Netanyahu finirà sotto accusa Ezra Saidoff, ex vicedirettore dell’Ufficio del primo ministro, per aver ricevuto benefici in natura del valore di 390 mila shekel. Mentre, in un’altra inchiesta, l’avvocato di Bibi è sospettato di aver preso mazzette in un contratto per l’acquisto di sommergibili dalla Germania.

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Benjamin i e Sara Netanyahu e Meni Naftali

Un assedio su tutti i lati. In questi due anni i Netanyahu hanno reagito attaccando. Accusano a loro volta l’ex capo del personale della residenza del premier, Meni Naftali, di aver «gonfiato» le spese, s’intende per farci la cresta. Poco prima dell’annuncio della prossima incriminazione il primo ministro ha definito le accuse alla moglie «ingiuste: Sara è una donna onesta e coraggiosa e non ha mai fatto nulla di male, è una psicologa che passa gran parte del suo tempo ad aiutare bambini malati di cancro, reduci di guerra, sopravvissuti all’Olocausto».

Resta il fatto che Sara ha un carattere a dir poco spigoloso, e i suoi rapporti con i domestici sono sempre stati difficili. Nel 1996 una babysitter sudafricana, Tanya Shaw, l’ha accusata di averla licenziata per aver bruciato una zuppa e nel 2010 la donna di servizio Liliane Peretz ha sporto denuncia per essere stata sottopagata e obbligata a cambiare più volte i vestiti «per rimanere pulita». Lo stesso «maggiordomo» Naftali, a servizio dal 2010 al 2012, ha raccontato di aver visto decine di dipendenti costretti a scappare da «un inferno».

Avichai Mandelblit

Avichai Mendelblit

Per Netanyahu tutto l’affaire è una «ossessione per il cibo di casa mia mentre sono impegnato 24 ore al giorno a garantire la sicurezza dello Stato». La difesa a tutto campo della moglie, persino con un test alla macchina della verità per dimostrare che è Naftali «il vero bugiardo», ha prodotto almeno un risultato. Il procuratore generale non intende procedere con altri tre capi d’accusa che vertevano sull’impiego con fondi pubblici di un elettricista nella casa al mare di Cesarea, di camerieri extra a Gerusalemme, e di badanti per il padre di Sara, poi deceduto. Mendelblit ha spiegato che non ci sono «prove sufficienti» per dimostrare se la first lady sapesse che erano retribuiti con denaro dello Stato.

(Stampa)

 

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