Il coro dei razzisti da stadio
“Non sono italiani
sono una massa di ebrei”

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di Eduardo Palumbo –

E’ viola il colore che odio, è quello che odio di più. Gli sterilizziamo le donne, così non nascono più. Firenze è una patria di infami, la odio da sempre perché i viola non sono italiani,  sono solo una  massa di ebrei…”

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Hanno cantato così in coro per le strade di Roma, i tifosi della Juve prima della finale di Coppa Italia contro il Milan, i tifosi di quella Torino, del Museo della resistenza, un percorso nei luoghi della memoria, un pezzo fondamentale della storia della città, quello a cui è legata la sua identità civile: i luoghi della lotta clandestina contro l’occupazione nazifascista, quelli della deportazione nei Lager e quelli della vita quotidiana durante la guerra.

Eppure hanno cantato così per l’ennesima volta dei cretini con una bandiera andando incontro ad una sconfitta, indipendentemente se il pallone rotoli in una rete e nell’altra.

Il grado di intollerabile razzismo e di inciviltà dei nostri stadi ormai ha superato da tempo i livelli di guardia: e la cosa più deprimenti che non si fa nulla per porre un argine, per tentare di invertire la tendenza.

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«Firenze è una patria di infami, la odio da sempre perché, i viola non sono italiani, ma solo una massa di ebrei…»: questo ignobile coro non è certo nuovo. L’abbiamo sentito la prima volta sei sette anni fa e immancabilmente si è ripetuto nel tempo, quasi fosse un distintivo, se pur infame, di una certa tifoseria. Già nel 2014 ci fu la vibrata protesta della Comunità ebraica, nel 2016 venne chiusa la curva sud dello stadio bianconero, nel 2017 la Procura Federale ha aperto un’inchiesta…

Tutto inutile. Si è andati avanti nell’indifferenza sino a finire con le figurine di Anna Frank con la maglietta della Roma… La vergogna ormai è dentro di noi.

 

 

 

 

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