Il coraggio di Huda

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di Dilletta Aurora Della Rocca

Le donne del mondo arabo sono impegnate in una vera e propria battaglia per riprendere possesso dei loro diritti. Acquistare una dignità, non essere più sottomesse, avere una loro vita o magari anche solo poter guidare senza velo rischiando di essere arrestate. Sposarsi poco più che bambine e non avere il diritto all’istruzione.

Cosa significa per una donna vivere nella realtà araba? Questo è un argomento di certo molto complesso e anche difficile da affrontare.
Donne, femminismo e diritti si intersecano in una cornice molto più ampia e vasta che il più delle volte le costringe a essere sottomesse ai loro uomini e alle loro credenze. La situazione della donna in Marocco, ad esempio, è ben diversa da quella esistente in Algeria, in Tunisia o in Arabia Saudita.

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Tutte le donne hanno qualcosa da insegnare e in particolare quelle arabe. A differenza delle donne occidentali, queste ultime hanno difficoltà enormi da superare per far valere i loro diritti. Pensiamo solo che una donna araba è considerata minorenne fin quando non passa dalla gestione del padre al marito. Non ha diritti sui figli perché se il marito viene a mancare c’è un giudice che si rivarrà sulla sua prole. Non ha diritto di parola e non può chiedere il divorzio.
In alcuni paesi come il Kuwait le ragazze si “sposano” a 15 anni. Tutti noi ricordiamo lo scandalo delle spose bambine nello Yemen o peggio ancora delle bambine siriane vendute come spose nei campi profughi. In molti paesi è ancora praticato l’infanticidio e delle vere e proprie mutilazioni come la “sunna”, l’escissione e l’infibulazione. Quello del velo è un altro argomento delicato e per certi versi tabù.

huda1Se la storia ci parla di donne sottomesse e senza potere, l’attualità ci mostra donne comunque impegnate che stanno cercando di far valere i loro diritti o almeno ci provano. Un esempio è proprio Hodā Shaʿrāwī o Hudā Shaʿrāwī, un’attivista pioniera del movimento femminista egiziano e arabo. Huda nel 1923, di ritorno dal Congresso di Alleanza Mondiale Femminile a Roma, alla stazione del Cairo si tolse il velo. Una dimostrazione di coraggio ma soprattutto questo gesto rappresentava la voglia di emancipazione delle donne e di andare oltre le parole. Un fatto che all’epoca era impensabile vista la reclusione tra le mura domestiche come angelo del focolare.

hudaepocaNel settembre del 2015, il Magazine “Forbes Middle East”, ha pubblicato una lista di donne arabe potenti e influenti dal mondo della politica al giornalismo. Dall’analisi risulta che la maggior parte delle donne prese in considerazione detiene un posto dirigenziale molto importante.
Numeri forti di quello che troppo volte è stato definito sesso debole o per usare le parole di Simone de Buauvoir “Il secondo sesso”. Questo elenco racconta di una femminilità nuova e moderna, che si apre al mondo maschile e al mondo internazionale senza paura, ma solo rivendicando il diritto a essere donne.
Solo per citare alcuni nomi: Loujain Al Hathloul, 25enne saudita diventata simbolo della lotta per la patente alle donne, la yemenita Tawakkul Karman leader del movimento Giornaliste senza catene e Nobel per la pace nel 2011, la cantante libanese Fairouz e la sceicca Lubna bint Khalid al Qasimi, Ministro per la Cooperazione Internazionale e per lo Sviluppo seguita dall’irachena Zaha Hadid, architetta di fama internazionale. Un femminismo molto diverso da quello occidentale. Per tanti motivi.

In occidente le lotte per i diritti delle donne sono state tante e un vero e proprio femminismo non si è avuto o comunque rispetto all’Inghilterra delle Suffragette e ai movimenti del 1968 in Europa, l’Italia non ha saputo e forse potuto dare il proprio impulso per i diritti delle donne. Un femminismo quasi tiepido che avanzando negli anni non ha saputo trovare stimoli giusti. Eppure oggi, dopo tutte le lotte che le donne italiane hanno fatto, come quella per il diritto all’aborto, per il divorzio o ancora per il diritto al voto, sembra che le più giovani abbiano dimenticato questi valori. Forse in Occidente non siamo così emancipate come vogliamo far credere. Forse ci sono troppe paure. Non è normale che ogni due giorni una donna è uccisa per mano di un uomo o violentata.

(Louijan Hatlo)

Louijan Hatlo

Ecco perché non si può parlare di emancipazione femminile: la storia delle donne in Italia non è conosciuta alle più giovani o addirittura ignorata. Le donne guadagnano meno di un uomo. Molte volte dirigenti non sono prese in considerazione o derise da una società maschilista perché donne. Tante volte devono fare i conti con il senso di colpa. Non si sentono accettate e capite. Anche dalla società.
Solo quando le donne avranno preso coscienza dei propri diritti e della propria uguaglianza, si potrà veramente parlare di parità di genere.

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